Allevamento del Levriero Polacco
Trentadue cuccioli in sette anni, due affissi e una domanda da farsi prima
In Italia il Levriero Polacco esiste, anche se è raro: le API dell’ENCI, sul codice 333, registrano 32 cuccioli in sette anni e due affissi, uno in provincia di Ancona e uno a Roma.
In questa pagina: quanto costa, dove si cerca, cosa chiedere a chi alleva e cosa guardare in una cucciolata.
Sommario
Quanto costa un cucciolo di Levriero Polacco
In Italia un cucciolo con pedigree costa indicativamente fra i 1.000 e i 1.500 euro. Le cucciolate sono poche e concentrate: nel 2022 ne sono nati quattordici, in altri anni nessuno.
In Polonia la razza è nazionale, l’offerta è più ampia e i prezzi sono quelli di un cane da lavoro locale. Se il cane arriva da lì, alle spese si aggiungono viaggio e pratiche, fra i 200 e i 500 euro.
Il primo anno costa fra gli 800 e i 1.200 euro tra vaccinazioni, microchip, sverminazioni ed eventuale sterilizzazione: le dosi, in un cane che arriverà a trenta chili e più, pesano sulle spese veterinarie.
Il mantenimento poi si assesta sui 90-130 euro al mese. La toelettatura non è una voce di spesa: basta un guanto di gomma una volta a settimana.
La spesa a cui pensare è la recinzione: alta almeno due metri, perché un levriero lanciato salta molto più di quanto si immagini, e un cane che esce inseguendo qualcosa attraversa strade.
Dove si cerca, e cosa chiedere

I due affissi italiani sono il punto di partenza; il bacino vero è la Polonia, dove la razza vive e dove il coursing e le corse tengono in piedi la selezione sul lavoro.
La prima domanda è il pedigree. In una razza ricostruita da pochi soggetti negli anni Settanta, la tracciabilità delle linee non è un dettaglio burocratico.
La seconda riguarda la salute dei riproduttori: lastre ufficiali di anche e visita cardiologica. Sui levrieri il cardiologo deve conoscere la categoria, perché i parametri normali sono diversi da quelli degli altri cani.
La terza riguarda il carattere: passate del tempo con la madre. Lo standard mette aggressività e timidezza fra le squalifiche, e in un cane che arriverà a ottanta centimetri il carattere non è un dettaglio estetico.
La quarta riguarda la consanguineità: chiedi il pedigree su quattro generazioni e guardate quanti nomi si ripetono.
E la quinta la farà l’allevatore a te: dove correrà il cane. Se non ve lo chiede, cambiate allevatore.
Cosa guardare in una cucciolata
Il primo controllo è la coda: già nei cuccioli si vede se la punta tende alla falce verso l’alto o all’anello. Una coda che si arrotola sul dorso o si porta di lato è un difetto dello standard.
Il secondo è il pelo: sotto le mani deve sentirsi elastico e piuttosto duro, non setoso. È uno dei tratti che distinguono la razza dagli altri levrieri.
Il terzo è la testa: lunga e asciutta, con il muso che si assottiglia dolcemente e il tartufo grande che sporge sopra le labbra. Un muso troppo affilato non è tipico.
Il quarto sono gli occhi: piuttosto grandi, a mandorla, dallo sguardo vivo. Occhi piccoli con l’apertura palpebrale triangolare sono l’unica squalifica morfologica dello standard, e conviene saperlo.
Il quinto è il colore, ed è la parte semplice: sono ammessi tutti. Quello che si guarda è il pigmento: tartufo e bordi palpebrali scuri, o coordinati al mantello nei soggetti blu e beige. Il tartufo rosa o screziato è un difetto.
Il sesto è il comportamento: cuccioli curiosi, che vengono avanti, che reagiscono ai movimenti. In una razza dove la timidezza squalifica, un cucciolo che si nasconde è un segnale.
E il settimo è la struttura: ossatura forte e muscolatura evidente. Lo standard mette l’ossatura fragile e la debolezza fra i difetti, in un cane che doveva affrontare il lupo.

