Addestramento ed educazione dello Springer Spaniel Inglese
Naso, richiamo e riporto: come si lavora con un cane da cerca
Lo Springer Spaniel Inglese è uno dei cani più facili da addestrare che esistano, e uno dei più facili da rovinare. Facile perché lo standard chiede un cane docile e perché impara in fretta; difficile perché quella stessa fretta lo porta a imparare anche le cose sbagliate.
In questa pagina: le priorità dei primi mesi, il richiamo, la cerca e il riporto, il lavoro col naso, quanto movimento serve e gli errori tipici.
Sommario
Le priorità dei primi mesi
La prima è la gestione dell’entusiasmo. Un cucciolo di Springer arriva addosso alle persone con tutto il corpo, e se la cosa funziona a due mesi continuerà a funzionare a venti chili. Si insegna presto che le zampe stanno a terra, e si premia la calma.
La seconda è il richiamo, e in questa razza è la cosa più importante di tutte. Si comincia in casa e in giardino, col cibo, con una parola sola, e non si smette mai: il momento in cui il naso comincia a vincere arriva verso i sei-otto mesi, e da lì in poi si lavora contro corrente.
La terza è la condotta al guinzaglio. Uno Springer che tira è faticoso e si fa male al collo: pettorina, cambi di direzione, premi quando il guinzaglio è morbido.
La quarta è la bocca. Questo è un cane da riporto: prende in bocca tutto quello che trova, e il gioco più utile dei primi mesi è insegnargli a portare e a lasciare. Non si tira mai per togliere un oggetto, perché il cane impara a trattenere.
La quinta è la solitudine, che va costruita per gradi: pochi minuti, poi dieci, poi mezz’ora. È una razza che si lega tantissimo, e i problemi da separazione sono frequenti in soggetti che non hanno mai imparato a stare da soli.
Il naso: come si sfoga il vero motore della razza

Uno Springer che non usa il naso è un cane a metà, e si vede. Il lavoro olfattivo è quello che lo stanca: mezz’ora di ricerca vale un’ora di corsa.
In casa e in giardino si comincia con i giochi più semplici: bocconcini nascosti, scatole, tappeti olfattivi. Sembra poco e invece è la base della ricerca olfattiva, che in questa razza si trasforma rapidamente in un’attività strutturata.
Le attività che assomigliano al suo mestiere sono le migliori: il nose work, il mantrailing, i working test con i dummy e, per chi caccia, le prove di lavoro riconosciute.
Il riporto è la disciplina più naturale, e va allenato con criterio: oggetti morbidi da cucciolo, poi dummy, poi distanze e direzioni. Un Springer che riporta bene è un cane che ha imparato a controllarsi, ed è il modo migliore di canalizzare l’eccitazione.
L’acqua è una risorsa. Molti Springer ci entrano da soli: il primo contatto si fa in estate, con una riva in pendenza, senza mai buttare il cane. Un cane che ama l’acqua ha uno sfogo in più e un’articolazione in meno da consumare.
Cosa non serve: il lancio della palla a ripetizione. Stanca il corpo, eccita la testa e crea cani ossessivi. Dieci lanci vanno bene, cento no.
La cerca e il riporto: come lavora un cane da cerca

Il mestiere dello Springer si chiama cerca: batte il terreno davanti al cacciatore, a distanza di fucile, fa alzare la selvaggina e poi la riporta.
Tecnicamente è un lavoro diverso da quello di un cane da ferma. Il cane da ferma trova e si blocca; il cane da cerca trova e fa alzare. Per questo lo Springer deve stare vicino: un cane che lavora a cento metri fa alzare i fagiani fuori portata, ed è inutile.
L’addestramento serio si costruisce su tre cose: la distanza, cioè restare nel raggio giusto; lo stop, cioè fermarsi al fischio anche in pieno lancio; e la steadiness, cioè non partire dietro alla selvaggina che si alza fino al comando.
Anche chi non caccia può allenare le stesse cose, e conviene: il fischio, lo stop e il riporto controllato sono gli esercizi che rendono uno Springer gestibile in passeggiata.
Per chi caccia in Italia, la razza si usa soprattutto su fagiano e beccaccia, e le linee da lavoro italiane sono selezionate esattamente su quel terreno.
Uno Springer al lavoro non è uno Springer al parco

Il fabbisogno di movimento di questa razza è almeno due ore al giorno, e nelle linee da lavoro anche di più. Ma il numero da solo inganna: conta il tipo di attività.
Due ore di marciapiede non stancano uno Springer. Un’ora in campagna con il naso libero, un esercizio di ricerca e un po’ di riporto controllato lo mandano a dormire.
Nel primo anno vale la regola di tutti i cani da lavoro: si costruisce, non si consuma. Niente corse dietro la bicicletta, niente salti ripetuti, niente scale a ripetizione prima dei dodici mesi.
In stagione di caccia il carico cambia completamente: un cane che lavora una giornata intera ha bisogno di riposo vero, di acqua e di un controllo serio di zampe, orecchie e cute la sera.
Un dettaglio pratico che salva la stagione: i forasacchi. Nel folto entrano nelle orecchie, fra le dita e nelle ascelle, e in un cane con le frange si nascondono. Cinque minuti di controllo a fine uscita valgono un intervento in meno.
Il naso che lavora per lo Stato: gli Springer da ricerca

Se ti chiedi quanto vale il naso di questa razza, la risposta è nelle unità cinofile di mezzo mondo: lo Springer è uno dei cani da ricerca esplosivi e stupefacenti più usati.
Nella foto: uno Springer da ricerca esplosivi in servizio, in una immagine del ministero della difesa britannico.
I motivi sono tre e sono tutti nello standard. La taglia media, che permette di lavorare in spazi stretti, dentro un veicolo o su un bagaglio. Il naso di un cane da caccia selezionato da due secoli. E il carattere docile, che rende l’addestramento rapido e il cane gestibile in mezzo alla gente.
C’è anche una quarta ragione, meno tecnica: questi cani lavorano per il gioco. Un dummy o una pallina come premio finale bastano a tenere un Springer motivato per ore, e per un’unità cinofila è un vantaggio enorme.
Per chi ha uno Springer in famiglia la lezione è la stessa: questo cane vuole un compito. Non serve che sia un compito da polizia, basta che sia un compito.
Gli errori tipici con uno Springer
Il primo è eccitarlo per divertirsi. Un cucciolo di Springer che salta, morde le mani e corre in tondo fa ridere; lo stesso comportamento in un adulto di venti chili non fa più ridere, e a quel punto è un’abitudine di tre anni.
Il secondo è fidarsi del richiamo in campagna prima che sia solidissimo. Con un cane da cerca la libertà si dà in posti chiusi o con la longa, e il richiamo si allena tutti i giorni per anni.
Il terzo è usare la forza. Questa razza è stata selezionata per collaborare, e reagisce male alla durezza: un Springer punito si chiude, e un cane chiuso non cerca. Il rinforzo positivo, qui, non è ideologia: è il metodo che funziona.
Il quarto è saltare il lavoro col naso e sostituirlo con la corsa. È l’errore che produce la maggior parte degli Springer nevrotici: cani stanchi nel corpo e accesi nella testa.
Il quinto è trascurare le orecchie. Sembra un dettaglio di igiene e invece è la prima causa di visite veterinarie della razza: controllo settimanale, asciugatura dopo l’acqua, e al primo odore si va dal veterinario invece di aspettare.
E il sesto è prenderlo per il carattere e ignorare la linea. Fra un cucciolo di linea da lavoro e uno di linea da esposizione la differenza di intensità è enorme: scegliere la linea giusta per la propria vita è metà dell’addestramento.

