Cimarrón Uruguayo
Uno sguardo sulla razza e tutte le caratteristiche
Il Cimarrón Uruguayo in breve
Il Cimarrón Uruguayo è il cane nazionale dell’Uruguay e l’unica razza autoctona del paese: un molossoide di tipo dogo alto 58-61 centimetri nei maschi e 55-58 nelle femmine, per 38-45 e 33-40 chili. Pelo corto e liscio con sottopelo, colore tigrato o fulvo, con o senza maschera. Carattere equilibrato, intelligente e di grande coraggio: cane da guardia, da bestiame e da caccia grossa. Vive intorno ai 12-14 anni.
Che cane è il Cimarrón Uruguayo

È un cane che si è fatto da sé. Nessun allevatore lo ha progettato: discende dai cani abbandonati dai conquistatori, è tornato selvatico e per due secoli lo ha selezionato la sopravvivenza. Poi i gauchos lo hanno ripreso in casa e messo a lavorare.
Il risultato è un molossoide diverso dagli altri: compatto, muscoloso, con l’ossatura forte e la pelle spessa, ma senza nessuna esagerazione. Niente muso schiacciato, niente labbra pendenti, niente peso inutile. E una parola che nello standard di un molosso non ti aspetti: agile.
Il carattere è quello di un cane da guardia serio: equilibrato, con la soglia di reazione alta, silenzioso, diffidente con gli estranei e attaccatissimo alla famiglia. Non è un cane che si accende per un rumore, è un cane che ti guarda e decide. Con i suoi è affettuoso e tranquillo, in casa quasi invisibile.
Cosa chiede: spazio, confini fisici chiari, uscite lunghe e un proprietario che sappia gestire un territoriale da 40 chili. Cosa non chiede: toelettatura, cure particolari, attenzioni continue. È rustico nel senso pieno della parola.
Ultima cosa da sapere subito: in Italia questa razza praticamente non esiste, e prenderne uno vuol dire importarlo.
Storia ed origine del Cimarrón Uruguayo

Il Cimarrón Uruguayo non è stato creato da nessuno: discende dai cani portati dai conquistatori spagnoli e portoghesi, fra cui l’alano español, che vennero abbandonati nel paese e tornarono allo stato selvatico. Lo scrive lo standard FCI: la selezione naturale ha fatto in modo che soltanto i più idonei, i più forti ed i più intelligenti siano riusciti a sopravvivere.
Dalla fine del Settecento i branchi facevano strage di bestiame e le autorità pagarono una taglia per ogni cane ucciso: decine di migliaia di cimarrones abbattuti, con le orecchie o la mandibola come prova da esibire. Da quell’uso nasce la tradizione uruguaiana di tagliare le orecchie corte, che in Italia la legge 201/2010 vieta. La razza si è salvata in mano ai proprietari terrieri di Cerro Largo e Treinta y Tres, che la usavano per il bestiame e la guardia.
Nella pagina trovi il resto: il cane dei gauchos, la frase attribuita ad Artigas, il ruolo di mascotte dell’esercito uruguaiano alle parate del 18 luglio, il riconoscimento del 1989 in Uruguay e quello della FCI del 21 febbraio 2006, fino al lavoro sulla consanguineità fatto con l’università di Montevideo.
Carattere e descrizione del Cimarrón Uruguayo

Il carattere sta in tre parole dello standard, ed è raro trovarne di più efficaci: equilibrato, intelligente e di grande coraggio. È un cane con la soglia di reazione alta: non abbaia a vuoto, non si accende per niente, osserva e valuta. Con gli estranei è diffidente per default, con la famiglia attaccatissimo, e la guardia non gliela devi insegnare.
Fisicamente è un molossoide di tipo dogo di taglia media grande: 58-61 centimetri e 38-45 chili nei maschi, 55-58 e 33-40 nelle femmine, con la pelle spessa ed elastica di un cane fatto per lavorare fra rovi e bestiame, il pelo corto con sottopelo e una parola che sorprende in un molosso: agile.
Nella pagina trovi le proporzioni esatte che lo standard pretende, la testa con quello sguardo indagatore, il capitolo sulle orecchie e sul taglio tradizionale (con quello che dice la legge italiana), i colori ammessi (tigrato e fulvo, con i limiti precisi del bianco), il confronto col Dogo Argentino e la parte sulla salute, dove la buona notizia è che non ci sono malattie ereditarie specifiche di razza.
Addestramento ed educazione del Cimarrón Uruguayo

Con il Cimarrón il lavoro non è insegnare esercizi, è costruire fiducia con un cane che per due secoli ha deciso da solo. Nei primi mesi la priorità assoluta è la socializzazione: fra le otto e le sedici settimane deve conoscere persone, cani, città e rumori, perché in questa razza il rischio non è la paura ma il cane che da adulto considera nemico tutto quello che non ha mai visto.
Poche regole, sempre le stesse, con il rinforzo positivo: non lavora per compiacere, lavora se la cosa ha senso, e le maniere forti su una tempra così sono un errore doppio. Prima che pesi 40 chili vanno a posto guinzaglio, richiamo e gestione della soglia di casa, che in un cane territoriale è il punto caldo della convivenza. Il recinto non è un dettaglio.
Sulle attività meglio fatica e naso che velocità: dog trekking, mantrailing, nose work, pista di sangue e fitness cinofilo. Da lasciare stare gli sport da morso, in un cane che di guardia è già fornito di serie.
Allevamento del Cimarrón Uruguayo

Qui la premessa conta più di tutto: in Italia il Cimarrón Uruguayo non c’è. L’ENCI non registra nessuna iscrizione negli ultimi dieci anni e non esiste nessun affisso dedicato alla razza. Chi ne vuole uno lo importa, dal Sudamerica o da uno dei pochi allevamenti europei.
Un cucciolo con pedigree costa fra gli 800 e i 1.500 euro in Uruguay, Brasile o Argentina, a cui va aggiunto un trasporto che dal Sudamerica può arrivare a 1.500 euro fra volo e documenti. Il mantenimento è quello di un cane da 40 chili, fra i 90 e i 140 euro al mese, con il toelettatore a zero e una voce in più che qui è obbligatoria: la recinzione.
Non ci sono test genetici di razza da pretendere perché non esistono, e questo sposta le domande sul resto: lastre di anche e gomiti dei genitori, coefficiente di consanguineità della cucciolata (in una razza con pochi fondatori è il dato che conta), carattere dei riproduttori davanti a un estraneo e orecchie intere, perché in Italia il taglio è vietato e i cani tagliati non si possono esporre.


