Addestramento ed educazione del Cane da Pastore di Ciarplanina
Come si cresce un guardiano di greggi che decide da solo
Lo standard usa una parola che spiega l’intero approccio a questa razza: incorruttibile. È un cane che non si compra, non si intimidisce e non si convince: si conquista, e poi si rispetta.
In questa pagina: le priorità dei primi mesi, come si inserisce con il bestiame, quanto movimento serve e gli errori che si pagano.
Sommario
Le priorità dei primi mesi

La prima priorità è la socializzazione, e in un guardiano l’obiettivo va detto in modo onesto: non diventerà un cane socievole, ma può diventare un cane gestibile.
Concretamente: persone, luoghi, rumori, veterinario, macchina, città, altri cani. Tutto con calma, senza forzare i contatti e lasciando che il cucciolo osservi prima di avvicinarsi.
La seconda priorità è il maneggiamento, e ha una ragione pratica: dovrà farsi spazzolare due volte a settimana per dodici anni. Si insegna quando pesa otto chili, non quando ne pesa quaranta.
La terza è il guinzaglio. Con un cane che arriverà a quarantacinque chili, la condotta va costruita presto e mantenuta sempre.
La quarta è la crescita: nei primi diciotto mesi niente salti, niente scale a ripetizione, niente corsa forzata. Le articolazioni di un futuro quarantenne si proteggono da cuccioli.
Sul metodo: rinforzo positivo, senza eccezioni. Con un cane il cui standard dice sguardo sereno ma penetrante che non mostra mai paura, la durezza è semplicemente inefficace, oltre che sbagliata.
E una regola di realismo sul richiamo: un guardiano di greggi non avrà mai il richiamo di un cane da riporto. Si costruisce, si paga bene e si sta comunque attenti a dove lo si lascia libero.
Il lavoro con il bestiame e le regole della casa
Se hai pecore, capre o bovini, questa razza fa il mestiere per cui è nata, e il percorso è diverso da qualunque addestramento sportivo.
L’inserimento si fa da cucciolo: il cane cresce con gli animali, li conosce da subito e li considera parte del suo gruppo. Meglio ancora se accanto a un cane adulto che già lavora e che gli fa da maestro.
Nei primi mesi va sorvegliato: un cucciolo può giocare con gli agnelli e fare danni senza cattive intenzioni. È una fase, e va gestita con calma.
Quello che non va fatto è trasformarlo in un cane da compagnia e poi metterlo con il gregge a due anni. In quel caso il legame con gli animali non si costruisce più.
Se invece il gregge non c’è, valgono le regole di ogni guardiano. La prima è la recinzione: alta, solida, con un cancello che non si apre da fuori.
La seconda riguarda le visite: le persone nuove non entrano a sorpresa. Si esce con il cane, si fa l’incontro fuori e si rientra insieme.
La terza è la notte. Questo cane lavora al buio e usa la voce: chi ha vicini ravvicinati deve mettere in conto qualche discussione.
E la quarta è la coerenza: con un cane indipendente le regole devono essere sempre le stesse per tutti i membri della famiglia.
Quanto movimento serve

Meno di quanto immagini chi guarda la taglia, più di quanto pensi chi lo lascia in giardino. La misura ragionevole è un’ora al giorno di passeggiate vere, in due uscite.
Non è un cane sportivo. Lo standard descrive un passo lungo ed elastico e il trotto come andatura abituale: è costruito per stare in piedi tutto il giorno, non per correre.
Le passeggiate servono soprattutto alla testa. Un guardiano che non esce mai dalla sua proprietà diventa un cane che non sa distinguere niente di quello che sta fuori.
La ricerca olfattiva è l’attività che rende di più: stanca senza caricare le articolazioni e si può fare in giardino.
Il dog trekking è perfetto per la sua struttura, ma solo da adulto e nelle stagioni fresche. In montagna, con il clima giusto, questo cane cammina per ore.
Le attività di attivazione mentale sono la soluzione buona per i mesi caldi, che in Italia sono molti.
Quello che non funziona sono gli sport di velocità e di salto: agility, frisbee e corsa dietro alla bicicletta, su un cane di questa mole, sono un danno annunciato.
E la cosa più importante: questo cane ha bisogno di un compito. Un gregge, una proprietà, una famiglia da tenere d’occhio. Un guardiano senza niente da guardare è un cane che si annoia, e un guardiano annoiato abbaia.
Il pelo e la gestione quotidiana

Con un mantello che al garrese misura 10-12 centimetri e un sottopelo abbondante, la routine è semplice ma non si salta: due spazzolate a settimana, quotidiane nelle mute.
Servono due strumenti: un rastrello per il sottopelo e una cardatrice per il pelo di copertura. Si lavora a strati, sollevando il pelo fino ad arrivare alla pelle.
I punti dove si formano i nodi sono la criniera sul collo, dietro le orecchie, le culottes dietro le cosce e la coda.
Le mute di primavera e autunno, su un cane di quaranta chili, sono impressionanti: il sottopelo viene via a ciocche e va tolto tutto, altrimenti si infeltrisce e trattiene umidità.
Non si tosa. Su testa, orecchie e parte anteriore degli arti il pelo è già corto per natura; sul resto è protezione dal freddo e dal sole. E lo standard squalifica i cani con il pelo sotto i sette centimetri.
Il bagno serve raramente: è un cane rustico, e un mantello messo via umido è un problema di pelle in arrivo.
Le orecchie sono a V, ricadenti e aderenti alle guance: vanno controllate ogni settimana.
I piedi vanno guardati dopo le uscite in campagna, e da aprile a luglio si cercano i forasacchi, che nel pelo lungo si nascondono benissimo.
Gli errori tipici con un Cane da Pastore di Ciarplanina
Prenderlo senza un compito. Un guardiano senza niente da guardare si inventa qualcosa, e di solito è abbaiare.
Aspettarsi obbedienza immediata. È un cane che valuta prima di eseguire: funziona così da secoli.
Usare le maniere forti. Con un cane che non mostra mai paura si ottiene solo di perdere la sua fiducia.
Saltare la socializzazione. Non lo renderà socievole, ma lo renderà gestibile.
Sottovalutare la recinzione. È il primo investimento, non l’ultimo.
Metterlo con il gregge da adulto. Il rapporto con gli altri animali si costruisce da cuccioli.
Tosarlo d’estate. Servono ombra e acqua, non le forbici.
Dimenticare la spazzola. Dodici centimetri di pelo non si tengono da soli.

