Carattere e descrizione dell’Erdélyi Kopó
Il segugio della Transilvania: nero focato, voce squillante e una storia di sopravvivenza
L’Erdélyi Kopó è il segugio ungherese della Transilvania, un cane nero focato che nel Medioevo cacciava con l’aristocrazia e che nel Novecento è arrivato a un passo dall’estinzione. Lo standard lo descrive come un cane capace di cacciare in modo indipendente, anche a grande distanza dal conduttore.
In questa pagina: quanto è grande, il nero focato con le macchie sopra gli occhi, le due varietà di cui una è scomparsa, la voce, il carattere e cosa si sa della sua salute.
Sommario
L’Erdélyi Kopó in breve
L’Erdélyi Kopó, o segugio della Transilvania, è un segugio di taglia media-grande, gruppo 6 sezione 1.2, con prova di lavoro. Altezza ideale 55-65 cm, peso minimo 25 kg, mantello nero focato con la caratteristica macchia fulva sopra ogni occhio. Il carattere, secondo lo standard, è di buon carattere, coraggioso, resistente, con una base tranquilla ed equilibrata, e il cane sopporta anche condizioni meteo estreme.
Quanto è grande un Erdélyi Kopó

L’altezza ideale è 55-65 cm, e lo standard aggiunge una frase che vale più di qualunque tabella: il criterio decisivo è l’equilibrio generale piuttosto che la semplice misura in centimetri.
Il peso è indicato solo come minimo: 25 kg. Nella pratica i cani adulti stanno fra i 25 e i 35 chili, e la struttura è quella di un atleta da fondo: atleticamente costruito, né grossolano né di ossatura fine.
Le proporzioni sono precise: altezza al garrese e lunghezza del corpo stanno come 10 a 11, e cranio e muso hanno la stessa lunghezza, rapporto 1 a 1.
Il dettaglio più interessante riguarda il torace: largo e lungo, ma non troppo profondo, e in sezione ovale, quasi rotondo, per garantire una respirazione facile. È una richiesta funzionale: un cane che corre per ore nel bosco ha bisogno di respirare, non di un torace da levriero.
La coda arriva preferibilmente uno o due centimetri oltre i garretti, è portata curva sul dorso quando il cane è eccitato ma non arrotolata, e non si taglia.
L’andatura è descritta con un’espressione che dice tutto: passo lungo e radente, mai a passettini. Al lavoro il galoppo è estremamente resistente.
Il nero focato e le macchie sopra gli occhi

Il colore base è il nero, e c’è un dettaglio che lo standard rende obbligatorio con una parola sola: c’è sempre una macchia focata non troppo scura su ogni sopracciglio.
Sono le due macchie fulve sopra gli occhi che nei segugi dell’Europa centrale si chiamano quattro occhi: da lontano sembrano una seconda coppia di occhi, e in un cane nero che lavora nel bosco al crepuscolo rendono l’espressione leggibile.
Le altre focature stanno sul muso e sugli arti, e devono essere nettamente demarcate dal nero: niente sfumature, come nei segugi neri focati di tutta la regione carpatica.
Il bianco è ammesso ed è comune: sul tartufo, come lista sulla fronte, come collare intorno al collo, sul petto, sulle parti basse degli arti e dei piedi, e sulla punta della coda. Ma c’è un limite quantitativo insolito e molto chiaro: il bianco su più di un quinto del corpo è indesiderabile.
Quello che squalifica sono i colori sbagliati: marrone o blu con marcature. Un kopó marrone focato non è nello standard.
Il pelo è corto, dritto, denso e aderente, con sottopelo, ed è ruvido al tatto e lucido. Curiosamente lo standard squalifica il pelo tipo filo di ferro, cioè quello duro da terrier, insieme al pelo morbido, ondulato o scarso: la texture giusta è una via di mezzo precisa.
Le due varietà, e quella che non c’è più

Nella storia di questa razza ci sono due cani, non uno. Lo standard lo racconta: esistevano una varietà ad arti lunghi e una ad arti corti, e erano sempre tenute insieme.
Nella foto: un piatto ornamentale ottocentesco con una caccia al cervo condotta con i kopó. È il mondo in cui questa razza è nata.
La divisione non era estetica, era di lavoro. La varietà ad arti lunghi cacciava la selvaggina grossa: lo standard elenca bufali, poi orsi, cinghiali e linci. Quella ad arti corti lavorava la piccola selvaggina – volpi e lepri – nel terreno coperto, e i camosci nelle zone rocciose.
Le misure, secondo le fonti di razza, erano molto diverse: circa 56-66 cm per 30-35 kg la varietà alta, circa 46-51 cm per 22-25 kg quella bassa.
Poi c’è la frase più triste di tutto lo standard, scritta senza enfasi: la varietà ad arti corti è scomparsa. Il cane che oggi si chiama Erdélyi Kopó è quello ad arti lunghi, l’unico che è arrivato fino a noi.
Come si è arrivati a perdere metà di una razza è la storia raccontata nella pagina Storia ed origine, e non è una storia di cinofilia: è una storia di guerre e di confini.
La voce: il guaito sulla traccia fresca

Nei segugi la voce è lo strumento di lavoro, e lo standard di questa razza la descrive con una precisione da manuale: quando trova una traccia fresca emette un guaito lamentoso; durante la caccia la sua abbaiata è sonora, acuta e squillante.
Sono due suoni diversi e servono a due cose diverse. Il primo, il guaito, dice al cacciatore che il cane ha trovato qualcosa. Il secondo, l’abbaiata sonora, gli permette di seguire la caccia con le orecchie anche quando il cane è a chilometri di distanza.
Questo è il punto centrale di tutta la razza: lo standard dice che è un cane capace di cacciare in modo indipendente, anche a grande distanza dal conduttore. Non è un cane da ferma che sta a portata di fucile: è un cane che parte, lavora da solo, decide e racconta quello che fa con la voce.
C’è anche un dettaglio insolito per un segugio: lo standard dice che spinge e ferma la selvaggina in modo eccellente. Non è un cane da ferma nel senso tecnico dei cani da ferma, ma sa bloccare e tenere.
Per chi vive in una casa vicino ad altre case, questa parte va letta due volte. Un cane selezionato per farsi sentire da lontano non è un cane silenzioso, e la voce non si toglie con l’addestramento: si gestisce lavorando sulla noia e sull’attività.
Il carattere dell’Erdélyi Kopó

Lo standard usa tre aggettivi e poi aggiunge una frase: di buon carattere, coraggioso, resistente, con una base tranquilla ed equilibrata, ma anche determinata e vivace.
Chi conosce i segugi riconosce il quadro: in casa un cane calmo, che si sistema e aspetta; fuori un cane che si accende, che insiste e che non si stanca. È il contrasto tipico delle razze da seguita, e in questa è particolarmente marcato.
L’ultima riga del capitolo è la più pratica: sopporta anche condizioni meteo estreme. Un cane selezionato nei Carpazi, dove d’inverno si va molto sotto zero, non ha problemi a lavorare con il freddo e la neve.
Con le persone è un cane socievole e tollerante: le fonti di razza lo descrivono come obbediente, di buon carattere, tollerante con i bambini e facile da addestrare. Con gli altri cani va d’accordo, perché è nato per cacciare in coppia o in muta.
Il limite, come in tutti i segugi, è il richiamo. Un cane costruito per lavorare a chilometri di distanza dal suo umano non ha nel suo programma il concetto di restare vicino: chi prende un kopó deve accettarlo e organizzarsi, con recinti e longhe.
Non è un cane da guardia, non ha aggressività da spendere e non è un cane da appartamento in città. È un cane da campagna, da bosco e da lavoro.
Quanto vive un Erdélyi Kopó e di cosa si ammala
Su questa razza non esistono studi epidemiologici pubblicati: la popolazione mondiale è di poche migliaia di cani, e nessuno ha mai potuto costruire un campione.
Quello che dicono le fonti di razza è incoraggiante: una longevità superiore alla media, intorno ai 12-14 anni, e nessuna malattia ereditaria specifica nota. Per un cane di venticinque o trenta chili sono numeri buoni.
Va però detto con onestà cosa significa quell’assenza di malattie: significa che non ne sono state documentate, non che non ce ne siano. In una razza che nel 1968 è ripartita da poche decine di soggetti, la base genetica è per forza ristretta, e la domanda sulla parentela fra i genitori resta la più importante da fare a un allevatore.
Sul piano pratico i temi sono quelli di qualunque segugio da lavoro: le orecchie pendenti da controllare dopo il bosco e l’acqua, i forasacchi in stagione, le ferite da lavoro nel folto e le articolazioni di un cane che corre su terreni difficili, con le radiografie dell’anca da chiedere se l’allevatore le fa.
E c’è un rischio che con questa razza è più concreto che con altre: la fuga. Un cane che caccia da solo a grande distanza, se trova un varco nella recinzione, non torna a comando. La maggior parte degli incidenti dei segugi è di questo tipo, e non è una questione sanitaria: è una questione di recinto.
A chi è adatto l’Erdélyi Kopó
È adatto a chi caccia con i segugi: è il suo mestiere, e in Ungheria e Romania è ancora quello che fa.
È adatto a chi vive in campagna con un recinto vero: non alto, chiuso. Questo è il punto non negoziabile della razza.
È adatto a chi cerca un cane resistente e rustico, che sta fuori con qualunque tempo e che in casa, dopo il lavoro, è tranquillo.
È adatto a chi ha altri cani: è nato per lavorare in compagnia e la solitudine non è il suo elemento.
Non è adatto a chi vive in condominio: la voce di questa razza è stata selezionata per farsi sentire a chilometri.
Non è adatto a chi vuole un cane sempre collegato e obbediente al richiamo: un segugio che ha preso una traccia è per definizione fuori portata.
E non è adatto a chi lo vuole subito: in Italia c’è un solo allevamento con affisso e nel mondo nascono 80-90 cuccioli l’anno.

