Storia ed origine del Norfolk Terrier
Il cane da fattoria inglese e la separazione dal Norwich nel 1964
La storia del Norfolk Terrier è inseparabile da quella del Norwich: per un secolo sono stati lo stesso cane, e sono diventati due razze soltanto nel 1964, per una questione di orecchie.
In questa pagina: da quali razze viene, cosa faceva, come funziona la separazione dal Norwich e com’è messo oggi in Italia.
Sommario
Da dove viene il Norfolk Terrier

Lo standard è disarmante nella sua semplicità: tornando indietro agli inizi e alla metà del 1800, non troviamo tale distinzione; questo terrier era solo un comune cane da fattoria.
Non c’è una corte, non c’è un nobile, non c’è un allevatore fondatore: c’è la campagna della East Anglia, nel corno orientale dell’Inghilterra, e un cagnetto che serviva a tenere puliti fienili e stalle.
Il pedigree, però, lo standard lo dà: Glen of Imaal, rossi Cairn Terrier e Dandie Dinmont sono fra le razze che stanno dietro a questi terrier anglo orientali, e dal risultato della progenie rossa che ne risultò emerse l’attuale Norwich e Norfolk Terrier.
Il mestiere è descritto in una riga che spiega anche il carattere: un tipico terrier a gambe corte, con un solido corpo compatto, che non era stato usato solo su volpi o tassi, ma anche su topi.
E poi c’è la frase che qualsiasi appassionato di terrier cita a memoria: ha una meravigliosa disposizione alla caccia, è assolutamente senza paura ma non è attaccabrighe. Come lavoratore, in tana non cede davanti a un feroce avversario.
Le onorevoli cicatrici

C’è un dettaglio dello standard da raccontare per intero, perché è unico: fra le cose ammesse nell’aspetto generale ci sono le onorevoli ferite, derivanti dal lavoro.
Il cenno storico lo sottolinea a sua volta: la menzione del suo standard che vuole si accettino le onorevoli cicatrici riportate sul lavoro ci fa chiaramente intendere che tipo di cane sia.
Tradotto: un giudice che trova un Norfolk con l’orecchio segnato o una cicatrice sul muso non lo penalizza, perché quella cicatrice è la prova che il cane ha fatto il suo mestiere.
È una posizione culturale precisa, tipica della cinofilia da lavoro britannica, e in un cane di cinque chili fa un certo effetto. Nella maggior parte degli standard moderni una cicatrice è semplicemente un difetto estetico.
Conviene tenerlo a mente anche oggi, che quasi nessun Norfolk lavora più in tana: è la spiegazione del perché questo cane, sotto i baffi e il pelo rosso, resta un terrier con il carattere di un cane molto più grande.
Il 1964: come sono nate due razze da una

Questa è la parte che confonde tutti, e lo standard la racconta con date precise: il Norwich Terrier fu iscritto nel Kennel Club Breed Register nel 1932, conosciuto come: Norwich Terrier a orecchie cadenti (ora noto come Norfolk Terrier) e Norwich Terrier a orecchie erette.
Cioè: fino al 1964 erano una razza sola con due varietà, distinte unicamente da come il cane portava le orecchie. Poi: le razze furono separate nel 1964 e la varietà con orecchie cadenti prese il nome di Norfolk Terrier.
I nomi vengono dalla geografia inglese: Norwich è la città, Norfolk è la contea di cui Norwich è il capoluogo. La razza a orecchie erette si è tenuta il nome della città, quella a orecchie cadenti ha preso quello della contea.
Per tutto il resto i due cani restano estremamente simili: stessa taglia, stessa struttura, stesso pelo duro, stessa gamma di colori e caratteri molto vicini. Se guardi due cuccioli affiancati e coprite le orecchie, non le distinguete.
C’è però una differenza che riguarda la salute e da conoscere: la sindrome delle alte vie respiratorie, con il suo test genetico, è documentata nel Norwich, non nel Norfolk.
Il Norfolk Terrier oggi in Italia
Il Norfolk è una delle razze meglio piazzate di questo elenco. Fra il 2015 e il 2024 l’ENCI ha iscritto 285 cuccioli, con una serie sorprendentemente stabile: quasi tutti gli anni fra i venti e i trenta, e il massimo del decennio proprio nel 2024, con 36 cuccioli.
È un dato controcorrente rispetto a quasi tutti gli altri terrier a pelo duro, che negli ultimi anni hanno perso terreno. Il Norfolk, evidentemente, ha un pubblico che sa cosa cerca.
Gli affissi attivi sono sette e coprono mezza Italia: due in Veneto (entrambi in provincia di Padova), due in Piemonte (Cuneo e Torino), poi Lombardia (Pavia), Umbria (Perugia) e Lazio (Roma).
Con questi numeri, chi cerca un cucciolo di Norfolk in Italia lo trova: bastano un po’ di pazienza e le domande giuste all’allevatore.

