Storia ed origine del Volpino Italiano
Carpaccio, Michelangelo, i carrettieri e una razza che è sparita e tornata
Poche razze italiane hanno una documentazione così lunga e un passaggio a vuoto così drammatico. Il Volpino c’è da sempre, sta in un quadro del 1502, ha avuto uno standard nel 1913 e poi, semplicemente, è scomparso.
In questa pagina: da dove viene, il rapporto con lo Spitz tedesco, i personaggi che lo hanno avuto e la storia recente, compresa la novità del 2023.
Sommario
Parente dello Spitz tedesco, non discendente

Il cenno storico dello standard parte dalla preistoria: il Volpino è uno dei discendenti degli spitz europei che già esistevano nell’Europa centrale dall’età del bronzo, e di cui si sono trovati gli scheletri intorno ai pali di fondazione delle palafitte.
E poi c’è la frase da imparare a memoria, perché risolve un equivoco che in Italia si porta avanti da decenni: il Volpino risale agli stessi antenati dello Spitz tedesco, di cui non è un discendente ma un parente.
Non è una distinzione da specialisti. In Italia la parola volpino, nel linguaggio comune, indica quasi sempre il Pomerania, cioè lo Spitz tedesco nano. Sono due razze diverse, con due standard diversi e due paesi d’origine diversi, che condividono un antenato lontano.
Il Volpino, dice lo standard, è stato allevato in Italia da tempo immemorabile ed è stato idolatrato tanto nei palazzi dei nobili quanto nei tuguri della gente comune. Quella doppia collocazione sociale non è retorica: è esattamente quello che si vede nelle fonti, dai quadri alle cronache.
Il motivo per cui piaceva a tutti e due i mondi lo dice sempre il cenno storico: era apprezzato soprattutto per il suo istinto di guardia e di vigilanza. Un cane piccolo che mangia poco e avvisa sempre.
Carpaccio, Michelangelo e i carrettieri

Il cenno storico dello standard, per una volta, cita fonti con nome e data. E sono tre, tutte italiane.
La prima è un quadro. Nel 1502 Vittore Carpaccio dipinge La visione di sant’Agostino, oggi alla Scuola di San Giorgio degli Schiavoni a Venezia, e in primo piano, nello studio del santo, c’è un piccolo cane bianco con il pelo ritto e la coda arrotolata. Lo standard FCI lo cita come Volpino.
La seconda è un nome che non ha bisogno di presentazioni: il Volpino era il cane di Michelangelo.
La terza è la più bella, perché non riguarda i palazzi ma le strade. Nel Settecento il Volpino è il compagno instancabile dei carrettieri di Toscana e Lazio, sempre pronto ad annunciare rumorosamente qualsiasi sconosciuto incontrato per strada.
È l’immagine che spiega meglio di ogni altra il carattere di questo cane: un animale piccolo che sta in cima a un carro, controlla la strada e fa il suo lavoro con la voce. Chi oggi si lamenta che il Volpino abbaia sta chiedendo a un cane di smettere di fare quello per cui è stato tenuto per tre secoli.
Il 1913, la scomparsa e il ritorno
La parte moderna della storia è breve e ha un buco in mezzo che lo standard non nasconde.
Il primo standard di razza viene scritto nel 1913. Nella prima metà del Novecento la razza è, dice la FCI, discretamente popolare.
Poi la frase che pochi standard si permettono: ma poi scomparve. Non diminuì, non si ridusse: scomparve. È quello che è successo a moltissimi cani da lavoro e da cortile italiani nel dopoguerra, quando le case e i mestieri sono cambiati tutti insieme.
Il ritorno ha due date. Nel 1968 ricompaiono alcuni soggetti bianchi, e nel 1972 i Volpini tornano a essere iscritti nei registri. La razza riparte da lì, e riparte praticamente solo con il bianco.
Il cenno storico si chiude con una riga aggiunta di recente e piena di significato: si è tornato a vedere anche l’antico e ben noto colore rosso.
E l’ultimo capitolo è dell’altro ieri. Con l’aggiornamento dello standard dell’8 settembre 2023, confermato dalla FCI il 21 settembre, fra i colori uniti ammessi entra anche il nero. Nei registri dell’ENCI la voce nero è a zero fino al 2022 e compare per la prima volta proprio nel 2023.
Il Volpino Italiano oggi in Italia
Per una volta, in questa serie di razze rare, i numeri italiani sono buoni: nei registri dell’ENCI risultano 1.808 cuccioli in dieci anni.
L’andamento è quello di una razza viva: si parte da 141 nel 2015, si sale fino al picco di 256 nel 2021 e si scende a 156 nel 2024. Sono numeri che rendono il Volpino una delle razze italiane minori più solide.
Gli affissi registrati sono quattordici, e la geografia dice molto: quattro in Emilia Romagna, tre in Toscana, due nelle Marche, due in Puglia, due in Calabria e uno in Lombardia. Il centro Italia, cioè la terra dei carrettieri del Settecento, è ancora il cuore della razza.
Vuol dire che chi vuole un Volpino Italiano vero, con il pedigree, in Italia lo trova. Ed è una cosa che su questo sito non capita spesso.

