Allevamento del Chesapeake Bay Retriever
Quanto costa un cucciolo e quali test pretendere
In Italia il Chesapeake Bay Retriever è una razza di nicchia: 125 cuccioli iscritti fra il 2015 e il 2024 e cinque affissi dedicati, con un 2024 fermo a un solo cucciolo. In questa pagina trovi quanto costa un cucciolo, quali test genetici devono avere i genitori e i numeri veri delle iscrizioni ENCI.
Sommario
Quanto costa un cucciolo di Chesapeake Bay Retriever
La cifra realistica per un cucciolo con pedigree ENCI, da un allevamento che fa i test, è fra i 1.200 e i 2.000 euro.

In questa razza il prezzo non è gonfiato dalla moda, perché la moda non c’è: quello che paghi sono i test dei genitori e il lavoro di selezione di allevamenti piccoli, spesso legati alla caccia o alle prove di lavoro.
Il mantenimento è quello di un cane sportivo da 33 chili: fra gli 80 e i 130 euro al mese, e la cifra sale se il cane lavora, perché mangia di più.
La voce che in questa razza vale zero è la toelettatura: pelo corto, una spazzolata a settimana, nessuna tosatura. È il retriever più economico da mantenere sotto questo aspetto, e l’unica raccomandazione è di non lavarlo troppo.
Un consiglio su dove cercare: gli allevamenti italiani sono pochi e spesso legati al mondo della caccia e delle prove di lavoro. Sono i posti giusti, perché in questa razza il carattere si seleziona lavorando.
E un avvertimento sugli annunci: con dodici cuccioli l’anno di media in Italia, un cucciolo di Chesapeake disponibile subito è un’anomalia. Verifica il pedigree e chiedi i certificati dei test: sono la differenza fra un cane sano a dieci anni e un problema a sei.
I test genetici da pretendere e le domande da fare
Il primo test è quello per la mielopatia degenerativa (DM). È una malattia neurologica che porta alla paralisi del posteriore in età avanzata, dipende dal gene SOD1 ed è recessiva: il test del DNA è pubblico dal 2008 e basta che un genitore sia libero perché nessun cucciolo si ammali.
Il secondo è la prcd-PRA, l’atrofia progressiva della retina, anche questa recessiva e con un test del DNA economico.
Il terzo è il collasso da esercizio (EIC): il cane cede sul posteriore dopo sforzi intensi. In un cane da lavoro è un’informazione che serve, non un dettaglio burocratico.
Poi i tre controlli raccomandati dal club americano: anche e gomiti con lastre ufficiali e visita oculistica dello specialista.
La quarta domanda riguarda il carattere dei genitori, e in questa razza è importante quanto i test: devono essere cani sicuri, riservati con te che sei un estraneo ma tranquilli. Lo standard mette eccessiva timidezza ed estrema aggressività fra le cose non desiderabili.
La quinta riguarda il lavoro: chiedi se i genitori lavorano, in caccia o in prove. Un Chesapeake che non lavora da tre generazioni perde esattamente quello che lo rende un Chesapeake.
La sesta riguarda l’acqua: chiedi se i cuccioli l’hanno vista e come. Un allevatore che porta la cucciolata al fiume ti sta consegnando un cane con mezza educazione già fatta.
E l’ultima, che vale sempre: chiedi cosa succede se non funziona. Un allevatore serio ti risponde che il cane torna a lui.
Il Chesapeake Bay Retriever in Italia: i numeri dell’ENCI
I numeri italiani di questa razza sono quelli di una nicchia, con una parentesi interessante nel mezzo del decennio.
In dieci anni fanno 125 cuccioli. La distribuzione conta più del totale: fino al 2019 si stava sotto i dieci l’anno, poi c’è stato un triennio pieno (36 nel 2020, 30 nel 2021, 21 nel 2022) e poi un crollo: nove nel 2023 e uno nel 2024.
Gli affissi dedicati alla razza sono cinque: due in Lombardia, due in Toscana e uno in Piemonte. È una geografia da razza del centro-nord, e per chi vive al sud vuol dire mettere in conto un viaggio.
Il confronto con gli altri retriever è spietato e ha senso farlo, perché spiega la situazione: il Labrador in Italia fa numeri da decine di migliaia di cuccioli in dieci anni, il Golden non è lontano. Il Chesapeake ne fa 125.
Non è un difetto della razza, è una conseguenza del suo carattere: un cane più autonomo, più protettivo e con più bisogno di lavoro non è il cane che cerca la maggioranza delle famiglie.
Per chi lo vuole, quindi, il consiglio pratico è uno: mettersi in lista con un allevamento serio, valutare l’estero (in Scandinavia e negli Stati Uniti la razza è più diffusa) e arrivare preparati. Un Chesapeake in mano giusta è uno dei cani più soddisfacenti che esistano; in mano sbagliata è un cane frustrato e ingestibile.

