Storia ed origine del Griffone Belga

Dallo Smousje di Bruxelles alla regina Marie-Henriette

Le tre razze belghe – Griffone di Bruxelles, Griffone Belga e Petit Brabançon – hanno un solo antenato e un solo standard. L’antenato si chiama Smousje: un piccolo cane a pelo ruvido che, dice la FCI, da secoli si trova nella zona di Bruxelles.

In questa pagina: chi era lo Smousje, cosa hanno aggiunto il King Charles Spaniel e il Carlino nell’Ottocento, i primi due cani iscritti al libro genealogico nel 1883, la regina che ha reso questi cani famosi e i numeri italiani di oggi.

Sommario

Lo Smousje, il cane delle stalle di Bruxelles

Acquaforte del 1892 con un piccolo cane dal pelo ruvido seduto, tipo smoushond

Lo standard comincia da lì: le tre razze discendono tutte da un piccolo cane a pelo ruvido chiamato Smousje, che da secoli si trova nella zona di Bruxelles. Non era una razza registrata: era un tipo di cane popolare, quello che oggi chiameremmo un cane di campagna o di città con un lavoro preciso.

Nella foto: un’acquaforte del 1892 conservata al Rijksmuseum, che ritrae uno smoushond seduto. Non è un Griffone Belga: è il tipo di cane da cui la razza discende.

Il lavoro era doppio, e lo standard lo dice chiaramente: questi cani erano allevati per fare la guardia alle carrozze e per tenere le stalle libere dai roditori. Cioè: un cane sveglio che dorme sul sedile, avvisa se qualcuno si avvicina, e nel frattempo caccia i topi.

È un mestiere che spiega il carattere di oggi. La vigilanza, la propensione ad avvisare, la fierezza e quel gusto per stare in mezzo alle persone vengono da secoli passati fra cavalli, cocchieri e mercati.

Il nome smous – in olandese e in fiammingo – indica genericamente un cane dal pelo arruffato; una razza olandese vicina, il Hollandse Smoushond, viene dalla stessa radice ed è ancora oggi una razza a sé.

Il punto interessante è la continuità: a differenza di tante razze ricostruite a tavolino nell’Ottocento, questi piccoli griffoni esistevano già, con la stessa funzione, molto prima che qualcuno pensasse a scriverne lo standard.

Ottocento: entrano il King Charles e il Carlino

Giovane Griffone Belga dal pelo ruvido in piedi accanto ai piedi del conduttore

La seconda frase dello standard è quella che spiega la faccia di questi cani: nel XIX secolo, l’apporto delle linee di sangue del Ruby King Charles Spaniel e del Carlino ha prodotto il pelo corto nero e ha fissato il tipo attuale della razza.

Il King Charles Spaniel nella varietà Ruby – quella rossa unicolore – ha portato il muso corto, il cranio rotondo e gli occhi grandi. È da lui che arriva l’espressione che lo standard chiama quasi umana.

Il Carlino ha portato il muso ancora più corto, il pelo corto e il colore nero. Ed è da quell’incrocio che nasce il Petit Brabançon, cioè la versione a pelo raso, che per decenni è stata considerata un sottoprodotto e che oggi è una razza a pieno titolo.

Tradotto: prima dell’Ottocento questi cani avevano un muso più lungo e un aspetto più da terrier. Il griffone che conosciamo oggi – testa rotonda, muso da un centimetro e mezzo, bocca prognata – è il risultato di quegli incroci.

Ha senso dire anche la conseguenza sanitaria di quella scelta, perché è onesto: tutte le caratteristiche che rendono adorabile questa testa – cranio piccolo e rotondo, muso schiacciato, occhi grandi – sono le stesse che portano i problemi che si trovano nella pagina sul carattere e la salute.

Nel 1883 arriva il momento ufficiale: i primi Griffon Bruxellois vengono registrati nel L.O.S.H., il libro genealogico della Société Royale Saint-Hubert. Lo standard conserva i loro nomi: Topsy, numero 163, e Foxine, numero 164.

La regina che ha lanciato la razza

Ritratto ottocentesco della regina Marie-Henriette del Belgio di profilo

C’è un dettaglio, nei cenni storici dello standard, che di solito nelle schede di razza si perde: verso il 1900 erano diventati molto popolari, insieme ad altre razze, grazie all’interesse reale mostrato per loro dalla regina Marie-Henriette del Belgio.

Nella foto: la regina Marie-Henriette del Belgio (1836-1902), arciduchessa d’Austria e moglie di Leopoldo II, in un ritratto d’epoca.

L’effetto di quel patrocinio fu enorme e molto concreto: molti soggetti furono esportati all’estero e contribuirono alla diffusione e alla popolarità della razza, dice lo standard. Dalla Belgio i griffoni arrivarono in Gran Bretagna, in Francia e negli Stati Uniti.

È un meccanismo che nell’Ottocento ha fatto la fortuna di molte razze da compagnia: un cane piccolo diventa di moda a corte, e la moda lo porta nei salotti di mezza Europa. Il rovescio, come sempre, è che la selezione comincia a guardare più la faccia che la funzione.

Il Novecento, per queste razze, è stato duro: le due guerre mondiali hanno quasi azzerato le popolazioni belghe, e il recupero è passato in buona parte per i soggetti che erano stati esportati in Inghilterra e negli Stati Uniti.

È il motivo per cui oggi le classificazioni non coincidono: in Gran Bretagna esiste un solo Griffon Bruxellois con due tipi di pelo, negli Stati Uniti un solo Brussels Griffon con quattro colori, e solo la FCI mantiene le tre razze separate come le aveva pensate il Belgio.

Un gruppo di griffoni nel 1907

Fotografia del 1907 con una dozzina di griffoni belgi allineati su una panca

Questa fotografia viene dalle tavole di The new book of the dog di Robert Leighton, pubblicato nel 1907, ed è il modo migliore di capire com’erano questi cani all’inizio del Novecento: una dozzina di griffoni allineati su una panca, tutti a pelo ruvido.

Guarda i musi: sono corti, ma meno estremi di quelli di molti soggetti moderni. È un confronto da fare, perché mostra la direzione in cui la selezione si è mossa in un secolo.

Guarda anche la varietà: nella stessa foto ci sono cani più chiari e più scuri, con pelo più o meno lungo. Nel 1907 la separazione fra le tre razze era ancora in corso, e nella pratica gli allevatori tenevano insieme quello che oggi è diviso.

Una cosa che colpisce chi conosce la razza è la quantità: mettere insieme dodici griffoni per una foto, nel 1907, significava avere una popolazione consistente. Oggi in Italia, per farne una simile con tutti Griffoni Belga, servirebbe metà delle nascite di un anno.

Le tavole di quel libro sono utili anche per un altro motivo: mostrano le orecchie tagliate e appuntite, che allora erano la norma. Lo standard FCI li considera ancora ammissibili, ma in Italia il taglio è vietato dal 2007 e questi cani, da noi, non li vedrai mai così.

Il Griffone Belga in Italia: i numeri

In Italia il Griffone Belga è una razza piccola ma reale. Le API dell’ENCI, sul codice di razza 81, registrano 230 cuccioli in dieci anni – poco più di venti all’anno – e undici affissi.

Il confronto con i fratelli è istruttivo: il Griffone di Bruxelles ha 436 cuccioli in dieci anni e tredici affissi, il Petit Brabançon 264 cuccioli e dodici affissi. Il rosso, quindi, resta il più richiesto dei tre.

Un dettaglio pratico che conviene conoscere: in queste razze gli stessi allevatori seguono spesso due o tre delle tre varianti, perché – avendo un solo standard e un unico patrimonio genetico – dalla stessa cucciolata possono uscire cuccioli di razze diverse.

Vuol dire che chi cerca un Griffone Belga farà bene a rivolgersi anche agli allevatori di Griffone di Bruxelles: la probabilità che nella prossima cucciolata ci sia un nero focato è concreta.

E vuol dire anche un’altra cosa, sul piano della salute: le tre razze condividono lo stesso pool genetico, quindi i problemi documentati in una riguardano tutte. Lo studio sulla siringomielia del 2014, di cui si parla nella pagina sul carattere, va letto tenendo presente questo.