Storia ed origine della Westfalische Dachsbracke
Il Sauerland, il bassotto nell’albero genealogico e il nipote svedese
È una razza che nasce da un problema pratico: in Vestfalia servivano segugi che lavorassero nel fitto senza correre troppo. La soluzione fu abbassare le bracche tedesche, e il modo per abbassarle fu il bassotto.
In questa pagina: da dove viene, le date dei club, il rapporto con il segugio tedesco e il legame con il Drever svedese.
Sommario
Il segugio del Sauerland

La razza viene dal Sauerland, la zona collinare e boscosa della Vestfalia, e per questo a lungo si è chiamata anche Sauerlander Dachsbracke, la bracca da tasso del Sauerland.
Il perché di un segugio basso è tutto pratico. In un bosco fitto, un segugio alto e veloce porta la selvaggina lontano in pochi minuti e il cacciatore lo perde. Un segugio basso lavora più lentamente, resta in zona e si può seguire.
Il modo per ottenerlo, in Germania come altrove, è stato incrociare le bracche a gambe lunghe con il bassotto. Da lì il nome Dachsbracke, che unisce le due parole: Dachs, il tasso, da cui viene il nome del bassotto, e Bracke, la bracca.
Il mestiere di allora erano la volpe e la lepre. Il mestiere di oggi, in Germania, è soprattutto la Stoberjagd, la battuta in bosco al cinghiale e al capriolo, e la fotografia qui accanto lo racconta meglio di qualsiasi descrizione: un cane con la pettorina di protezione e il collare GPS, in un bosco tedesco, al lavoro.
I club, il 1935 e il nipote svedese
La parte documentata della storia comincia con i club, e in Germania i club arrivano presto.
Nel 1886 nasce a Monaco l’Internationaler Dachsbracken-Klub, il club internazionale delle bracche basse. Dura poco più di vent’anni e si scioglie nel 1908.
Nel frattempo, nel 1906, ad Hagen nasce il club vestfalico-renano delle Dachsbracken, e poco dopo vengono fissate le caratteristiche della razza. È il momento in cui il cane del Sauerland smette di essere un tipo locale e diventa una razza.
Nel 1935 arriva il riconoscimento ufficiale del VDH, la federazione cinofila tedesca, come razza autonoma.
Oggi la razza è seguita dal Deutscher Bracken-Club, che si occupa insieme della Westfalische Dachsbracke e della Deutsche Bracke, cioè della varietà bassa e di quella alta. È coerente con quello che dice lo standard, che le tratta come due formati dello stesso cane.
C’è poi un capitolo che riguarda un altro paese. Nella prima metà del Novecento alcuni soggetti vengono esportati in Svezia, dove danno origine a una razza a sé: il Drever, il segugio svedese di piccola taglia, che in Scandinavia è diventato popolarissimo mentre la nonna tedesca è rimasta una rarità.
Varietà bassa del segugio tedesco: cosa vuol dire
C’è una cosa che questo standard dice nella prima riga e da prendere sul serio, perché cambia il modo di guardare la razza.
La Westfalische Dachsbracke è la varietà a gambe corte del segugio tedesco, e corrisponde nei punti essenziali alla varietà a gambe lunghe. Il German Hound, cioè la Deutsche Bracke, non è un parente: è la stessa razza in formato alto.
Le differenze si contano sulle dita. La Deutsche Bracke sta fra i 40 e i 53 cm, la Westfalische fra i 30 e i 38. Il disegno del mantello è identico: rosso con la sella nera e le marcature bianche da bracca. Anche il mestiere è lo stesso.
Quello che cambia è come lavorano. La varietà alta copre più terreno e va più veloce; la varietà bassa resta più vicina, lavora più lentamente e si segue meglio nel fitto. In una battuta in bosco sono due strumenti diversi.
Ed è il motivo per cui, in Germania, le due razze sono seguite dallo stesso club.
La Westfalische Dachsbracke in Italia
In Italia questa razza non c’è mai arrivata. Nei registri dell’ENCI non risulta nessuna nascita e nessun affisso.
Non è nemmeno tanto sorprendente. In Italia il lavoro che fa questo cane lo fanno da sempre i segugi italiani e, nell’arco alpino, il Dachsbracke alpino. Una bracca bassa tedesca, da noi, non ha mai trovato un posto vuoto da occupare.
Chi la volesse deve guardare alla Germania, e mettere in conto che si tratta di un cane che si vende quasi solo ai cacciatori. Ne parliamo nella pagina sull’allevamento.

