Carattere e descrizione del Norwegian Elkhound
Aspetto, il grigio con il segno dei finimenti e il temperamento del cane da alce
Il Norwegian Elkhound, che l’ENCI chiama con il suo nome norvegese Norsk Elghund grigio, è uno spitz corto e compatto, costruito nel quadrato, nato per una cosa sola: cacciare l’alce.
In questa pagina: quanto è grande, com’è fatto quel grigio così particolare, che tipo è da vivere e quali controlli sanitari chiedono i club di razza.
Sommario
Il Norwegian Elkhound in breve
Il Norsk Elghund grigio è uno spitz norvegese da caccia: 52 cm nei maschi e 49 cm nelle femmine come misure ideali, per circa 20-25 chili. Manto doppio di media lunghezza, in un colore soltanto, il grigio, con la maschera scura e il caratteristico segno dei finimenti sulla spalla. Utilizzazione, per lo standard: cane da caccia all’alce. Coda strettamente arrotolata sopra il dorso.
Quanto è grande un Norwegian Elkhound

Le misure dello standard sono ideali, non forbici: 52 centimetri al garrese per i maschi e 49 per le femmine. Il peso non è indicato, e nella pratica un adulto sta fra i 20 e i 25 chili.
Attenzione però a come lo standard tratta chi esce dalle misure: altezza al garrese 3 cm in meno o 4 cm in più dell’altezza ideale è un difetto eliminatorio. Non una penalizzazione: un’esclusione.
La forma è quella dello spitz tipico: corpo corto e compatto, costruito nel quadrato, con il collo flessuoso e ben portato, le orecchie erette e la coda strettamente arrotolata sopra il dorso.
C’è una proporzione che va tenuta a mente perché è quella che dà l’espressione giusta: uguale la lunghezza del muso e del cranio. Un Elkhound con il muso corto non è tipico, e lo standard mette proprio muso corto o appuntito fra i difetti.
Sul pelo c’è una precisazione che vale più di mille foto: spesso e abbondante, ma non arruffato o lungo. Non è un cane da lanuggine: è un cane da bosco, con un mantello che deve stare ordinato addosso.
La testa, le orecchie e la coda

La testa è a forma di cono, relativamente ampia fra le orecchie, e lo standard usa un aggettivo che dice tutto: scarna. Niente guance piene, niente pelle in eccesso.
Il cranio è leggermente bombato, lo stop marcato ma non troppo pronunciato, e il muso va gradualmente restringendosi, sia visto di fronte sia di lato.
Gli occhi sono non sporgenti, di colore marrone scuro. Gli occhi chiari sono un difetto e quelli blu o gialli sono addirittura un difetto eliminatorio.
Le orecchie sono inserite alte, fermi ed erette, relativamente piccole… appuntiti e molto mobili. Quel molto mobili è la firma di un cane che lavora con le orecchie prima ancora che con gli occhi.
Il collo ha il collare abbondante, senza giogaia: tanto pelo, ma pelle tirata.
La coda merita un capoverso a parte: inserita alta, forte, relativamente corta… strettamente arrotolata sopra la linea mediana del dorso, non portata di lato. E c’è un dettaglio che i giudici controllano: la punta non può essere raddrizzata nel cane già adulto. Quella coda è avvitata sul serio.
Il colore del Norwegian Elkhound e il segno dei finimenti

Il colore ammesso è uno solo: il grigio, di varie sfumature. Qualsiasi altra varietà di colore è difetto eliminatorio. Ma il modo in cui lo standard descrive quel grigio è la parte più affascinante di tutto il documento.
Il grigio non è un pigmento: il colore è formato dalle punte nere del pelo del mantello esterno, mentre il sottopelo è grigio chiaro. Quello che vedi è un effetto ottico, come su un tessuto tramato.
Da qui viene la cosa più curiosa della razza, l’harness marking, il segno dei finimenti: una striscia larga circa 5 centimetri, dal garrese al gomito, nella quale il pelo esterno manca della punta nera. Sulla spalla del cane compare una banda chiara, come se portasse addosso una bardatura.
Poi c’è la maschera: le orecchie e il davanti del muso sono scuri, e una linea scura dall’occhio all’attaccatura delle orecchie delimita la maschera. È il disegno che dà a questo cane l’espressione da lupo gentile.
Il resto schiarisce dove ci si aspetta: petto, ventre, arti e parte inferiore della coda.
Fra i difetti di colore lo standard elenca il marrone, il giallo, il nero-fumo, il sottopelo scuro e il bianco: bianco sulla punta della coda, bianco al petto. Un Elkhound con il bollino bianco sul petto non è squalificato, ma è penalizzato.
Il carattere del Norwegian Elkhound
Qui va detta subito una cosa insolita: lo standard FCI di questa razza non descrive il carattere. Non c’è la casella comportamento che quasi tutti gli altri hanno. L’unica traccia è fra i difetti, dove compare il temperamento debole o nervoso.
Quello che si può dire del carattere, quindi, viene dal mestiere, che lo standard invece dichiara in copertina: cane da caccia all’alce. E quel mestiere spiega tutto.
Un cane da alce lavora lontano dal cacciatore, spesso sciolto, decide da solo dove andare e cosa fare, e quando trova l’animale lo tiene fermo abbaiando finché l’uomo non arriva. Da qui vengono le due caratteristiche più forti della razza: l’indipendenza e la voce.
L’indipendenza non è testardaggine: è iniziativa. Un Elkhound impara in fretta, ma valuta se quello che gli chiedi gli sembra sensato. Chi cerca un cane che esegue e basta, con questa razza si troverà male.
La voce, invece, è la cosa che va messa in conto prima di tutto il resto: abbaiare non è un difetto di questo cane, è la sua tecnica di caccia. In un appartamento è il problema numero uno, e su questo trovi un capitolo intero nella pagina dell’addestramento.
Con la famiglia è affettuoso e presente, ed è un cane robusto, che sta bene con i bambini. Con gli estranei è vigile ma non ostile: avvisa, poi si fa gli affari suoi.
Il vero limite domestico è la predatorietà: un cane selezionato per seguire un alce non si fa scrupoli davanti a un capriolo. Il richiamo in bosco, con questa razza, è un lavoro serio e mai finito.
Quanto vive un Norwegian Elkhound e di cosa si ammala

Il Kennel Club britannico indica una durata di vita oltre i dieci anni; i club di razza parlano di 12-15 anni. Sono stime: non esistono studi veterinari specifici su questa razza.
Il programma sanitario più esigente è quello del club americano, che per il numero CHIC chiede quattro prove: valutazione delle anche, visita oculistica da specialista, controllo della tiroide e valutazione dei reni.
Le raccomandazioni approvate dal club nel 2014 aggiungono l’esame delle urine e un emocromo con biochimico sui riproduttori. Fra le prove consigliate ma non obbligatorie ci sono gomiti, rotule e il test genetico per la sindrome di Fanconi.
Il Kennel Club britannico mette invece l’accento sugli occhi: fra le buone pratiche indica il test del DNA per il glaucoma primario ad angolo aperto (POAG-2) e quello per l’atrofia progressiva della retina (prcd-PRA), e fra le pratiche migliori aggiunge il test per la condrodisplasia, lo schema ufficiale per gli occhi e quello per le anche.
Le anomalie della tiroide e la displasia dell’anca sono le due voci che il club americano cita esplicitamente fra i problemi della razza, insieme ai difetti oculistici.
Un dato da conoscere: nel Breed Watch britannico, la lista dei punti su cui i giudici devono vigilare, l’Elkhound è in categoria 1, cioè nessun punto di attenzione specifico. È un cane rimasto funzionale.
A chi è adatto il Norwegian Elkhound
È adatto a chi cammina. Non a chi fa il giro dell’isolato: a chi va in montagna, d’inverno, con qualsiasi tempo, e vuole un cane che dopo sei ore chieda ancora dove si va.
È adatto a chi vive in campagna o comunque con uno spazio suo, e a chi ha vicini lontani. Perché la parte che nessuno dice abbastanza forte è questa: è un cane che è stato selezionato per abbaiare, e quella voce non si toglie con l’educazione. Si gestisce.
È adatto a chi vuole un cane autonomo, che pensa con la sua testa e collabora perché ha voglia, non perché è programmato per farlo.
Non è adatto all’appartamento in centro, non è adatto a chi sta fuori tutto il giorno, non è adatto a chi ha caldo solo a guardarlo (con quel doppio mantello l’estate italiana è dura) e non è adatto a chi si fida del richiamo davanti a un capriolo.
E va detto che in Italia è una razza rara: dieci cuccioli iscritti all’ENCI fra il 2017 e il 2024, e un solo affisso attivo.

