Addestramento ed educazione del Barzoi

Un cane che decide, e che quando parte non vi sente più

Educare un Barzoi vuol dire accettare due cose. La prima è che l’atteggiamento verso le persone, per standard, è neutrale o amichevole: nessuna smania di compiacere. La seconda è che quando parte all’inseguimento, all’impatto ben evidente, il richiamo non esiste.

In questa pagina: le priorità dei primi mesi, il rapporto con gatti e cani piccoli, quanto movimento serve, gli sport adatti e come si tiene quel pelo.

Sommario

Le priorità dei primi mesi

Due Barzoi che giocano fra loro su un prato

La prima priorità è la socializzazione, ed è delicata: un cane neutrale di natura, se non incontra il mondo nei mesi giusti, diventa un adulto diffidente. Lo standard mette l’eccessivamente timido fra i difetti eliminatori.

La seconda è la gestione della crescita, e riguarda le articolazioni. Un cucciolo che in un anno arriva a ottanta centimetri non deve fare scale, salti, corse forzate o giochi con cani molto più pesanti. Il movimento libero su erba, sì; tutto il resto, con misura.

La terza è il guinzaglio, da insegnare quando il cane pesa quindici chili e non quaranta. Con un levriero si usa la pettorina, mai il collare a strangolo: il collo è sottile e la trachea è vicina.

La quarta è il rapporto con i piccoli animali, e va cominciato da subito. Non si cancella un istinto di cinque secoli, ma un cucciolo cresciuto con un gatto in casa impara che quel gatto lì fa parte del branco. Quello del vicino, che scappa, è un’altra storia.

Sul metodo: rinforzo positivo, e nessuna durezza. Il Barzoi è un cane sensibile e orgoglioso; con i modi bruschi non si ribella, si spegne e smette di collaborare. Sessioni corte, richieste sensate, e la disponibilità ad accettare un no.

Il richiamo, i gatti e la recinzione

Barzoi crema sdraiato al sole

Con un levriero il richiamo in campo aperto non è affidabile, e chi ti dice il contrario non ha mai visto un Barzoi partire. Lo standard descrive il passaggio dalla camminata al pieno galoppo: fra il momento in cui vede e il momento in cui è lontano cento metri passano due secondi.

Questo non vuol dire non lavorarci. Vuol dire lavorarci ogni giorno sapendo che il risultato è un cane che torna quando non ha visto niente di interessante, e organizzare tutto il resto di conseguenza.

La recinzione non è un optional: deve essere alta, senza appoggi e senza vie di fuga. Un Barzoi in accelerazione non si ferma davanti a un cancello socchiuso.

Per la corsa libera servono spazi chiusi: campi cinofili recintati, aree grandi e sicure. È un cane che ha bisogno di galoppare, e non può farlo al guinzaglio.

Sui gatti e sui cani molto piccoli la regola è la stessa: convivenza possibile e spesso serena in casa, gestione obbligatoria fuori. Un animale che scappa attiva una sequenza automatica, e la sequenza è più veloce di te.

Un aiuto pratico che molti proprietari di levrieri usano è la museruola nelle aree cani e nei primi tempi. Non è un giudizio sul cane: è una precauzione che permette di lasciarlo libero senza ansia.

E poi c’è la cosa che nessuno dice: un Barzoi che ha corso, una o due volte a settimana, è un cane infinitamente più gestibile. La corsa non è un lusso, è la valvola.

Quanto movimento serve e cosa gli piace fare

Due Barzoi presentati insieme in esposizione

Meno di quanto si pensi, ma di un tipo preciso. Un Barzoi adulto non è un cane da resistenza: è un cane da scatto. Lo standard lo dice descrivendo le andature tipiche: trotto lento e persino camminata finché non c’è niente da inseguire.

Nella pratica servono un’ora e mezza al giorno di passeggiate tranquille, più una o due sessioni di corsa libera a settimana in uno spazio sicuro. Il resto della giornata il cane dorme, e non è pigrizia: è come è fatto.

Il lure coursing è l’attività per cui questo cane esiste: si insegue uno zimbello trascinato su un percorso a strappi, che simula la fuga di una lepre. Vedere un Barzoi in coursing è il modo migliore per capire la razza.

Il racing per levrieri, cioè la corsa in pista, è l’altra disciplina ufficiale. Va detto che il Barzoi è più a suo agio sul percorso vario del coursing che sulla pista tonda, dove i levrieri più corti sono avvantaggiati.

Il dog trekking funziona bene con un cane adulto e ben allenato: è resistente al freddo e cammina volentieri.

Il nose work è un’aggiunta utile per la testa, anche se non è la sua materia: un levriero caccia a vista, non a naso, ma le attività olfattive lo stancano lo stesso.

Quello che non funziona sono le discipline con molte ripetizioni e obbedienza formale, dove il Barzoi si annoia in fretta e smette di partecipare. Meglio poche richieste, chiare, ben pagate.

Il pelo, le frange e la manutenzione

Il pelo è lungo, morbido, setoso, ondulato o a grandi riccioli, con frange su collo, torace, ventre, dietro le zampe e sotto la coda. Sembra impegnativo e invece, sorprendentemente, non lo è troppo.

Due spazzolate a settimana bastano per gran parte dell’anno, con un pettine a denti larghi che arrivi sotto le frange. Nei periodi di muta serve molto di più, perché il sottopelo si stacca e resta intrappolato.

I punti dove si formano i nodi sono sempre gli stessi: dietro le orecchie, sotto le ascelle, sulle culotte e alla base della coda. Chi controlla quei quattro punti due volte a settimana non ha mai problemi.

Non si tosa. Mai. Quel mantello isola dal freddo e dal sole, e in una razza nata per l’inverno russo tagliarlo è un danno.

Le unghie vanno tenute in ordine ma non accorciate troppo: lo standard le vuole lunghe, forti, che toccano il suolo, ed è così che il cane fa presa in corsa.

Sui denti serve attenzione, come in tutti i cani con la testa lunga e stretta: spazio ridotto, tartaro facile.

Un dettaglio da levrieri che chi arriva da altre razze non si aspetta: il Barzoi ha pochissimo grasso e sente il freddo umido più di quanto la mole faccia pensare. Un cappottino in inverno, per un cane che non si muove al guinzaglio, non è una civetteria.

E infine la questione del letto: un cane senza imbottitura naturale ha bisogno di una cuccia morbida e spessa, altrimenti si formano callosità sui gomiti.

Gli errori tipici con un Barzoi

Fidarsi del richiamo in campo aperto. Dalla camminata al pieno galoppo passano due secondi.

Sottovalutare la recinzione. Deve essere alta e senza vie di fuga.

Trattarlo con durezza. È sensibile e orgoglioso: si spegne e smette di collaborare.

Farlo correre e saltare da cucciolo. Un cane che cresce di ottanta centimetri in un anno ha articolazioni fragili.

Farlo mangiare tutto in una volta. Con questo torace la torsione dello stomaco è il rischio numero uno.

Usare il collare a strangolo. Collo sottile e trachea vicina: si usa la pettorina.

Dimenticare di dirlo al veterinario. I levrieri smaltiscono lentamente anestetici e sedativi.