Storia ed origine del Dunker

Il capitano che incrociò un segugio russo arlecchino con i cani norvegesi

Il Dunker è una delle poche razze che portano il nome del loro creatore: il capitano Wilhelm Conrad Dunker, che nella prima metà dell’Ottocento volle un segugio da lepre adatto agli inverni e ai terreni della Norvegia.

In questa pagina: come è nato, da dove viene il colore blu marmorizzato che lo rende unico, il momento di massima popolarità (settecento cuccioli l’anno) e la crisi degli anni Ottanta, quando la razza si salvò con una decisione coraggiosa.

Sommario

Il capitano Dunker e il segugio arlecchino russo

Fotografia d epoca del 1915 con un segugio norvegese Dunker

La storia comincia nella prima metà dell’Ottocento con un uomo e un’idea. Wilhelm Conrad Dunker, capitano norvegese e cacciatore, incrociò un segugio arlecchino russo con i segugi da lepre locali, cercando un cane che reggesse il clima e i terreni del suo paese.

Il segugio russo portava in dote due cose: la struttura da cane resistente e, soprattutto, il gene merle, quello che dà il mantello marmorizzato. Dai cani norvegesi arrivavano naso, voce e attitudine alla lepre.

La cucciolata che ha fatto la razza è entrata nel racconto tradizionale: da una femmina marmorizzata nacquero cinque cuccioli blu merle, la maggior parte con gli occhi chiari, di vetro. Da quel momento il blu marmorizzato con gli occhi azzurri diventa il tratto che identifica il Dunker, e lo standard di oggi lo protegge esplicitamente, ammettendo gli occhi gazzuoli solo nei cani merle.

Nella seconda metà dell’Ottocento il tipo si fissa e i cacciatori norvegesi lo adottano: un segugio di taglia media, resistente, con una voce buona e un colore che non si confonde con nient’altro.

Una nota di metodo: lo standard FCI di questa razza è insolitamente asciutto e non contiene il breve cenno storico che di solito apre gli standard. Le informazioni storiche vengono quindi dal club di razza norvegese e dalla letteratura cinofila nordica.

Il culmine e la crisi: dai 700 cuccioli l’anno alla sordità

Strada in un bosco nordico coperto di neve

Nella prima metà del Novecento il Dunker arriva al suo massimo: circa 700 cuccioli registrati ogni anno in Norvegia, un numero enorme per un paese di quelle dimensioni. Era il segugio nazionale, presente in tutto il territorio.

Il problema arriva proprio dal successo. Negli anni Ottanta la razza era diventata molto omogenea: ottime qualità di caccia, ma cani troppo strettamente legati fra loro. La conseguenza fu un’alta incidenza di sordità congenita, un difetto che nel gene merle è sempre in agguato.

Nel 1987 il comitato di allevamento della razza chiese l’autorizzazione a incrociare il Dunker con altre razze per allargare la base genetica. La richiesta fu respinta: in cinofilia toccare la purezza di una razza è sempre una battaglia.

Due anni dopo, però, il permesso arrivò. Gli incroci controllati hanno dato al Dunker una variabilità genetica molto migliore e hanno ridotto il problema, mantenendo il tipo e le qualità di lavoro. È uno dei casi più citati, nel mondo nordico, di come si salva una razza chiusa in se stessa.

Oggi in Norvegia si registrano fra 131 e 180 cuccioli all’anno: molto meno del picco, ma con una popolazione più sana.

QuandoCosa succede
Prima metà dell’OttocentoIl capitano Wilhelm Conrad Dunker incrocia un segugio arlecchino russo con segugi norvegesi da lepre
La cucciolata famosaDa una femmina marmorizzata nascono cinque cuccioli blu merle con gli occhi chiari: e la firma della razza
Fine OttocentoIl tipo si fissa e i cacciatori norvegesi lo adottano per la lepre
Prima metà del NovecentoIl culmine: circa 700 cuccioli l’anno registrati in Norvegia
Anni OttantaLa razza e troppo omogenea e la sordita congenita diventa un problema serio
1987Il comitato di allevamento chiede di poter incrociare con altre razze: gli viene negato
1989 circaIl permesso arriva: gli incroci controllati allargano la base genetica mantenendo il tipo
1999Lo standard FCI 203 nella versione oggi in vigore

Il Dunker in Italia: perché non lo vedrai

L’ENCI non registra nessuna iscrizione di Dunker fra il 2015 e il 2024, e non esiste nessun affisso dedicato alla razza. In Italia il Dunker semplicemente non c’è, e non è mai arrivato.

Il motivo non è la qualità del cane: è che il posto era già occupato. Per la caccia alla lepre l’Italia ha una tradizione secolare e razze proprie in abbondanza, dal Segugio Italiano alle varietà regionali, più i segugi francesi e il beagle. Un segugio norvegese, per bello che sia, non aveva una nicchia da riempire.

C’è anche un fattore climatico: il Dunker è costruito per la neve e per i boschi del nord, con il pelo fitto e il pelo fra le dita dei piedi. Nell’Italia centrale e meridionale, dove si concentra la caccia alla lepre con i segugi, quell’attrezzatura non serve.

Per chi lo vuole comunque, la strada è la Norvegia: il club di razza norvegese è organizzato, i cuccioli ci sono e un pedigree FCI si iscrive senza problemi al libro genealogico italiano. Mettendo in conto lista d’attesa, viaggio e un po’ di inglese.

DatoSituazione
Iscrizioni ENCI 2015-2024Nessuna
Affissi italianiNessuno
In Norvegia oggiFra 131 e 180 cuccioli registrati ogni anno
In Norvegia al culmineCirca 700 cuccioli l’anno nella prima metà del Novecento
Standard FCI203, del 1999
Dove si cercaNorvegia, tramite il club di razza norvegese