Allevamento del Dunker
Dove si trova un cucciolo, quanto costa e cosa chiedere a chi lo alleva
In Italia il Dunker non si trova: zero iscrizioni ENCI negli ultimi dieci anni e zero affissi. La strada passa dalla Norvegia, dove il segugio nazionale ha un club di razza organizzato e fra 131 e 180 cuccioli registrati ogni anno.
In questa pagina: quanto costa un cucciolo e il viaggio, le tre domande specifiche di questa razza (udito, merle e consanguineità) e la situazione italiana.
Sommario
Quanto costa un cucciolo di Dunker
Nei paesi d’origine un cucciolo con pedigree costa fra i 700 e i 1.200 euro, ai quali va aggiunto il viaggio, fra i 200 e i 500 euro secondo la distanza e il modo in cui arriva.
Il canale è il club di razza norvegese e il giro dei cacciatori: in Norvegia il Dunker è un cane da lavoro, le cucciolate nascono in quel contesto e gli allevatori nordici sono abituati a rispondere per iscritto in inglese, con la documentazione allegata.
Sul piano burocratico non ci sono ostacoli: un cucciolo con pedigree FCI comprato in un paese membro si iscrive al libro genealogico italiano.
Il mantenimento è quello di un cane da venti chili: 60-90 euro al mese fra cibo, antiparassitari (voce importante per un cane che vive nel sottobosco) e accantonamento veterinario. Il toelettatore non serve: pelo duro e fitto, una spazzolata a settimana. L’unica spesa in più da mettere in bilancio è il test dell’udito.
Le tre domande da fare a chi alleva Dunker
In questa razza le domande giuste non riguardano un elenco di test genetici, che non esiste, ma tre cose molto precise legate alla sua storia.
La prima: il test dell’udito dei cuccioli. La sordità congenita è il problema storico del Dunker, legato al gene merle e aggravato dalla consanguineità degli anni Ottanta. Nei paesi nordici controllare l’udito dei cuccioli è pratica normale: se l’allevatore non sa di cosa stai parlando, è un segnale.
La seconda: chi sono i genitori del cucciolo merle. Un blu marmorizzato deve nascere da un merle e un non merle. Se sono stati accoppiati due merle fra loro, sei nel posto sbagliato, perché quell’accoppiamento produce cuccioli sordi, ciechi o entrambe le cose.
La terza: il coefficiente di consanguineità della cucciolata. In una razza che negli anni Ottanta ha rischiato di chiudersi su se stessa e che si è salvata con incroci autorizzati, è la domanda che dice se l’allevatore ha capito la lezione.
Poi le solite cose che valgono sempre: che carattere hanno i genitori (la razza è amichevole per indole, un cane timido o nervoso è fuori tipo), dove sono cresciuti i cuccioli, cosa hanno già visto, quanti anni ha la madre e quante cucciolate ha fatto. E se cacci, chiedi se i genitori lavorano: in Norvegia molti Dunker hanno prove di caccia.
Il Dunker in Italia: la situazione
L’ENCI, sui dieci anni fra il 2015 e il 2024, non riporta nessuna iscrizione di Dunker, e gli affissi dedicati alla razza sono zero. È lo zero pieno, come per il Cimarrón Uruguayo e il Danish-Swedish Farmdog.
La differenza con la Norvegia è totale: là è il segugio nazionale, con più di un secolo di storia e una popolazione stabile. Qui non è mai arrivato, perché il lavoro che sa fare lo fanno da sempre i segugi italiani e perché il suo mantello e la sua struttura sono pensati per la neve.
Cosa vuol dire in pratica per chi ne vuole uno: informarsi in inglese sui siti del club norvegese, mettere in conto tempi lunghi e un viaggio, e prepararsi a spiegare a tutti che quel cane screziato di grigio non è un incrocio ma una razza con centosettant’anni di storia.

