Storia ed origine dell’Anjing Kintamani-Bali
Dal villaggio di Sukawana al riconoscimento FCI del 2019
Lo standard FCI di questa razza ha un cenno storico, e comincia con una frase onesta che pochi standard si permettono: l’inizio del Kintamani-Bali è ancora sconosciuto.
In questa pagina: i cani arrivati a Bali tremila anni fa, il kuluk gembrong dei manoscritti balinesi, la leggenda del Chow Chow smontata dal DNA e le date del riconoscimento internazionale.
Sommario
Il cane dell’altopiano dei vulcani

Lo standard indica l’origine con una precisione che di solito si riserva agli indirizzi: villaggio di Sukawana, distretto di Kintamani, reggenza di Bangli, provincia di Bali. E aggiunge che il cane viene dalla regione delle montagne, dei vulcani e delle foreste.
Non è l’immagine di Bali che si ha in mente. Kintamani sta a circa mille metri, sul bordo della caldera del Gunung Batur: notti fredde, nebbia, foreste. È lì che si è fissato un cane con il doppio pelo in un paese tropicale.
Gli antenati dei cani liberi balinesi sono arrivati sull’isola circa tremila anni fa, insieme alle popolazioni che si sono mosse fra le isole del sud-est asiatico. Da allora sono rimasti lì, senza incroci pianificati.
La documentazione più antica che li riguarda è balinese: gli antichi lontar, i manoscritti su foglia di palma, citano il kuluk gembrong, un cane dal pelo lungo che si ritiene sia all’origine della razza. Lo standard lo dice con cautela: si ritiene.
C’è poi una data che ha contato più di tutte le altre: il 1926. Per fermare la rabbia, l’amministrazione coloniale vieta l’ingresso di cani stranieri a Bali. Il divieto è rimasto in piedi per quasi un secolo.
L’effetto è quello di un esperimento: la popolazione canina dell’isola resta chiusa, senza sangue europeo, e continua a selezionarsi da sola. È la ragione per cui oggi questi cani sono geneticamente così particolari.
Il DNA contro la leggenda del Chow Chow

A Bali si racconta da generazioni che il Kintamani discenda da un Chow Chow cinese portato sull’isola seicento anni fa da un mercante. È una bella storia, e il pelo lungo di certi soggetti sembrava confermarla.
Nel 2005 la storia è stata messa alla prova. Uno studio pubblicato sul Journal of Heredity da I K Puja, D N Irion, A L Schaffer e N C Pedersen ha analizzato 31 marcatori genetici altamente variabili.
Il confronto era fra Kintamani, cani di strada balinesi, dingo australiani e nove razze riconosciute dall’American Kennel Club, alcune asiatiche e alcune europee.
I risultati sono netti. Kintamani e cani liberi di Bali sono risultati quasi identici, con differenze in soli tre dei punti analizzati. Entrambe le popolazioni sono risultate più vicine al dingo australiano che a qualunque razza riconosciuta, lontanamente imparentate con le razze asiatiche e per niente con quelle europee.
La conclusione degli autori è la frase che vale tutta la pagina: il Kintamani si è evoluto dai cani ferali balinesi con poca perdita di diversità genetica. Niente Chow Chow, nessun antenato importato: è un cane dell’isola, selezionato dall’isola.
Detta in un altro modo, il Kintamani non è una razza costruita a tavolino: è la parte più omogenea e più bella di una popolazione che sull’isola vive libera da tremila anni, presa e portata dentro la cinofilia ufficiale.
Il 1985, il 2019 e la razza nazionale indonesiana

Il primo passo verso il riconoscimento è del 1985. Il club di razza balinese, il Pantrab, organizza la prima esposizione dedicata a questi cani, con la collaborazione del corso di Medicina Veterinaria dell’Università Udayana di Denpasar.
Il coinvolgimento dell’università non è un dettaglio da cerimonia: è da lì che escono le ricerche, compreso lo studio genetico del 2005, ed è quel lavoro scientifico ad aver dato credibilità alla candidatura internazionale.
La domanda alla FCI viene presentata dall’Indonesia Kennel Klub e ha richiesto anni. La risposta arriva con una lettera del 20 febbraio 2019, firmata dal direttore esecutivo Yves De Clercq. Lo standard numero 362 viene pubblicato il 26 marzo 2019.
È la prima razza indonesiana riconosciuta dalla FCI, e in Indonesia la cosa è stata vissuta come un fatto nazionale. Il governatore di Bali I Wayan Koster l’ha commentata così: il mondo riconosce che Bali ha razze canine autoctone di qualità.
Oggi si stimano circa 12.000 Kintamani nella sola reggenza di Bangli, e la razza è diffusa in tutta l’Indonesia come cane di casa. Lo standard, alla voce utilizzazione, scrive proprio cane da compagnia.
Il riconoscimento ha però creato un effetto collaterale prevedibile: i prezzi. Un cucciolo senza documenti a Bali vale poche centinaia di migliaia di rupie, cioè pochi euro; un soggetto con pedigree e genealogia documentata è arrivato a valere venti milioni di rupie.
Ed è qui che sta la questione più delicata di questa razza: la distanza fra un Kintamani iscritto e un cane di strada balinese, geneticamente, è di soli tre marcatori. La differenza la fanno la selezione del tipo e i documenti, non il sangue.

