Carattere e descrizione dell’Epagneul Picard
Aspetto, colori del manto e temperamento: il ritratto completo della razza
L’Epagneul Picard è, insieme all’Epagneul Français, la razza di epagneul più antica del continente: viene dalla Piccardia, dalle paludi della baia di Somme, ed è un cane da ferma costruito per l’acqua e per la pianura.
In questa pagina: quanto è grande, com’è fatta la testa, il colore grigio moschettato che lo rende inconfondibile, che carattere ha e perché in Italia praticamente non esiste. Una nota di metodo: lo standard di questa razza risale al 1964 ed è uno dei più vecchi ancora in uso, quindi non ha nemmeno un capitolo sul carattere.
Sommario
L’Epagneul Picard in breve
L’Epagneul Picard è un cane da ferma francese alto 55-60 centimetri (fino a 62 nei maschi) per 20-25 chili, nato nelle paludi della Piccardia. Il colore è la sua firma: grigio moschettato con chiazze marroni e focature su testa e piedi. Il pelo è grosso e non troppo serico, con belle frange, e lo standard descrive un cane dall’aria dolce ed espressiva con un portamento della testa gaio e imponente. Vive 12-14 anni.
Quanto è grande un Epagneul Picard

La taglia va da 55 a 60 centimetri, con una tolleranza fino a 62 per i maschi: è un cane da ferma di taglia media grande, e nella pratica pesa fra i 20 e i 25 chili. Il peso, come in molti standard francesi dell’epoca, non è indicato.
Lo standard lo descrive come un cane dai lombi muscolosi… arti forti e nervosi, con un bello sviluppo dell’anteriore. È un cane robusto, non elegante: doveva lavorare nella palude, nel canneto e sulla pianura ventosa della Piccardia.
Due dettagli di struttura sono tipici e insoliti. Il primo: le anche sono leggermente più basse del garrese, e sono sporgenti, arrivando al livello del dorso. Il secondo: il dorso ha una leggera depressione dopo il garrese, che in altre razze sarebbe un difetto e qui è nel testo.
La coda ha una descrizione che si ricorda: forma due leggere curve, convessa e concava, ed è ornata di belle frange. Non è una coda diritta né a sciabola: fa una doppia onda, e la coda a sciabola è espressamente un difetto.
I piedi sono rotondi, larghi e chiusi, con un po’ di pelo tra le dita: la protezione di un cane che cammina nel fango e nell’acqua fredda.
La testa e le orecchie dell’Epagneul Picard

Il cranio è rotondo e largo, con l’occipite ben pronunciato e le pareti laterali piatte, e lo stop è ben obliquo, mai ad angolo retto. Il muso è lungo e abbastanza largo, con una leggerissima sporgenza nel mezzo della canna nasale.
Il tartufo è bruno, medio e abbastanza rotondo: il tartufo nero è un difetto, come lo sono il tartufo appuntito e il doppio naso. È un dettaglio che, insieme al colore, distingue subito il Picard dal Bleu de Picardie, che ha il tartufo nero.
Gli occhi sono di color ambra scuro, ben aperti, con uno sguardo franco e molto espressivo. Lo standard del 1964 si diverte a elencare i difetti: occhi troppo chiari, troppo infossati, a fior di testa, alla cinese e sguardo cattivo. È il linguaggio della cinofilia di allora, e dice quanto contasse l’espressione.
Le orecchie hanno un’inserzione abbastanza bassa e inquadrano bene la testa, con un bel pelo serico ondulato. Orecchie strette, corte, inserite troppo alte, troppo arricciati o senza pelo serico sono difetti: in questa razza le frange delle orecchie fanno parte dell’identità.
Le orecchie che inquadrano la testa

Sulle orecchie lo standard usa un’espressione da riprendere: hanno un’inserzione abbastanza bassa e inquadrano bene la testa, con un bel pelo serico ondulato. Non sono orecchie che pendono a caso: disegnano la faccia.
I difetti elencati dicono cosa non si vuole: orecchie strette, corte, inserite troppo alte, troppo arricciati o mancanti di pelo serico. In un cane da palude l’orecchio grande convoglia gli odori verso il naso quando lavora col muso a terra, e il pelo serico che lo ricopre lo protegge nel canneto.
Il rovescio della medaglia è la manutenzione: un orecchio grande, frangiato e pendente in un cane che entra in acqua raccoglie umidità e sporco. Il controllo dopo ogni uscita e l’asciugatura sono parte del mestiere, non un’esagerazione, e le otiti sono la prima voce del veterinario in questa razza.
Il grigio moschettato: il colore dell’Epagneul Picard

Il colore è quello che rende questo cane riconoscibile a cento metri: grigio moschettato, con chiazze marroni sulle diverse parti del corpo e all’inserzione della coda, e il più frequentemente con focature alla testa e sui piedi.
Il grigio moschettato non è un colore diluito: è l’effetto della mescolanza fittissima di peli bianchi e neri o marroni, che a distanza dà un tono grigio bruno vivo, e da vicino si scompone in mille punti. Sopra ci sono le chiazze marroni nette, e sulla testa le focature chiare che gli danno quell’aria attenta.
I difetti di colore sono tre e conviene conoscerli: mantello troppo marrone (cioè con le chiazze che dilagano), presenza di macchie bianche e cane macchiato di nero. Il bianco pieno e il nero pieno, in altre parole, sono fuori tipo.
Coerentemente, anche la pigmentazione va sul bruno: tartufo bruno e occhi ambra scuro. Un Picard con tartufo nero e occhi scurissimi è un cane che, agli occhi di un giudice, ha qualcosa di un’altra razza.
Il pelo dell’Epagneul Picard e le frange

Qui c’è la differenza tecnica più interessante fra i due spaniel francesi antichi. Il pelo del Picard è grosso e non troppo serico; fine sulla testa, leggermente ondulato sul corpo. È esattamente il contrario dell’Epagneul Français, che lo vuole piatto e serico.
Il motivo è il terreno. Il Picard è un cane da palude: gli serve un mantello rustico, che non si impregni e che regga il canneto e l’acqua fredda. Un pelo fine, serico, ricciuto o troppo corto è un difetto.
Le frange, invece, ci sono e sono richieste: sulle orecchie (dove il pelo è serico e ondulato), sugli anteriori, sui posteriori fino al garretto e sulla coda. Anteriori senza frange e coscia senza frange sono difetti: un Picard raso non è un Picard.
In termini pratici la manutenzione è semplice: una spazzolata a settimana sul corpo, più attenzione ai nodi nelle frange e agli spazi fra le dita. Dopo l’acqua e il canneto, controllo e asciugatura delle orecchie, che sono grandi e pendenti.
Il carattere dell’Epagneul Picard

Va detto con onestà: lo standard del 1964 non ha un capitolo sul carattere. L’unica descrizione dell’indole sta nell’aspetto generale, ed è però bellissima: un cane dall’aria dolce ed espressiva, con un portamento della testa gaio e imponente.
Quello che dicono il club di razza francese e chi ci vive combacia con quelle parole: è un cane dolce, equilibrato e affettuoso, molto attaccato alla famiglia, socievole con gli altri cani e paziente con i bambini. Come tutti gli epagneul francesi, non ha durezza: è un cane che collabora e che con i modi bruschi si spegne.
L’altra metà è il cacciatore. È un cane da ferma con prova di lavoro, abituato a lavorare in palude e in pianura, con un naso eccellente e una passione per l’acqua che non ha bisogno di essere insegnata. In una vita da cane di città, quella passione va incanalata da qualche parte.
Fra i difetti dello standard, insieme a decine di dettagli morfologici, compare lo sguardo cattivo: in una razza selezionata per l’aria dolce, l’espressione è un carattere di razza, e un cane che guarda male è fuori tipo.
Nella pratica: aspettati un cane tranquillo in casa se ha fatto la sua giornata, appiccicoso in modo discreto, e con un motore che si accende appena si apre il portellone della macchina.
Picard, Français e Bleu de Picardie: le differenze

Le tre razze si somigliano e vengono confuse regolarmente, ma le differenze sono precise. Il Picard è grigio moschettato con chiazze marroni e ha il tartufo bruno; il Français è bianco e marrone con il pelo serico; il Bleu de Picardie è grigio nero moschettato e ha il tartufo nero.
Il Bleu de Picardie ha anche una storia diversa, e sta nella stessa terra: nasce all’inizio del Novecento dagli incroci fra gli epagneul locali e i setter inglesi che i cacciatori britannici portavano in Piccardia. Il perché è curioso: le quarantene imposte in Inghilterra rendevano complicato riportare i cani a casa, e molti li lasciavano in pensione in Francia, spesso alla foce della Somme.
Con l’Epagneul Breton il confronto è più semplice: il Breton è molto più piccolo (48-51 centimetri), ha la coda corta e un temperamento più scattante. Il Picard è un cane grande, tranquillo e con la coda lunga e frangiata.
Un dettaglio storico che spiega la parentela: nel 1907, quando nasce il club francese dell’epagneul, le razze riconosciute al suo interno sono quattro, e sono esattamente queste: Français, Picard (chiamato anche ardennais), Breton e Pont-Audemer.
Quanto vive un Epagneul Picard e di cosa si ammala
È una razza rustica, rimasta in mano ai cacciatori e mai diventata di moda: non ci sono patologie ereditarie diffuse che richiedano test genetici obbligatori, e questo è il vantaggio delle razze piccole di numero e selezionate sul lavoro.
I controlli sensati sono quelli di un cane medio grande e sportivo: le lastre di anche e gomiti dei riproduttori e la visita oculistica, che in una razza dove lo standard elenca mezza dozzina di difetti oculari ha un senso in più.
Il tema pratico numero uno sono le orecchie: grandi, frangiate e pendenti, in un cane che lavora nella palude e nell’acqua. Controllo e asciugatura dopo ogni uscita, tutto l’anno, e soprattutto d’estate. Poi le lesioni da lavoro: forasacchi fra le dita (dove c’è il pelo), tagli sui cuscinetti, contusioni.
Sulla longevità siamo intorno ai 12-14 anni: è la stima degli allevatori francesi, perché su questa razza non esistono studi pubblicati.
A chi è adatto l’Epagneul Picard

È il cane di chi caccia in palude o in pianura e vuole un cane da ferma robusto, con un naso eccellente e senza fronzoli. Ed è anche, come tutti gli epagneul francesi, un cane dolce che in casa sta bene e non crea problemi.
Fuori dalla caccia funziona con famiglie sportive, meglio se con acqua a disposizione: nuota volentieri, cammina per ore ed è felicissimo di lavorare col riporto. Con i bambini è paziente, con gli altri cani facile.
Non è adatto a chi vive in appartamento con mezz’ora al giorno: è un cane da lavoro con prova di lavoro, e senza sfogo diventa un cane frustrato. E non è adatto a chi ha la mano pesante: la dolcezza è la caratteristica della razza, e la durezza la rovina.
Il limite pratico, in Italia, è quasi insormontabile: due cuccioli iscritti all’ENCI in dieci anni e zero affissi. Chi ne vuole uno passa dalla Francia, dove il club di razza esiste dal 1907.

