Carattere e descrizione dell Harrier
Aspetto, mantello e temperamento del segugio inglese da lepre
L’Harrier è il segugio britannico da lepre, e il suo standard lo presenta con un paragone che dice tutto in una riga: cane forte e leggero, meno potente e più distinto del Foxhound.
È uno standard cortissimo, due pagine appena, senza capitolo sul carattere e senza cenno storico. In questa pagina: le misure, la testa, il mantello, quello che si sa del temperamento e la situazione di una razza che nel 2024, nel suo paese, ha visto nascere un solo cucciolo registrato.
Sommario
L’Harrier in breve
L’Harrier è un segugio inglese di taglia media selezionato per la caccia alla lepre in muta: 48-55 centimetri, ma lo standard preferisce i soggetti fra i 48 e i 50. Pelo liscio alla maniera inglese, piatto e non troppo corto; mantello di norma a sfondo bianco con macchie in tutte le sfumature dal nero all’arancio. Vive intorno ai 12-14 anni. È una razza rarissima.
Quanto è grande un Harrier

Lo standard dà una forbice e poi una preferenza: da 48 a un massimo di 55 centimetri, ma si preferisce da 48 a 50. È una sola misura per maschi e femmine, e il peso non è indicato.
La descrizione generale è tutta in un confronto: cane forte e leggero, meno potente e più distinto del Foxhound. Per un inglese dell’Ottocento il Foxhound era il metro di paragone di ogni segugio, e l’Harrier viene definito per differenza.
Il torace è sviluppato più in altezza che in larghezza, con le costole più piatte che troppo arrotondate: è la costruzione di un cane che deve galoppare a lungo senza appesantirsi.
Il dorso è diritto e muscoloso, il rene robusto e leggermente arcuato. E qui lo standard è severo: un rene lungo e debole e delle cosce gracili sono difetti eliminatori, non semplici penalità.
La coda ha un dettaglio poetico: il pelo è un po’ più lungo e ruvido verso la punta, leggermente sollevato, come spighe di grano.
La testa e le orecchie a V

La testa è espressiva, mediamente larga, con il cranio piatto e la cresta occipitale appena accennata. Il muso è abbastanza lungo e più affusolato che quadrato.
Gli occhi sono sempre scuri, mai sporgenti, di media grandezza e non troppo rotondi. Il tartufo è nero e ben sviluppato: la depigmentazione è un difetto eliminatorio.
Le orecchie sono la firma della razza: a forma di V, quasi piatte, leggermente rigirate, piuttosto corte e inserite abbastanza alte. Niente orecchie lunghe e pendule da segugio continentale: sono orecchie funzionali, tipiche dei cani da muta britannici.
Il collo è lungo e sciolto, ben legato alle spalle e leggermente arcuato nella parte superiore: serve a un cane che deve tenere il naso a terra correndo.
Il mantello e i colori

Il pelo è descritto con un’espressione che si trova solo negli standard britannici: liscio, alla maniera inglese, ossia piatto e non troppo corto. Non è un pelo raso: è un pelo corto ma con sostanza.
Sul colore lo standard è largo: di norma a sfondo bianco, con tutte le sfumature dal nero all’arancio. Il tricolore classico dei segugi britannici è il più comune, ma sono ammesse molte combinazioni.
C’è poi una nota geografica interessante: in Francia è generalmente tricolore con la parte superiore del dorso nera, cioè con la gualdrappa. Quando uno standard descrive due tipi diversi in due paesi, sta fotografando due popolazioni che si sono separate.
Anche la pelle è descritta, e questo capita di rado: bianca con chiazze nere.
In Inghilterra, oltre allo Stud Book Harrier, esiste il West Country Harrier, più chiaro e spesso quasi tutto bianco con leggere marcature crema o limone sulla testa. Non è riconosciuto da nessun kennel club importante ed è un tipo da lavoro, allevato dagli equipaggi di caccia.
Il carattere dell Harrier
Qui serve una premessa onesta: lo standard FCI di questa razza non ha un capitolo sul carattere. Sono due pagine scarne che descrivono soltanto la struttura fisica, e inventare citazioni sarebbe facile ma scorretto.
Quello che si può dire viene dal mestiere e da chi ci convive. L’Harrier nasce per cacciare la lepre in muta, e come tutti i cani da muta britannici è stato selezionato per una cosa sopra tutte: andare d’accordo con gli altri cani. Un soggetto litigioso, in un branco di venti coppie, non veniva riprodotto.
Da lì derivano le caratteristiche che i proprietari descrivono: un cane socievole, tollerante, per niente aggressivo verso le persone e per niente diffidente. Non è un cane da guardia e non lo sarà mai.
L’altra faccia è l’indipendenza. Un segugio da muta lavora in gruppo seguendo una pista, non guardando il conduttore: quando trova un odore interessante, la tua voce diventa un rumore di fondo.
E poi c’è la voce, che nei cani da muta è forte e usata volentieri, e l’energia: questo è un cane costruito per galoppare dietro a una lepre per ore su terreni aperti.
La sintesi pratica è semplice: è un cane facile con tutti e difficile da richiamare, che sta bene in compagnia di altri cani e male da solo in un giardino piccolo.
Harrier, Foxhound e Beagle

I tre segugi britannici da muta si distinguono per taglia e per selvaggina: il Foxhound è il più grande e caccia la volpe, l’Harrier sta in mezzo e caccia la lepre, il Beagle è il più piccolo.
Lo standard dell’Harrier, come abbiamo visto, si definisce proprio per confronto: meno potente e più distinto del Foxhound. Non è una razza nata dal Foxhound in senso stretto, ma nella cinofilia britannica è sempre stata letta in quel rapporto.
Esiste anche una razza francese che porta i due nomi insieme: il Beagle-Harrier, nato per stare esattamente a metà fra i due.
La differenza pratica per chi guarda una muta è la taglia: gli Harrier stanno sui 48-50 centimetri preferiti dallo standard, quindi sono nettamente più bassi di un Foxhound e più alti di un Beagle.
Il modo di lavorare, invece, è lo stesso: in muta, con i cani che cercano insieme, danno voce e vengono seguiti dai cacciatori.
Quanto vive un Harrier e di cosa si ammala
Non esistono studi di popolazione su questa razza, e con i numeri di cui parleremo nella pagina dedicata all’allevamento si capisce anche perché. L\’aspettativa di vita è di 12-14 anni, ed è una stima.
Il rischio principale, in una razza con pochissimi soggetti, non è una malattia specifica: è la consanguineità. Quando i riproduttori disponibili sono una manciata, mantenere la variabilità genetica diventa il lavoro più difficile per chi alleva, e le domande da fare vanno in quella direzione.
Per il resto valgono le attenzioni di un cane atletico di taglia media: lastre di anche e gomiti dei riproduttori, controllo delle orecchie dopo le uscite (sono corte ma pendenti) e ispezione per i forasacchi, che in Italia da maggio a settembre sono un problema serio per ogni cane che frequenta i campi.
L’ultimo punto è il peso: un cane selezionato per correre dietro alle lepri, se non corre, ingrassa in fretta.
A chi è adatto l Harrier
Sulla carta: a chi ha spazio, tempo e possibilmente altri cani. Nella pratica, la risposta è più semplice: a chi riesce a trovarne uno, perché è una delle razze più rare d’Europa.
È un cane socievole e allegro, che con le persone e con gli altri cani non dà problemi, e che in una casa con giardino recintato e due ore di movimento al giorno vive benissimo.
Non è adatto all’appartamento in città, per la voce e per l’energia. Non è adatto a chi vuole un cane obbediente al centesimo: quando il naso lavora, l’Harrier decide da solo. E non è adatto a chi passa dodici ore fuori casa, perché un cane da muta lasciato solo si annoia in modo rumoroso.
Il recinto è la condizione tecnica, come per tutti i segugi: un cane che aggancia una pista se ne va, e questo galoppa parecchio.
Sull’aspetto pratico, però, non giriamoci intorno: in Italia non ci sono cucciolate e nel Regno Unito ne nascono pochissime. È una razza da conoscere e da ammirare più che da cercare su un annuncio.

