Addestramento ed educazione del Ciobănesc Românesc Mioritic
Un guardiano calmo sotto dieci centimetri di pelo
Con questa razza il lavoro si divide in due parti che pesano quasi allo stesso modo: l’educazione di un guardiano calmo e stabile ma diffidente verso gli estranei, e la gestione quotidiana di un mantello che non perdona la pigrizia.
In questa pagina: le priorità dei primi mesi, l’inserimento con il gregge, quanto movimento serve e come si tiene quel pelo.
Sommario
Le priorità dei primi mesi

La prima priorità, in questa razza, è una che nelle altre viene dopo: il maneggiamento. Questo cane dovrà farsi spazzolare per ore, ogni settimana, per dodici anni. Se non lo impara da cucciolo, diventa un problema quotidiano.
Si comincia a otto settimane, con sessioni brevissime e piacevoli, quando il pelo è ancora corto e non serve. L’obiettivo è che a due anni il cane si sdrai e si lasci fare.
La seconda priorità è la socializzazione: lo standard dice diffidente verso gli estranei, e i primi quattro mesi decidono se quella diffidenza resterà riservatezza o diventerà un problema.
La terza è il guinzaglio: a quattro mesi questo cucciolo pesa venticinque chili, da adulto ne peserà sessanta o settanta. La condotta si insegna prima.
La quarta è la crescita: fino ai diciotto mesi niente salti dall’alto, niente scale a ripetizione e un cibo per cuccioli di razza gigante.
Sul metodo: rinforzo positivo. Con un cane calmo e stabile che lo standard chiama guardiano incorruttibile, la durezza non serve e rompe l’unica leva che hai.
E una nota di realismo: il richiamo in un guardiano di greggi non sarà mai perfetto. Si costruisce, si mantiene e si sta attenti a dove lo si lascia libero.
Il lavoro con il gregge e le regole della casa
Se hai pecore o capre, questa razza fa il mestiere per cui è nata, e lo standard la definisce senza mezzi termini eccellente cane da pastore e guardiano incorruttibile.
L’inserimento si fa da cucciolo: il cane cresce insieme agli animali, li conosce da subito e li considera il suo gruppo. Meglio se accanto a un adulto che già lavora.
Nei primi mesi serve sorveglianza: un cucciolo può giocare con gli agnelli e fare danni senza cattive intenzioni. È una fase e si gestisce con calma, non con le punizioni.
Quello che non funziona è crescerlo in casa e metterlo con il gregge a due anni: a quel punto il legame con gli animali non si costruisce più.
Se il gregge non c’è, valgono le regole di ogni guardiano. La prima è la recinzione: alta, solida, con un cancello che non si apre da fuori.
La seconda riguarda le visite: le persone nuove non entrano a sorpresa. Si esce con il cane, si fa l’incontro fuori e si rientra insieme.
La terza è la notte: un guardiano lavora al buio e usa la voce. Chi ha vicini ravvicinati deve saperlo prima di prendere il cucciolo.
E la quarta è la coerenza: con un cane indipendente le regole devono essere sempre le stesse per tutti i membri della famiglia.
Quanto movimento serve

Meno di quanto suggerisca la taglia: un’ora al giorno di passeggiate tranquille, in due uscite. Il suo lavoro è stare, non correre.
Va detto però che lo standard lo definisce grande ma mai pesante e lo classifica fra i cani da pastore: in montagna questi cani camminano per ore senza battere ciglio.
Le passeggiate servono soprattutto alla testa: cambiare ambiente, vedere gente, ricordarsi che il mondo continua oltre il cancello.
La ricerca olfattiva è l’attività che rende di più: stanca senza caricare le articolazioni e si può fare in giardino.
Il dog trekking è adatto alla sua struttura, ma da adulto e in stagione fresca: con dieci centimetri di pelo, in agosto, non si va da nessuna parte.
Le attività di attivazione mentale sono la soluzione per i mesi caldi, che in Italia sono molti.
Quello che non funziona sono gli sport di velocità e di salto: su un cane di questa mole sono un danno articolare annunciato.
Il pelo: la parte impegnativa
Qui sta il vero impegno di questa razza, e conviene saperlo prima: due o tre spazzolate a settimana, con sessioni lunghe, per tutta la vita del cane.
La regola tecnica è una sola: si lavora a strati. Si solleva il pelo con una mano e si spazzola la ciocca sottostante partendo dalla pelle, poi si passa alla successiva.
Un mantello di dieci centimetri spazzolato solo in superficie sembra a posto e sotto è infeltrito. Quando succede, l’unica soluzione è tagliare, e a quel punto il pelo impiega più di un anno a tornare.
Gli strumenti sono un pettine a denti larghi per aprire e una cardatrice per finire. I punti critici sono dietro le orecchie, sotto le ascelle, sulle cosce e sulla barba.
La barba va pulita ogni giorno: raccoglie acqua e cibo a ogni pasto, e se resta umida la pelle sotto si irrita.
Gli occhi vanno cercati sotto la frangia una volta a settimana. Lo standard non chiede di scoprirli, ma chi ci vive deve poterli guardare.
Non si tosa. Lo standard considera difetto grave un pelo sotto gli otto centimetri, e in ogni caso quel mantello protegge dal freddo quanto dal sole.
I piedi vanno controllati dopo ogni uscita in campagna: da aprile a luglio i forasacchi, in un pelo così, si nascondono benissimo.
Gli errori tipici con un Ciobănesc Românesc Mioritic
Prenderlo per l’aspetto. È spettacolare, ed è la ragione numero uno per cui questa razza finisce nelle mani sbagliate.
Sottovalutare il pelo. Dieci centimetri di mantello sono due o tre ore di lavoro a settimana, ogni settimana.
Spazzolarlo solo in superficie. Sotto si infeltrisce, e a quel punto si taglia.
Saltare la socializzazione. La diffidenza verso gli estranei è scritta nello standard e va incanalata da cuccioli.
Metterlo con il gregge da adulto. Il rapporto con gli altri animali si costruisce da cuccioli.
Tosarlo d’estate. Servono ombra e acqua, non le forbici.
Farlo crescere in fretta. Cibo troppo ricco e cuccioli grassi si pagano per tutta la vita.
Dimenticare gli occhi. Sotto quella frangia, un problema si vede tardi.

