Allevamento del Bobtail
Quanto costa un cucciolo, il test MDR1 e gli otto allevamenti italiani
Il Bobtail in Italia si trova: 586 cuccioli iscritti all’ENCI fra il 2015 e il 2024 e otto affissi attivi in quattro regioni. È una delle poche razze vulnerabili in patria che da noi se la passa bene.
In questa pagina: quanto costa e quanto costa mantenerlo, le quattro prove sanitarie da chiedere, il test MDR1 che può salvargli la vita e i numeri anno per anno.
Sommario
Quanto costa un cucciolo di Bobtail
Un cucciolo con pedigree costa in Italia fra i 1.200 e i 2.000 euro. Con otto allevamenti attivi e una media di quasi sessanta cuccioli l’anno, è una razza che si trova senza attese impossibili.
Nel prezzo di un allevatore serio ci sono la prima vaccinazione, il microchip, le sverminazioni, l’iscrizione al libro genealogico, i controlli sanitari dei riproduttori e due mesi di cucciolata cresciuta in mezzo alla gente.
Il mantenimento, però, è la voce che va guardata: parliamo di un cane fra i 27 e i 45 chili, quindi 90-140 euro al mese solo di cibo e ordinaria amministrazione.
E poi c’è la toelettatura. Se ci si affida a un professionista, sono 80-150 euro ogni sei o otto settimane, cioè fra i 600 e i 1.200 euro l’anno. Se si fa in casa, il costo è zero in euro ma è alto in tempo: il Kennel Club indica la spazzola tutti i giorni.
Chi non mette in conto questa voce compra un cane che dopo un anno è infeltrito e va rasato a zero. Ha senso essere onesti con se stessi prima, non dopo.
Le quattro prove da chiedere all’allevatore

Il programma CHIC del club americano chiede quattro prove sui riproduttori: anche, occhi, tiroide e test BAER per la sordità congenita.
Le anche si valutano dai due anni in su, con lastra ufficiale. In un cane di questa mole è la prova più importante dal punto di vista ortopedico.
Gli occhi vanno controllati da uno specialista ogni anno fino ai cinque, poi ogni due. Chiedi la data del referto, non solo l’esito: un controllo di sei anni fa non dice niente.
La tiroide segue la stessa cadenza: la tiroidite autoimmune è nella lista dei problemi documentati della razza.
Il test BAER misura l’udito e serve a identificare la sordità congenita, che in una razza con tanto bianco sulla testa non è un dettaglio. Si può fare sui cuccioli.
Il Kennel Club britannico aggiunge alle buone pratiche lo schema ufficiale dei gomiti e la diversità genetica, e fra le pratiche migliori mette i test del DNA per la discinesia ciliare primaria e per il multiocular defect, che entrerà nelle linee guida da dicembre 2026.
Ultima domanda, che vale sempre: dove sono cresciuti i cuccioli? Due mesi in mezzo ai rumori di casa valgono più di qualsiasi corso.
Il test MDR1: la cosa più utile da sapere su questa razza
L’MDR1 non è una malattia: è una mutazione che riguarda la proteina incaricata di espellere farmaci e tossine dal cervello. Nei cani che la portano quella pompa non funziona, e alcuni farmaci comuni, a dose normale, diventano pericolosi.
Il club americano della razza mette il test del DNA per l’MDR1 fra i minimi richiesti ai riproduttori, insieme a quello per il collasso indotto dall’esercizio. È un test che si fa una volta nella vita, con un prelievo o un tampone.
I farmaci da conoscere sono pochi ma importanti. L’ivermectina è tossica ad alte dosi nei cani mutati, mentre la dose usata per la profilassi della filaria è considerata sicura anche in loro. La loperamide, il principio attivo dell’antidiarroico più comune, va evitata in tutti i cani con la mutazione.
Poi ci sono l’acepromazina, che dà sedazione prolungata, l’emodepside e l’eritromicina, che possono dare segni neurologici. Selamectina, milbemicina e moxidectina, alle dosi da profilassi, sono sicure.
Cosa farne, in pratica: fate il test, tieni il referto e ditelo sempre al veterinario, soprattutto prima di un’anestesia o quando vi prescrivono un antiparassitario. Un cane mutato non è un cane malato: è un cane che va curato con altri farmaci.
E quando comprate, chiedi lo stato dei due genitori: è un’informazione che un allevatore serio ha già pronta.
Dove si trova un Bobtail in Italia
Gli affissi attivi sono otto, e la distribuzione è insolita perché copre bene anche il sud. Tre sono in Emilia Romagna (uno in provincia di Ferrara e due in provincia di Ravenna), due in Toscana (Pistoia e Livorno), due in Lombardia (Monza Brianza e Bergamo) e uno in Calabria (Cosenza).
L’elenco aggiornato si consulta sul sito dell’ENCI, nella sezione degli allevatori con affisso.
I numeri anno per anno raccontano una razza stabile: dai 29 cuccioli del 2015 si passa ai 77 del 2016 e ai 73 del 2017, si tocca il massimo con 86 nel 2021 e si chiude con 58 nel 2024.
Se non trovi posto in lista, l’alternativa è l’estero. Attenzione però a un punto: nel Regno Unito, la patria della razza, i cuccioli sono pochissimi (227 registrati nel 2020, il minimo dal 1961), quindi le liste d’attesa lì sono ancora più lunghe che da noi.
In caso di importazione, il pedigree straniero si fa trascrivere all’ENCI presentando il documento originale rilasciato dal kennel club del paese di nascita.

