Dachsbracke Alpino
Uno sguardo sulla razza e tutte le caratteristiche
Il Dachsbracke Alpino in breve
Il Dachsbracke Alpino (per la FCI Alpenlaendische Dachsbracke) è un cane da caccia austriaco basso sugli arti e allungato: 34-42 centimetri al garrese, con l’ideale a 37-38 nei maschi e 36-37 nelle femmine, per 15-18 chili. Mantello doppio e ruvido, rosso cervo scuro o nero con focature. Nasce per la pista di sangue e per la caccia alla lepre e alla volpe, ha un carattere amichevole e una personalità impavida. Vive intorno ai 12-14 anni.
Che cane è il Dachsbracke Alpino

È un segugio abbassato, costruito dai cacciatori delle Alpi per un problema concreto: seguire una traccia su terreni ripidi e nel folto, a un’andatura che un uomo a piedi possa tenere. Da lì vengono le gambe corte, il torace profondo e il pelo doppio.
Il suo lavoro vero è la pista di sangue: ritrovare la grossa selvaggina ferita seguendo per chilometri la traccia che ha lasciato. Lo standard lo indica anche come segugio per la lepre e la volpe, e la doppia attitudine è la sua firma.
Il carattere è la sorpresa piacevole. Dietro un cane da caccia serissimo c’è un cane amichevole, tranquillo in casa, facile con i bambini e con gli altri cani. Lo standard chiede espressione intelligente ed amichevole e squalifica la debolezza di carattere.
Cosa chiede: movimento vero e naso. Cosa non chiede: toelettatura, cure particolari, spazi enormi in casa. Cosa devi sapere prima: quando trova una traccia interessante, il richiamo diventa un’opinione, e la voce è parte del pacchetto.
In Italia è molto più diffuso di quanto si pensi, ma quasi solo fra i cacciatori: 5.291 cuccioli in dieci anni e sei affissi in tutto.
Storia ed origine del Dachsbracke Alpino

Il Dachsbracke Alpino viene dalle Alpi austriache, e lo standard FCI dice che cani molto simili si usavano fin dai tempi antichi: nessun creatore, nessuna data di fondazione, solo l’esigenza pratica dei cacciatori di montagna di avere un segugio basso, lento e resistente al freddo, che si potesse seguire a piedi su terreni ripidi.
La storia scritta comincia con un dettaglio che sembra inventato: nel 1881 e nel 1885 il principe ereditario Rodolfo d’Asburgo chiese ai cacciatori di Mürzsteg e di Ischl di portare i loro Dachsbracke nelle sue battute di caccia in Turchia e in Egitto. Un cane da valligiani nel seguito di un principe: da lì la razza entra nelle cronache.
Il riconoscimento arriva nel 1932, quando l’associazione cinologica austriaca lo proclama terza razza di cani per pista di sangue accanto ai due segugi tedeschi. Nel 1975 prende il nome attuale e la FCI assegna l’origine all’Austria, nel 1991 entra nella Sezione 2 dei segugi con prova di lavoro. Nella pagina trovi anche i numeri italiani, che sorprendono: 5.291 cuccioli in dieci anni e sei affissi in tutto.
Carattere e descrizione del Dachsbracke Alpino

Il carattere sta in due espressioni dello standard: espressione intelligente ed amichevole e personalità impavida. In casa è un cane tranquillo, affettuoso, facile con i bambini e con gli altri cani, senza spigoli. Fuori è un segugio: quando il naso si accende il richiamo diventa un’opinione, e la voce fa parte del mestiere.
Fisicamente è un cane basso sugli arti e allungato: 34-42 centimetri (ideale 37-38 nei maschi, 36-37 nelle femmine) per 15-18 chili di muscoli, con il torace alto metà dell’altezza al garrese e un mantello doppio, fitto e ruvido, che lo standard riassume nella parola resistente alle intemperie. I colori sono due: rosso cervo scuro (l’ideale) e nero con focature.
Nella pagina trovi le proporzioni esatte, il capitolo sulle orecchie (che devono poter raggiungere i canini, e che vanno controllate dopo ogni bosco), il lavoro per cui è nato (pista di sangue, lepre e volpe), il chiarimento su un equivoco frequente (non è un bassotto e non sta nemmeno nel suo gruppo) e la parte sulla salute, dove la buona notizia è che non ci sono test genetici di razza da rincorrere.
Addestramento ed educazione del Dachsbracke Alpino

È un cane facile di carattere e difficile su una cosa sola: il naso. Nei primi mesi la priorità è costruire contatto e richiamo, cioè l’abitudine a guardarti e a tornare, pagata bene e allenata prima che arrivi la prima traccia interessante della sua vita.
Le regole pratiche sono tre: la libertà si concede in posti sicuri e non lungo le strade, la longhina da cinque o dieci metri è l’attrezzo che gli dà naso senza farlo sparire, e il GPS non è un lusso in un cane che può seguire una pista per chilometri. Poi il trucco che funziona: dargli il naso tu, con ricerche e tracce, così le cose interessanti passano dalle tue mani.
Sulle attività il menù è chiaro: pista di sangue, mantrailing, nose work, dog trekking e attivazione mentale nelle giornate ferme. Mezz’ora di naso lo stanca più di un’ora di passeggiata. Da lasciare stare i salti agonistici e i lanci ripetuti della pallina, su un corpo lungo e basso.
Allevamento del Dachsbracke Alpino

Il Dachsbracke Alpino in Italia c’è, e in numeri che sorprendono: fra il 2015 e il 2024 l’ENCI ha iscritto 5.291 cuccioli, oltre 500 all’anno, con il picco nel 2018 (620) e un calo netto negli ultimi due anni (331 nel 2024). Gli affissi, però, sono sei in tutto: tre in Emilia Romagna, uno in Toscana, uno in Liguria e uno in Lombardia.
Quel rapporto fra tanti cuccioli e pochi affissi dice tutto: qui le cucciolate nascono da cani da lavoro di cacciatori. Il posto giusto per cercare non è il sito patinato di un allevamento, è il giro dei conduttori di cani da traccia, delle prove di lavoro e delle associazioni venatorie, dove i cani si vedono lavorare prima di comprarli.
Un cucciolo con pedigree ENCI costa fra i 600 e i 1.000 euro, fino a 1.200 da linee da lavoro selezionate. Il mantenimento è quello di un cane da 16 chili, 50-80 euro al mese, con il toelettatore a zero e qualche euro in più di antiparassitari. Non ci sono test genetici di razza da pretendere: le domande giuste riguardano il lavoro dei genitori, le lastre, le orecchie e il carattere.


