Carattere e descrizione del Cane da Pastore di Tatra
Taglia, il mantello bianco, il collare di pelo e il temperamento
Il Cane da Pastore di Tatra ha uno degli standard più brevi della sua categoria, e il carattere ci sta in cinque parole: temperamento calmo, intelligente e sveglio. Non serve altro per capire di che cane si tratta.
In questa pagina: quanto è grande, il mantello a due lunghezze, perché il bianco non è una scelta estetica, il carattere e a chi è adatto.
Sommario
Il Cane da Pastore di Tatra in breve
Il Cane da Pastore di Tatra, in polacco Polski Owczarek Podhalański, è il guardiano di greggi dei monti Tatra: 65-70 cm i maschi e 60-65 le femmine, con un mantello uniformemente bianco, corto su testa e arti e lungo su collo e tronco. Il carattere, testuale: temperamento calmo, intelligente e sveglio. E lo standard aggiunge una cosa che si legge di rado: il suo atteggiamento imponente e il suo bell’aspetto ne fanno un buon compagno.
Quanto è grande un Cane da Pastore di Tatra

I maschi vanno dai 65 ai 70 centimetri al garrese e le femmine dai 60 ai 65. Il peso, invece, lo standard non lo indica affatto: nella pratica i maschi stanno fra i 45 e i 60 chili.
L’aspetto generale lo descrive in una riga: di forte e compatta costruzione, dà l’impressione di resistenza e agilità. Non forza bruta: resistenza e agilità.
Sul formato lo standard dice che il cane sta nel rettangolo, quindi è più lungo che alto, e poi aggiunge un dettaglio che quasi nessun altro standard riporta: la lunghezza del corpo, nei maschi, è leggermente inferiore a quella delle femmine.
La testa è asciutta e portata a media altezza sia in movimento che in stazione: né bassa da cane che fiuta, né alta da cane in allarme.
Lo stop deve essere distintamente marcato, ma senza salto brusco: uno stop troppo poco pronunciato è un difetto eliminatorio, ed è uno dei tratti che distinguono questa razza dai suoi parenti bianchi.
Il collo ha una particolarità che si vede subito: la linea superiore del collo è più alta della linea superiore del corpo. Un collo portato orizzontale è un difetto.
E poi c’è il dettaglio dei piedi, descritti con un’immagine bellissima: compatti, di forma ovale come un pugno relativamente grosso, con pelo fra le dita. La mancanza di quel pelo è un difetto: sulla neve fa la differenza.
Il mantello del Cane da Pastore di Tatra

Il pelo di questa razza ha due lunghezze, e la divisione è precisa: corto e fitto su testa, muso, parte anteriore degli arti e dal garretto in giù; lungo e duro al tatto su collo e tronco.
Quel pelo lungo è fitto, diritto o leggermente ondulato, e sotto c’è un sottopelo abbondante. La mancanza di sottopelo è un difetto eliminatorio: senza, un cane che dorme fuori sui Carpazi non ci arriva a primavera.
Sul collo il pelo forma un ricco collare, che è la firma della razza e che nei maschi adulti diventa una vera criniera.
Sulle cosce è lungo e abbondante e sulla coda forma un pennacchio.
Due qualità di pelo sono invece bandite, e sono difetti da squalifica: il pelo arricciato e quello serico. Questo mantello deve essere duro sotto la mano, non morbido.
Sulla manutenzione serve onestà: due spazzolate a settimana tutto l’anno, quotidiane nelle mute, che su un cane bianco di cinquanta chili sono un evento memorabile.
E niente tosature: quel mantello isola dal freddo e riflette il sole, e toglierlo peggiora la vita del cane d’estate invece di migliorarla.
Perché è sempre bianco

Il colore è uno solo: uniformemente bianco. Le macchioline color crema sono indesiderabili, e un mantello con macchie colorate è un difetto da squalifica.
Il motivo non è estetico, ed è lo standard stesso a spiegarlo nel cenno storico: il suo colore tradizionale era il bianco puro, perché i cani bianchi potevano essere facilmente distinti dai predatori come l’orso o il lupo.
È la stessa ragione per cui sono bianchi il Pastore Abruzzese Maremmano, il Cane da Montagna dei Pirenei e il Kuvasz: di notte, in mezzo a un gregge, un pastore deve poter capire in un secondo cosa sta guardando prima di sparare.
Un guardiano bianco, in mezzo a pecore bianche, è anche meno visibile per il lupo che si avvicina. Il colore, in questa famiglia di cani, è un attrezzo di lavoro.
Su tutto il resto lo standard chiede invece pigmentazione scura: il tartufo nero, i bordi delle labbra scuri, le palpebre scure, i cuscinetti e le unghie scure. La poca pigmentazione è un difetto.
Gli occhi devono avere l’iride marrone scuro, e qui c’è il difetto con il nome più bello di tutta la nomenclatura FCI: l’occhio chiaro è chiamato occhio da orso.
Il carattere del Cane da Pastore di Tatra

Il carattere sta in cinque parole: temperamento calmo, intelligente e sveglio. È tutto quello che lo standard dice, e per una volta basta.
Calmo è la parola che definisce questa razza, e la distingue da altri guardiani più reattivi. Il Podhalański non si agita: osserva, valuta e si muove solo quando serve.
Chi lo conosce racconta un cane che passa metà della giornata sdraiato in un punto da cui si vede tutto. Non è pigrizia: è il modo di lavorare di un guardiano.
Sveglio è l’altra faccia: quella calma non è distrazione. Registra tutto e sa esattamente cosa succede nel suo territorio.
Lo standard aggiunge una frase che nei guardiani è rara, e sta nella voce utilizzazione: il suo atteggiamento imponente e il suo bell’aspetto ne fanno un buon compagno. La FCI lo classifica come cane da pastore e da guardia, ma riconosce apertamente che è anche un cane di famiglia.
Con la famiglia è affettuoso e tollerante, e con i bambini di casa è generalmente paziente. La mole, però, resta quella: cinquanta chili che si girano spostano un bambino senza volerlo.
Con gli estranei è riservato ma non ostile: valuta, tiene le distanze e raramente esagera.
L’aspetto da mettere in conto è l’indipendenza. Come tutti i guardiani di greggi, è stato selezionato per decidere da solo di notte, e non aspetta ordini.
Due cose che lo standard elenca come difetti da squalifica dicono molto su cosa non deve essere: il carattere nervoso e il cane timido o chiaramente aggressivo. Un buon Podhalański è un cane tranquillo.
E poi c’è la voce. È un guardiano notturno e abbaia: chi ha vicini a poca distanza deve saperlo prima.
Tatra, Maremmano, Kuvasz: la famiglia dei guardiani bianchi

Il Cane da Pastore di Tatra appartiene a una famiglia che attraversa tutta l’Europa: i guardiani bianchi di greggi, cani grandi e calmi che vivono in mezzo alle pecore e che il colore rende riconoscibili al buio.
Lo standard stesso li mette in fila: è uno dei cosiddetti cani da montagna discendenti dal Mastino Tibetano, e la sua storia segue quella di cani simili di Repubblica Ceca, Ungheria e Romania.
In Ungheria c’è il Kuvasz, che gli somiglia parecchio, con un pelo più ondulato e un temperamento generalmente più reattivo.
In Italia il parente è il Cane da Pastore Abruzzese Maremmano, che fa esattamente lo stesso mestiere sui nostri Appennini ed è di taglia molto simile.
In Francia c’è il Cane da Montagna dei Pirenei, più pesante e con le famose doppie speronature; nei Balcani il Cane da Pastore di Ciarplanina, che però non è bianco.
Sono cani che si somigliano perché fanno lo stesso lavoro, non perché discendono l’uno dall’altro: la forma segue la funzione, e la funzione qui è stare in mezzo a un gregge e convincere un lupo a cambiare idea.
Una differenza formale da notare: la FCI classifica il Pastore di Tatra nel gruppo 1, quello dei cani da pastore, come il Maremmano. Il Ciarplanina e il Pastore dei Pirenei stanno invece nel gruppo 2, fra i molossoidi.
Quanto vive un Cane da Pastore di Tatra e di cosa si ammala

La vita media si colloca intorno agli 11-13 anni, che per un cane di questa taglia è un buon dato: è una razza rustica, allevata a lungo solo per il lavoro.
Il primo controllo sono le lastre di anche e gomiti: su un cane che arriva a cinquanta chili sono la richiesta minima.
Il secondo sono gli occhi, e lo standard indica la direzione: l’ectropion, la palpebra rovesciata verso l’esterno, è un difetto eliminatorio.
Il terzo è la torsione dello stomaco, il rischio classico dei cani grandi con il torace profondo: pasti divisi e mezz’ora di calma prima e dopo.
Il quarto è la crescita. Nei primi diciotto mesi niente salti, niente scale a ripetizione e niente corse forzate: le articolazioni di un futuro cinquantenne si proteggono da cuccioli.
Il quinto è il caldo, ed è il fattore italiano. Questo mantello è nato per i Carpazi: d’estate servono ombra, acqua fresca e uscite all’alba e al tramonto.
Il sesto è la pelle: un sottopelo abbondante non spazzolato si infeltrisce e trattiene umidità, e sotto i nodi arrivano le dermatiti.
A chi è adatto il Cane da Pastore di Tatra
È adatto a chi ha bestiame: è il mestiere per cui esiste, e lo standard è esplicito nel dire che era usato per la guardia del gregge più che per la conduzione.
È adatto a chi ha una proprietà da custodire e uno spazio recintato serio.
È adatto a chi apprezza un cane calmo: fra i guardiani è uno dei più tranquilli, e il carattere nervoso è un difetto da squalifica.
È adatto a chi accetta un cane indipendente, che valuta prima di eseguire.
È adatto a chi vive in zone fresche o in collina: quel mantello è nato per la neve.
È adatto anche come cane di famiglia, e lo dice lo standard stesso: il suo atteggiamento imponente e il suo bell’aspetto ne fanno un buon compagno. Ma resta un guardiano.
Non è adatto alla vita in appartamento, né ai primi cani.
Non è adatto a chi non ha voglia di spazzolarlo due volte a settimana per dodici anni.
E non è adatto a chi lo vuole subito: in Italia sono nati 11 cuccioli in sei anni.

