Addestramento ed educazione della Brandlbracke

Un cane che deve imparare due lavori diversi, la voce e la traccia

Educare una Brandlbracke vuol dire lavorare su due binari: da una parte il segugio che va sciolto e dà voce, dall’altra il cane da traccia che lavora al guinzaglio lungo e in silenzio. Sono due mestieri, e vanno insegnati come tali.

In questa pagina: le priorità dei primi mesi, il richiamo, come si comincia sulla traccia, quanto movimento serve e la manutenzione.

Sommario

Le priorità dei primi mesi

Cucciolo di segugio del Tirolo nero focato

La prima priorità è la socializzazione con le persone. Un cucciolo cresciuto in un canile di montagna con altri cani vede poca gente nei mesi che contano, e lo standard mette il temperamento timido fra i difetti.

La seconda è il guinzaglio, e in questa razza serve doppiamente: il cane dovrà lavorare con dieci metri di corda dietro, e prima impara a gestirla meglio è.

La terza è la voce. Dare voce è metà del suo mestiere e non si cancella, ma si può insegnare quando basta: si premia il silenzio dopo il segnale invece di sgridare il rumore.

La quarta è la solitudine. È un cane da cacciatore, abituato a stare in gruppo: se vive in famiglia da solo, le assenze vanno allenate presto.

Sul metodo: rinforzo positivo e sessioni brevi, in un posto noioso. È un cane dal temperamento gradevole, collaborativo e non conflittuale, ma con il naso acceso smette semplicemente di ascoltare.

Voce e traccia: due lavori, due comandi

La cosa più importante da capire con questa razza è che i suoi due mestieri richiedono due atteggiamenti opposti. Sciolto, il cane deve andare avanti e abbaiare. Al guinzaglio lungo sulla traccia, deve andare piano e stare zitto.

Insegnare la differenza è possibile e in Austria si fa da sempre, ma va fatto con segnali chiari: la pettorina da traccia si mette solo quando si lavora sul ferito, il collare da seguita solo quando si va a caccia. Il cane impara dall’attrezzatura prima che dalla voce.

Il lavoro sulla traccia si comincia da cuccioli, con piste artificiali corte e la regola d’oro che il cane trovi sempre. Poi si allunga, poi si invecchia la traccia, poi si complica.

La parte difficile non è il naso, che c’è già: è la calma. Un cane che tira e corre salta i punti difficili, un cane che lavora lento risolve piste che sembrano perse.

Sul richiamo vale la regola di tutti i segugi: si lavora ogni giorno e non si raggiunge mai la perfezione. Recinzione seria, long line negli spazi aperti, microchip e medaglietta.

Chi non caccia può comunque dare a questo cane il suo mestiere: il mantrailing è la stessa cosa in versione sportiva, e le prove di pista di sangue in Italia esistono e sono organizzate.

Un consiglio pratico che vale doppio con le razze poco diffuse: cerca un istruttore che conosca i cani da traccia. Impostare male i primi mesi su una pista costa anni.

Quanto movimento serve e cosa gli piace fare

Brandlbracke nero focato in posizione di stand su fondo bianco

Serve molto, e serve in montagna se possibile. Lo standard parla di lavoro pesante in alta montagna: due giri dell’isolato per un cane così non contano come movimento.

L’asticella ragionevole fuori stagione è due ore al giorno fra camminata, esplorazione in sicurezza e lavoro di naso.

Il dog trekking è la sua dimensione naturale: salite, discese, terreno vario e giornate lunghe. È un cane che in montagna si stanca meno di chi lo porta.

La pista di sangue è l’attività per cui è nato: al guinzaglio lungo, su tracce invecchiate, con un conduttore che impara a leggerlo.

Il mantrailing è la versione praticabile ovunque, e per un cane da traccia è quasi la stessa cosa.

Il nose work serve per la quotidianità e per i giorni brutti: dieci minuti di ricerca valgono mezz’ora di passeggiata.

Il canicross funziona bene per la parte atletica, con un cane adulto e allenato. Quello che non serve, invece, sono le discipline di obbedienza formale: non è quello che lo rende felice.

Il pelo e la manutenzione

Il pelo è liscio, aderente, fitto, pieno, elastico, lungo circa due centimetri: una spazzolata a settimana con un guanto di gomma e la manutenzione è finita.

Non c’è toelettatura, non c’è stripping, non ci sono tosature. È uno dei mantelli più semplici da gestire di tutto il gruppo 6.

Le orecchie sono l’unico punto che chiede costanza: pendenti e appoggiate piatte alla testa, su un cane che vive a naso basso. Si guardano ogni settimana e si asciugano dopo pioggia e neve.

I piedi vanno controllati dopo ogni uscita in montagna: lo standard li vuole con cuscinetti grandi e forti, ma la roccia consuma e le radici tagliano.

Le unghie devono essere nere e forti, e in un cane che lavora su terreno duro si consumano da sole. In un cane che vive su un prato, no.

Sul peso serve attenzione fuori stagione, e la regola è quella di sempre: le costole si devono sentire passando la mano.

Un’ultima cosa che riguarda il colore: il pelo nero scalda. In estate, in pianura, un cane nero al sole soffre più di uno chiaro: uscite presto la mattina e nel tardo pomeriggio.

Gli errori tipici con una Brandlbracke

Confondere i due lavori. Sciolto deve abbaiare, sulla traccia deve stare zitto: servono segnali diversi.

Fidarsi del richiamo. Con un segugio sulla traccia non esiste: recinzione e long line.

Volergli togliere la voce. È metà del suo mestiere: si indirizza, non si cancella.

Tenerla in appartamento in città. Senza montagna e senza naso diventa un cane frustrato.

Avere fretta sulle tracce. Nei primi mesi il cane deve trovare sempre.

Dimenticare le orecchie. Pendenti e sempre nel sottobosco: controllo settimanale.

Farla ingrassare fuori stagione. Nove mesi di riposo si vedono tutti.