Storia ed origine del Deerhound
Il levriero del cervo rosso: mercanti fenici, le Highland e i dipinti dell’Ottocento
Lo standard di questa razza comincia con una parola che gli standard non usano quasi mai: le origini del Deerhound sono misteriose. Poi butta lì una teoria, i commercianti fenici, e una certezza: quando arrivarono i Romani, in Scozia i cani da corsa c’erano già.
In questa pagina: da dove viene il Deerhound, il legame con i clan delle Highland, l’Ottocento e i grandi pittori, e quanti ce ne sono in Italia oggi.
Sommario
Origini misteriose e commercianti fenici

Il cenno storico dello standard è breve e insolitamente onesto: le origini del Deerhound – allora noto come il Deerhound Scozzese – sono misteriose, anche se ci sono le basi per pensare sia stato introdotto in Scozia da commercianti fenici.
Nella foto: Braan, un celebre Deerhound dipinto da Thomas Duncan nell’Ottocento.
La teoria fenicia è una di quelle ipotesi antiche che circolano in cinofilia da due secoli: levrieri arrivati per mare dal Mediterraneo e poi adattati al nord. Non è dimostrata, e lo standard lo dice con quel ci sono le basi per pensare.
La frase successiva è invece una certezza: certamente quando arrivarono i Romani, cani da corsa erano già presenti. In Britannia, prima del primo secolo, i levrieri esistevano.
Quello che conta, però, è la terza frase: la razza ha cacciato i cervi rossi per millenni e, sebbene oggi sia più utilizzata per i ring di esposizioni, è rimasta simile nel tipo nel corso dei secoli.
Il cervo rosso è il più grande mammifero selvatico della Gran Bretagna: un maschio adulto pesa fra i 150 e i 200 chili. Per fermarne uno serviva un cane veloce come un levriero e abbastanza grande da non essere spazzato via.
Ed è per questo che il Deerhound è come è: la taglia minima di settantasei centimetri, l’ossatura più forte del Greyhound, il pelo che protegge dall’erica e dal freddo delle Highland non sono scelte estetiche, sono il capitolato di un lavoro.
Il cane dei capi dei clan

Nella Scozia delle Highland il Deerhound – lo Staghound, il cane del cervo – era un cane di rango. La caccia al cervo rosso non era per tutti, e il cane che la faceva seguiva la stessa regola.
Nella foto: Driver, un Deerhound del quinto duca di Gordon, in un ritratto ottocentesco.
La tradizione racconta che il possesso di questi cani fosse riservato ai nobili e ai capi dei clan, e che un Deerhound valesse quanto un riscatto. Quanto di questo sia documentato e quanto sia leggenda scozzese è difficile dirlo: la razza si è portata dietro un’aura da secoli.
Il metodo di caccia era quello dei levrieri: a vista. Due cani, di solito in coppia, portati al vento e liberati quando il cervo era già in movimento. Il resto era velocità, resistenza e la capacità di rallentarlo abbastanza perché il cacciatore arrivasse.
Nell’Ottocento succedono due cose che cambiano la storia della razza. La prima è la carabina a canna rigata: quando si può abbattere un cervo a duecento metri, il cane che lo inseguiva serve meno.
La seconda sono le Highland Clearances e la trasformazione delle Highland, che smontano il mondo dei clan e con esso i canili dei capi. A metà Ottocento il Deerhound rischia di scomparire.
Chi lo salva sono alcuni appassionati – i fratelli Archibald e Duncan McNeill sono i nomi che tornano più spesso nelle ricostruzioni della razza – che raccolgono i cani rimasti e li riportano a una popolazione stabile.
Landseer, Walter Scott e il Deerhound come icona

Se il Deerhound è arrivato fino a noi, una parte del merito è dell’immaginario. Nell’Ottocento questo cane diventa un simbolo della Scozia romantica, e i pittori e gli scrittori ci mettono del loro.
Nella foto: un Deerhound dipinto da Edwin Henry Landseer, il pittore vittoriano che ha dato il nome anche a una varietà di Terranova.
Walter Scott – lo stesso che con Guy Mannering ha dato il nome al Dandie Dinmont Terrier – aveva un Deerhound di nome Maida, che compare nei suoi ritratti e nelle sue lettere, e lo descrisse con una frase diventata famosa: il più perfetto creatura del Cielo.
Landseer e gli altri pittori animalisti vittoriani riempiono le tele di Deerhound accanto ai cervi abbattuti, e quelle immagini fanno per la razza quello che oggi farebbero i social.
Il risultato è che il Deerhound entra nelle esposizioni fin dalle prime, nella seconda metà dell’Ottocento, e da lì in poi la selezione si sposta sui ring. Lo standard lo dice: oggi è più utilizzata per i ring di esposizioni.
La cosa notevole, e lo standard la sottolinea, è che il passaggio dal lavoro alla bellezza non ha cambiato il cane: è rimasta simile nel tipo nel corso dei secoli. Confrontare un dipinto del 1840 con un Deerhound di oggi è un esercizio che restituisce lo stesso animale.
Lo standard FCI in vigore porta la data del 5 dicembre 2012, con l’originale britannico dell’8 ottobre 2012, e la classificazione è gruppo 10, sezione 2, levrieri a pelo duro: il Deerhound è, di fatto, il capofila di quella sezione.
Il Deerhound in Italia

In Italia il Deerhound è una razza da appassionati: le statistiche ufficiali registrano 48 cuccioli in nove anni, fra il 2015 e il 2023, e gli affissi sono zero.
Nella foto: una femmina di Deerhound a un’esposizione canina del 1906.
I numeri anno per anno raccontano bene come funziona una razza rara: quattordici cuccioli nel 2016, dieci nel 2021, e due annate a zero. Sono cucciolate sporadiche di singoli appassionati, non un allevamento organizzato.
Il paese di riferimento resta il Regno Unito, dove la razza ha un club storico e una comunità di allevatori che lavora sui controlli cardiaci. Anche Scandinavia, Germania e Paesi Bassi hanno allevamenti seri.
In Italia c’è però un mondo che al Deerhound si avvicina: quello del coursing e delle corse per levrieri, dove i club dei levrieri sono attivi e dove qualche Deerhound si vede.
È anche il posto giusto per conoscere la razza dal vivo prima di prenderla, che con un cane di questa taglia e con questo quadro sanitario è la cosa più sensata da fare.

