Carattere e descrizione del Canadian Eskimo Dog
Taglia, il pelo artico, i colori e un temperamento che lo standard descrive senza sconti
Lo standard del Canadian Eskimo Dog contiene la frase più onesta che si possa leggere in un testo FCI: questo cane non va considerato un animale domestico, ma piuttosto un cane primitivo addomesticato dagli Inuit per compiti specifici in un ambiente artico ostile.
In questa pagina: quanto è grande, i numeri del suo lavoro, il mantello da 15 centimetri, perché tutti i colori sono ammessi, il carattere vero e a chi è adatto.
Sommario
Il Canadian Eskimo Dog in breve
Il Canadian Eskimo Dog, il qimmiq degli Inuit, è un cane nordico da slitta canadese: 58-70 cm e 30-40 kg i maschi, 50-60 cm e 18-30 kg le femmine. Ha un pelo doppio con giarra dura e rigida lunga da 7 a 15 cm e tutti i colori sono ammessi. Il carattere, testuale: ha una risposta quasi eccessiva a qualsiasi stimolo… per questo motivo il cane deve essere un compagno per adulti e non va considerato un cane per bambini.
Quanto è grande un Canadian Eskimo Dog

I maschi vanno dai 58 ai 70 centimetri al garrese per 30-40 chili, le femmine dai 50 ai 60 per 18-30. È una delle differenze di taglia fra i sessi più marcate di tutta la cinofilia.
Ma i numeri che descrivono questo cane non sono quelli della taglia: sono quelli del lavoro, e lo standard li mette nella prima riga.
Ogni cane era capace di trainare fra i 45 e gli 80 chili, coprendo distanze da 15 a 70 miglia al giorno, cioè fino a più di cento chilometri.
D’estate, quando la neve spariva, lo stesso cane diventava cane da soma e portava fino a 15 chili sulla schiena.
Il collo e il torace sono spessi e potenti, e la costruzione è quella di un cane da tiro: forza prima che velocità, il contrario di quello che si chiede oggi ai cani da corsa su slitta.
C’è poi un effetto ottico che lo standard descrive espressamente: nei maschi il pelo forma una criniera su spalle e collo che li fa sembrare molto più grandi e più alti al garrese di quanto siano realmente.
È il motivo per cui, dal vivo, un maschio di questa razza sembra un cane da settanta chili anche quando ne pesa trentacinque.
Il pelo artico e la muta di agosto

Il mantello è l’attrezzatura di sopravvivenza di questo cane, e lo standard lo descrive con misure precise: la giarra è dura e rigida e varia da 7 a 15 centimetri di lunghezza, con un sottopelo molto denso.
Quel sottopelo, dice il testo, serve a dare un’eccellente protezione nelle condizioni invernali più estreme. Parliamo di cani che dormivano fuori, sulla neve, a quaranta gradi sotto zero.
La muta ha una particolarità che chi lo prende deve conoscere: è annuale, non due volte l’anno come nella maggior parte dei cani nordici, e avviene di solito in agosto o settembre.
E soprattutto è concentrata: durante la muta il sottopelo viene via a ciuffi nel giro di pochi giorni. Non è una perdita graduale, è uno smontaggio.
Le femmine hanno in genere un mantello più corto, anche perché fanno una muta in più dopo il parto.
Sul colore lo standard dice una cosa che non si legge quasi mai: nessun colore o disegno deve dominare nella razza.
Non è una svista: è una scelta di conservazione. In una razza ridotta a poche centinaia di soggetti, selezionare per colore vorrebbe dire buttare via metà del pool genetico. Così sono ammessi il bianco, il nero, il grigio, il rosso, il fulvo e tutte le combinazioni.
L’unica esclusione è l’albinismo: anche il cane completamente bianco deve avere la pigmentazione intorno a occhi, tartufo e labbra.
Il lavoro: slitta, foche e orsi polari

La casella dell’utilizzazione di questo standard è una delle più straordinarie della nomenclatura, perché descrive un cane che faceva tre mestieri diversi in un posto dove sbagliare significava morire.
Il primo era il traino: da 45 a 80 chili per cane, da 15 a 70 miglia al giorno. Una squadra di dieci cani spostava mezza tonnellata su un ghiaccio senza strade.
Il secondo è quello che colpisce di più: il cane serviva a localizzare i fori di respirazione delle foche. Sulla banchisa, la foca respira attraverso buchi coperti di neve, invisibili a occhio umano; il cane li trovava con il naso, e il cacciatore poteva appostarsi.
Il terzo è ancora più estremo: come cane da caccia attaccava e teneva a bada il bue muschiato e l’orso polare per i cacciatori inuit.
Tenere a bada un orso polare non vuol dire affrontarlo: vuol dire circondarlo, distrarlo e impedirgli di caricare, mentre l’uomo si avvicina. È un lavoro che richiede coraggio e coordinamento di gruppo.
C’è infine una riga sull’alimentazione che non si trova in nessun altro standard: come cane primitivo è una razza principalmente carnivora, la cui dieta naturale consisteva di foca, tricheco, pesce o caribù.
È un’informazione pratica, non folkloristica: questi cani hanno un metabolismo abituato a grassi e proteine animali, e vanno alimentati di conseguenza.
Il carattere del Canadian Eskimo Dog

Il paragrafo sul temperamento è lungo, dettagliato e sorprendentemente onesto. Apre così: il temperamento deve riflettere la razza dura e da lavoro che è. Non va considerato un animale domestico.
Poi però smonta il pregiudizio opposto: in generale l’adulto è gentile e affettuoso con la persona media, e gradisce le attenzioni. Anche con gli estranei questi cani raramente sono scostanti.
La descrizione continua con una sfumatura bellissima: di solito mostrano una tranquilla amichevolezza e una curiosità innocua, oppure diventano completamente distanti. Nessuna via di mezzo, e nessuna aggressività.
Il tratto centrale è il branco: il cane è molto orientato al branco, e se cresciuto in gruppo i ruoli dominanti e subordinati verranno recitati sotto la guida di un cane capo.
Lo standard aggiunge una precisazione che pochi testi si permettono: non è raro vedere cicatrici da battaglia o orecchie strappate su cani provenienti da canili in cui i cani sono allevati in gruppo. Non lo giudica: lo constata.
E poi arriva la frase che dovrebbe leggere chiunque pensi di prenderne uno: rispetto alle razze domestiche moderne, il Canadian Eskimo Dog ha una risposta quasi eccessiva a qualsiasi stimolo, che sia cibo, lavoro, difesa o gioco.
La conclusione è esplicita: per questo motivo il cane deve essere un compagno per adulti e non va considerato un cane per bambini. È una delle poche razze in cui lo standard stesso pone questo limite.
Canadian Eskimo Dog, Malamute e Husky: le differenze

Sono tutti e tre cani nordici da slitta e da lontano si somigliano, ma hanno storie e usi diversi, e soprattutto una differenza enorme di diffusione.
L’Alaskan Malamute è il parente più vicino per struttura: cane da tiro pesante, potente, con una taglia simile. La differenza sta nei colori, perché il Malamute ha una gamma ristretta e la maschera facciale, mentre nel Canadian Eskimo Dog nessun colore deve dominare.
Il Siberian Husky è un altro mestiere: più leggero, più veloce, costruito per correre a lungo con carichi modesti. Il canadese è costruito per trainare tanto e lentamente.
Il Samoiedo viene dalla Siberia ed è un cane più polivalente, usato anche con le renne e come cane di famiglia: è di gran lunga il più adatto alla vita domestica dei tre.
La differenza che conta, però, è un’altra: Malamute, Husky e Samoiedo sono razze mondiali, con migliaia di cani. Il Canadian Eskimo Dog è una delle razze più rare del pianeta: al Canadian Kennel Club risultano circa trecento cani registrati in tutto.
C’è poi il Cane della Groenlandia, che è il parente più stretto in assoluto: stessa origine artica, stesso mestiere, e per molti studiosi la stessa popolazione divisa da un confine amministrativo.
Sul carattere, infine, il canadese è quello che lo standard descrive nel modo più netto: un cane da lavoro con una reattività fuori scala, non un cane di casa.
Quanto vive un Canadian Eskimo Dog e di cosa si ammala

È un cane rustico con una vita media intorno ai 10-13 anni, e non ha patologie ereditarie che lo caratterizzino. Il problema sanitario numero uno, però, è un altro e viene dalla sua storia: il pool genetico.
Una razza ricostruita negli anni Settanta a partire da meno di duecento cani, e che oggi ne conta circa trecento registrati, ha una base riproduttiva strettissima. Il coefficiente di consanguineità è la prima domanda da fare, e non è pignoleria.
Il secondo controllo sono le anche: su un cane da tiro di trentacinque chili che deve lavorare per anni, le lastre sono la richiesta minima.
Il terzo tema è l’alimentazione, ed è insolito trovarlo in uno standard: questa è una razza principalmente carnivora, abituata a foca, pesce e caribù. Non significa che vada alimentata con la foca, significa che regge male le diete povere di proteine e grassi animali.
Il quarto è il caldo, e in Italia è il vincolo più serio. Un cane con quindici centimetri di pelo e un sottopelo da inverno artico, in una giornata di luglio in pianura, è in difficoltà oggettiva.
Il quinto è la muta: una sola all’anno, in agosto o settembre, ma imponente. Per qualche giorno il sottopelo viene via a ciuffi e serve spazzolare tutti i giorni.
L’ultimo tema è la salute mentale. Un cane da tiro con una risposta quasi eccessiva a qualsiasi stimolo, tenuto in un giardino senza lavoro, non è un cane annoiato: è un cane che si distrugge.
A chi è adatto il Canadian Eskimo Dog
È adatto a chi lavora con i cani da slitta: sleddog, carting, scooter, tiro. È l’unico contesto in cui questa razza sta bene.
È adatto a chi vive in una zona fredda o comunque può gestire un cane artico per tutta l’estate.
È adatto a chi ha esperienza di cani nordici e sa cosa vuol dire un cane orientato al branco con gerarchie marcate.
È adatto a chi accetta un cane indipendente: amichevole, curioso, per niente diffidente, ma non un cane da obbedienza.
Non è adatto alle famiglie con bambini piccoli: lo dice lo standard, non un’opinione.
Non è adatto alla vita in appartamento o in un giardino senza lavoro: la risposta quasi eccessiva a ogni stimolo senza sfogo diventa un problema serio.
E non è adatto a chi lo vuole subito: è una delle razze più rare del mondo, in Italia ne nascono meno di dieci all’anno e c’è un solo allevamento.

