Storia ed origine del Bracco Ungherese a Pelo Duro
Un Vizsla e un Drahthaar negli anni Trenta, e una razza nata per il freddo
Il cenno storico di questo standard è uno dei più brevi che esistano, ma dice tutto quello che serve: la razza è il risultato di un incrocio, avvenuto nel corso degli anni Trenta del Novecento, fra il Bracco ungherese a pelo corto e il cane da ferma tedesco a pelo forte.
In questa pagina: perché in Ungheria serviva un Vizsla più coperto, come è stata costruita la razza, cosa dice lo standard sul rapporto con il pelo corto e com’è messa oggi in Italia.
Sommario
Perché serviva un Vizsla con il pelo duro

Il Vizsla a pelo corto è una delle razze da ferma più antiche e più belle d’Europa, ed è il cane nazionale ungherese. Ha però un limite che chi caccia conosce bene: quel mantello raso, senza sottopelo, d’inverno e in acqua non protegge.
La pianura ungherese non è un posto tiepido. Inverni continentali, paludi, canneti, acqua gelata: un cane da ferma che deve lavorare fino a dicembre e recuperare anatre ha bisogno di qualcosa in più.
La soluzione, negli anni Trenta, l’hanno cercata dove era logico cercarla: nel Deutsch Drahthaar, il cane da ferma tedesco a pelo forte, che aveva già risolto lo stesso problema in Germania.
L’obiettivo dichiarato era preciso: mantenere il Vizsla, con il suo colore, il suo carattere e il suo modo di cercare, aggiungendo pelo duro e sottopelo impermeabile.
È il motivo per cui lo standard, dopo aver descritto l’incrocio, mette una frase che di fatto chiude il discorso: i tratti caratteristici di questa razza sono gli stessi di quelli del Bracco ungherese a pelo corto.
Non è nato un cane nuovo: è nato lo stesso cane con un cappotto migliore. E la conferma sta nel colore, che è rimasto identico, il semmelgelb, il frumento dorato.
Una razza giovane con una selezione difficile

Costruire una razza a partire da due razze diverse è più complicato di quanto sembri, e in questo caso il problema era il pelo: il carattere si eredita con più facilità di un mantello.
Il rischio, in un incrocio del genere, è ottenere soggetti con il pelo troppo corto, troppo morbido o troppo lungo. Lo standard è così dettagliato: 2-3 cm, ben adagiato, opaco, con sottopelo denso, e con la precisazione che il profilo del corpo non deve essere mascherato dal pelo troppo lungo.
L’altro punto delicato era non perdere il tipo Vizsla. Un incrocio col Drahthaar poteva facilmente produrre cani più pesanti, con labbra pendenti e teste da bracco tedesco: ed è per questo che lo standard mette la testa atipica e le labbra pendule fra i difetti eliminatori.
Il risultato di quel lavoro è la razza che vediamo oggi: stessa taglia del pelo corto, costituzione un po’ più robusta, e una faccia riconoscibile a colpo d’occhio grazie a barba e sopracciglia.
Lo standard attualmente in vigore è del 2000, e la FCI classifica la razza fra i cani da ferma continentali di tipo bracco, con prova di lavoro in pianura e acqua.
In Ungheria il pelo duro resta minoritario rispetto al pelo corto, ma ha una sua base solida, e da lì la razza si è diffusa soprattutto in Austria, Germania e Repubblica Ceca.
Il Bracco Ungherese a Pelo Duro in Italia

In Italia questa razza è una rarità vera, e il modo migliore per capirlo è metterla accanto alla sorella maggiore: fra il 2015 e il 2024 il pelo corto ha registrato 3.828 cuccioli, il pelo duro 50.
Settantasei volte tanti. E non è una questione di qualità: è che in Italia il Vizsla è entrato come cane da ferma elegante e poi come cane da compagnia sportivo, e in quel ruolo il pelo corto vince a mani basse.
I numeri anno per anno raccontano anche un tentativo: uno o due cuccioli l’anno fino al 2017, poi un piccolo boom fra il 2019 e il 2022 con 13, 7, 9 e 7 cuccioli, e di nuovo pochissimi nel 2023 e nel 2024.
Gli affissi attivi sono due: uno in Lombardia, in provincia di Como, e uno in Toscana, in provincia di Arezzo. Entrambi allevano anche altre razze.
Per chi lo cerca la conclusione pratica è semplice: si può trovare in Italia, ma va aspettato, e conviene guardare anche all’estero, dove Ungheria e Austria hanno molte più cucciolate.
C’è però un vantaggio nel piccolo numero: chi alleva questa razza da noi lo fa per passione e in genere caccia. È un mondo dove ci si conosce, e le informazioni circolano.

