Addestramento ed educazione del Norwegian Elkhound
Voce, richiamo e movimento: come si vive con un cane da alce
Il Norwegian Elkhound è intelligente, robusto e volenteroso, ma è stato selezionato per lavorare lontano da te e per abbaiare mentre lo fa. Educarlo vuol dire soprattutto sapere queste due cose in anticipo.
In questa pagina: le priorità dei primi mesi, il lavoro sulla voce, il richiamo davanti alla selvaggina, quanto movimento serve e come si tiene quel mantello.
Sommario
Le priorità dei primi mesi

La prima priorità è il richiamo, e va cominciato il giorno in cui il cucciolo entra in casa. Questo è un cane che nasce per allontanarsi e cercare: aspettare i sei mesi vuol dire arrivare tardi.
La seconda è la socializzazione, con le persone e soprattutto con gli altri animali. Un cucciolo che cresce vedendo gatti, galline e cani di ogni taglia diventa un adulto molto più gestibile.
La terza è il lavoro sulla voce, e ci arriviamo fra poco: è il capitolo più importante di tutti con questa razza.
La quarta è insegnargli a stare. Un cane da caccia nordico non ha un tasto off di serie: la calma in casa si costruisce, con posti definiti, masticativi e una routine che non cambia ogni giorno.
Sul metodo: rinforzo positivo, sessioni brevi e motivazione vera. È un cane che valuta le richieste: se quello che gli chiedi non ha senso, o se lo annoiate con dieci ripetizioni uguali, smette di partecipare. La coercizione, con uno spitz da caccia, non porta da nessuna parte.
Il lavoro sulla voce
Questo è il capitolo della razza, e va detto senza giri di parole: il Norwegian Elkhound abbaia perché è il suo mestiere. Nella caccia all’alce la voce non è un effetto collaterale, è lo strumento: serve a tenere ferma l’alce e a dire al cacciatore dove sono.
Questo significa due cose. La prima è che non si può pretendere di eliminare l’abbaio: sarebbe come chiedere a un pointer di non fermare. La seconda è che si può, e si deve, gestirlo.
Il lavoro parte da una distinzione: c’è l’avviso, che è corretto e va riconosciuto, e c’è la chiacchiera, che nasce dalla noia, dalla frustrazione o dalla solitudine. La prima si accetta e si chiude con una parola sempre uguale, premiata quando il cane smette. La seconda non si corregge: si previene, dando al cane abbastanza da fare.
Il fattore che pesa di più è la quantità di attività. Un Elkhound che ha camminato due ore e ha usato il naso è un cane silenzioso. Lo stesso cane chiuso in giardino da solo per otto ore diventa un allarme antifurto con il pelo.
Da non fare: sgridarlo mentre abbaia (per lui stai partecipando al coro), usare collari antiabbaio (reprimono il sintomo e aumentano lo stress), lasciarlo solo in giardino tutto il giorno.
E prima di prenderlo, la domanda onesta da farsi: dove vivo, e quanto è vicino il mio vicino? È il fattore che rende questa razza sbagliata per molte case, e non c’è addestramento che lo cambi.
Il richiamo e la selvaggina

Un cane selezionato per seguire un’alce per ore non si ferma davanti a un capriolo perché glielo dite voi. La predatorietà di questa razza è alta, ed è la seconda cosa da mettere in conto dopo la voce.
Il richiamo si costruisce come si costruisce con tutti i cani da caccia nordici: si comincia in spazi chiusi, si paga sempre e bene, non si chiama mai il cane per fare qualcosa che non gli piace, e non si chiama se si sa già che non tornerà.
In bosco, in zone con selvaggina, un Elkhound adulto va tenuto in lunghina finché il richiamo non è solido in ogni condizione. E in molti casi resta la scelta giusta anche dopo: non è una sconfitta, è realismo.
Il naso, però, è anche la sua risorsa più bella. È un cane che segue tracce vecchie di ore: trasformare quel talento in un gioco (ricerche di cibo, oggetti nascosti, mantrailing) stanca molto più di una corsa.
Sul guinzaglio ha senso spendere tempo da cucciolo: venti chili di cane che tira in avanti su una traccia sono venti chili difficili da fermare.
Quanto movimento serve e come si tiene il pelo

Serve tanto, e va detto chiaro: due ore al giorno fra camminate e attività, con qualsiasi tempo. Il Kennel Club è più prudente e indica fino a un’ora, ma parla del minimo per stare bene, non del cane felice.
L’attività ideale per questa razza è la più semplice: camminare in montagna. Il dog trekking è il suo mondo, e in inverno il freddo per lui è una buona notizia.
In inverno funzionano bene anche gli sport da tiro nordici, canicross e bikejoring, che sfruttano la sua struttura e la sua resistenza. D’estate no: con questo mantello il caldo è il vero nemico.
Per la testa: nose work, ricerca olfattiva e mantrailing. Un’ora di naso, in questa razza, vale due ore di corsa.
Sul pelo: mantello doppio, quindi spazzolata una o due volte a settimana nella normalità e tutti i giorni durante le mute, che sono abbondanti e concentrate. Il sottopelo esce a ciuffi, e conviene farlo fuori casa.
E come per tutti gli spitz: non si tosa. Il doppio mantello isola dal freddo e anche dal caldo, e tagliato ricresce male. Contro l’estate servono ombra, acqua e uscite all’alba, non le forbici.
Gli errori tipici con un Norwegian Elkhound
Pensare che l’abbaio si tolga. Si gestisce, non si elimina: è la sua tecnica di caccia.
Prenderlo in un condominio. È la scelta che crea più problemi, al cane e ai vicini.
Fidarsi del richiamo in bosco. Davanti a una traccia fresca, un cane da alce fa il cane da alce.
Dargli poco movimento. Un Elkhound annoiato non si spegne: si esprime, e si sente.
Tosarlo d’estate. Il mantello protegge anche dal caldo e non torna più come prima.
Usare le maniere forti. Con uno spitz da caccia si ottiene solo un cane che smette di collaborare.
Saltare i controlli sanitari dei genitori. Anche, occhi, tiroide e reni: sono le quattro prove che chiede il club di razza.

