Allevamento del Bracco Ungherese a Pelo Duro

Cinquanta cuccioli in dieci anni: dove si trova e cosa chiedere

Il Bracco Ungherese a Pelo Duro in Italia è una delle razze da ferma più rare in assoluto: 50 cuccioli iscritti fra il 2015 e il 2024 e due affissi attivi.

In questa pagina: quanto costa un cucciolo, dove si cerca in Italia e all’estero, cosa chiedere all’allevatore, cosa guardare in una cucciolata e i numeri anno per anno.

Sommario

Quanto costa un cucciolo di Bracco Ungherese a Pelo Duro

Bracco ungherese a pelo duro che riporta un fagiano

Il prezzo di un cucciolo con pedigree si aggira sui 1.000-1.500 euro, in linea con gli altri cani da ferma continentali. Il problema, con questa razza, non è il prezzo: è trovarne uno.

Con una media di meno di cinque cuccioli l’anno in tutta Italia e due allevamenti, le cucciolate sono un evento. Aspettare un anno non è raro, e conviene mettersi in contatto molto prima di volere il cane.

Gli affissi attivi sono in Lombardia, in provincia di Como, e in Toscana, in provincia di Arezzo. Entrambi tengono anche altre razze, il che in un mondo di numeri così piccoli è normale.

L’alternativa concreta è l’estero. In Ungheria la razza è di casa, e in Austria, Germania e Repubblica Ceca ci sono allevamenti attivi e cucciolate regolari.

Il resto delle spese è quello di un cane di taglia media molto attivo: 400-700 euro il primo anno fra vaccini, microchip, sverminazioni ed eventuale sterilizzazione, e 70-110 euro al mese di mantenimento.

Sulla toelettatura c’è una voce che il Vizsla a pelo corto non ha: lo stripping, una o due volte l’anno. Si può imparare a farlo da soli, e in questa razza conviene, perché non tutti i toelettatori sanno trattare un pelo duro.

Un ultimo consiglio, che con le razze rare vale doppio: chiedi sempre il pedigree. In una razza con cinquanta cuccioli in dieci anni, un cane senza documenti non ha nessuna storia dietro.

VoceQuantoNote
Cucciolo in Italia1.000-1.500 euroDue affissi soltanto, cucciolate rarissime
Quanti ne nasconoMeno di cinque all’anno in media50 in dieci anni
Dove si trovanoLombardia e ToscanaComo e Arezzo
All’esteroUngheria, Austria, Germania, Repubblica CecaMolto più facile trovarne
Primo anno400-700 euroVaccini, microchip, sverminazioni, sterilizzazione
Mantenimento al mese70-110 euroCane di taglia media molto attivo
ToelettaturaStripping una o due volte l’annoIl pelo duro non si tosa
Prove di lavoroDa mettere in contoLa razza è iscritta con prova in pianura e acqua

Cosa chiedere all’allevatore

Primo piano di un giovane bracco ungherese a pelo duro

La prima domanda, con questa razza, riguarda la consanguineità. Con cinquanta cuccioli in dieci anni la base riproduttiva italiana è minima, e il coefficiente di consanguineità è l’informazione più importante che puoi avere.

Collegata a questa c’è una seconda domanda: da dove vengono i riproduttori? Un allevatore che lavora con stalloni ungheresi, austriaci o cechi sta facendo la cosa giusta per la razza.

La terza sono le lastre di anche e gomiti. Su un cane da ferma che deve fare giornate intere per dieci anni, sono il controllo di base.

La quarta riguarda le patologie segnalate nel Vizsla a pelo corto, che è la stessa base genetica: epilessia e problemi di tiroide. Chiedi se in linea ci sono stati casi.

La quinta è sulle prove di lavoro: la razza è iscritta alla FCI con prova in pianura e acqua, e sapere cosa hanno fatto i genitori dice molto su che cane arriverà a casa.

La sesta riguarda il pelo, ed è una domanda tecnica che sorprende in senso buono: come sono i mantelli in questa linea? In una razza giovane il pelo è la cosa più difficile da fissare, e un allevatore serio ve ne parlerà volentieri.

E poi le domande di sempre: dove sono cresciuti i cuccioli, cosa hanno visto, se hanno conosciuto l’acqua, e se l’allevatore riprende il cane in caso di problemi.

Cosa guardare in una cucciolata

Il primo controllo è il colore: frumento dorato, il semmelgelb, in una delle sue gradazioni. Toni rossi, brunastri, giallo chiaro o slavati non sono ricercati.

Il secondo è il tartufo, ed è il dettaglio che disorienta chi arriva da altre razze: nel Vizsla il naso non è nero, ma si accorda al mantello in una tonalità più scura. Un tartufo depigmentato, invece, è un difetto eliminatorio.

Il terzo è il bianco: una macchia su petto o gola fino a 5 centimetri di diametro e le macchie sulle dita non sono penalizzate. Oltre quella misura si esce dallo standard.

Il quarto è il pelo, che in una razza giovane è la variabile più delicata. Nel cucciolo si intuisce già se il mantello sarà duro o troppo morbido, e barba e sopracciglia si vedono presto.

Il quinto sono le labbra: devono essere ben aderenti e tese, non pendule. Labbra pendenti o che sbavano sono un difetto eliminatorio, ed è il residuo dell’incrocio col cane tedesco che la selezione ha voluto togliere.

Il sesto è la testa: la testa atipica è un altro difetto eliminatorio. Deve sembrare un Vizsla, non un bracco tedesco con il pelo giallo.

E infine il carattere della madre: in una razza descritta come affezionata e senza problemi, una femmina diffidente o nervosa è un segnale che pesa più di qualsiasi titolo.