Storia ed origine del Cimarrón Uruguayo

Dai cani abbandonati dai conquistatori al simbolo dell’esercito uruguaiano

La storia del Cimarrón Uruguayo è la più dura fra quelle delle razze moderne: nasce dall’abbandono, passa attraverso un secolo in cui c’era una taglia sulla sua testa, e finisce con il cane diventato simbolo dell’esercito del suo paese.

In questa pagina: da dove vengono questi cani, come sono diventati selvatici, perché venivano uccisi a decine di migliaia, chi li ha salvati e quando la razza è stata riconosciuta.

Sommario

Da dove viene il Cimarrón Uruguayo

Tramonto sulla campagna del dipartimento di Treinta y Tres, in Uruguay

Lo standard FCI parte da un’ammissione: l’origine del Cimarrón Uruguayo è incerta. Quello che si sa è che discende dai cani portati dai conquistatori spagnoli e portoghesi, fra cui l’alano español, il molossoide da presa iberico.

Il resto lo racconta lo standard stesso, ed è un passaggio che in cinofilia non ha molti paragoni: questi cani, abbandonati nel Paese, si incrociarono fra loro. La selezione naturale ha fatto in modo che soltanto i più idonei, i più forti ed i più intelligenti siano riusciti a sopravvivere. È così che è nato il Cimarrón.

La parola cimarrón, nello spagnolo coloniale, indica l’animale domestico che torna allo stato selvatico. Per questi cani è la definizione esatta: nelle campagne, nelle sierre e nei valli dell’attuale Uruguay hanno vissuto per generazioni senza padroni, cacciando in branco e riproducendosi liberamente.

Il risultato di quella scuola è il cane di oggi: taglia media, ossatura forte, pelle spessa, pelo corto con sottopelo, nessuna esagerazione anatomica. Un animale che doveva correre, incassare, guarire da solo e mangiare quello che trovava. Le razze disegnate a tavolino, in confronto, sembrano tutte un po’ fragili.

Il secolo della taglia sulla testa dei cani

La doma, dipinto di Juan Manuel Blanes con un gaucho a cavallo

Dalla fine del Settecento i branchi di cani inselvatichiti diventano un problema grosso: attaccano il bestiame, che in quella terra era l’unica ricchezza. La reazione delle autorità è quella dell’epoca: si paga per ucciderli.

Le battute di caccia ai cimarrones vanno avanti per decenni e portano all’abbattimento di decine di migliaia di cani. Per incassare la ricompensa serviva una prova, e la prova erano le orecchie o la mandibola dell’animale ucciso.

Da quell’usanza nasce una tradizione che è arrivata fino allo standard FCI: chi teneva un cimarrón buono per il lavoro gli tagliava le orecchie corte, a orecchio di puma, così che il cane non venisse confuso con i selvatici e nessuno pensasse di incassare una taglia su di lui. È il motivo per cui il taglio delle orecchie, in Uruguay, non è mai stato percepito come una questione estetica. In Italia, comunque, la legge 201/2010 lo vieta.

Nello stesso periodo qualcuno capisce che quei cani valgono. I proprietari terrieri dei dipartimenti di Cerro Largo e Treinta y Tres, nel nord est del paese, cominciano a tenerli, selezionarli e usarli: guardia della casa, difesa e lavoro col bestiame. È lì che la razza sopravvive, in mano ai gauchos e alle estancias, mentre nel resto del paese la si sterminava.

QuandoCosa succede
Cinquecento e SeicentoI conquistatori spagnoli e portoghesi portano i loro cani, fra cui l’alano espanol
PoiI cani vengono abbandonati, si incrociano fra loro e diventano cimarrones, cioe inselvatichiti
Fine SettecentoI branchi fanno strage di bestiame: le autorita pagano una taglia per ogni cane ucciso
OttocentoDecine di migliaia di cani abbattuti; la prova per la taglia sono le orecchie o la mandibola
Sempre nell’OttocentoI proprietari terrieri di Cerro Largo e Treinta y Tres tengono i migliori per il bestiame
1989Riconoscimento dell’Asociacion Rural del Uruguay e del Kennel Club Uruguayo, primo registro ufficiale
21 febbraio 2006Riconoscimento internazionale della FCI
2017Standard FCI 353 nella versione oggi in vigore

Il cane dei gauchos e dell’esercito

Due gauchos al palenque, dipinto di Juan Manuel Blanes

Nella cultura rurale uruguaiana il cimarrón diventa una presenza fissa: sta con i gauchos, dorme fuori, lavora il bestiame, tiene lontano chi non deve avvicinarsi. Non è un cane da compagnia, è uno strumento di lavoro con quattro zampe.

Alla figura del cimarrón si è appiccicata anche una frase famosa, attribuita a José Gervasio Artigas, l’eroe nazionale uruguaiano: il giorno in cui resterò senza soldati, combatterò con un esercito di cani cimarrones. È un’attribuzione della tradizione popolare, e va presa per quello che è, ma dice bene che posto occupano questi cani nell’immaginario del paese.

Il riconoscimento più concreto è recente: il Cimarrón Uruguayo è simbolo e mascotte dell’Ejército Nacional, l’esercito uruguaiano, e sfila con i reparti alle parate militari del 18 luglio, la festa della Costituzione. Un cane che un secolo prima veniva ammazzato a taglia oggi cammina davanti alla truppa.

È anche il motivo per cui in Uruguay questa razza non è una razza fra le altre: è la razza, l’unica autoctona riconosciuta, e chi la alleva la tratta come un patrimonio nazionale.

Il riconoscimento della razza, dal 1989 alla FCI

Artigas en la Ciudadela, ritratto dipinto da Juan Manuel Blanes

La strada ufficiale inizia nel 1989, dopo anni di lavoro dei primi appassionati: l’Asociación Rural del Uruguay e il Kennel Club Uruguayo riconoscono la razza e nasce il primo registro ufficiale, insieme all’associazione degli allevatori.

Il passo internazionale arriva il 21 febbraio 2006, quando la FCI riconosce il Cimarrón Uruguayo. Lo standard oggi in vigore è il numero 353, nella versione del 2017: uno dei più recenti dell’intera nomenclatura, ed è anche per questo che è scritto in modo così preciso su proporzioni e colori.

In parallelo, la Sociedad de Criadores de Cimarrón Uruguayo ha affrontato il problema tecnico di ogni razza appena riconosciuta: pochi fondatori e rischio di consanguineità. Il lavoro è stato fatto con la Facoltà di Veterinaria dell’UDELAR, l’università pubblica uruguaiana, studiando la situazione zootecnica e il grado di parentela dei soggetti iscritti.

Fuori dall’Uruguay la razza è ancora agli inizi. In Italia l’ENCI non registra nessuna iscrizione negli ultimi dieci anni e non esiste nemmeno un affisso dedicato: chi ne vuole uno lo importa.

AnnoCuccioli iscritti in Italia
2015-2024Nessuna iscrizione
Affissi italianiNessuno
Dove nasceUruguay, Brasile, Argentina e alcuni allevamenti europei
Riconoscimento FCI21 febbraio 2006
Standard in vigoreFCI 353 del 2017

Dove va la razza adesso

Il Cimarrón Uruguayo è una razza giovane sulla carta e antichissima nei fatti, e questa contraddizione è il suo tema di oggi. Fuori dall’Uruguay i numeri sono minuscoli, e la sfida degli allevatori è tenere insieme due cose: allargare la base genetica e non perdere il carattere che la selezione naturale ha costruito in due secoli.

In Uruguay la razza è protetta come patrimonio nazionale e continua a lavorare nelle estancias, che è la garanzia migliore che esista: finché un cane fa il suo mestiere, il mestiere resta nel cane. Fuori, il rischio è quello classico delle razze esotiche, cioè che diventi un cane di immagine.