Addestramento ed educazione dell’American Water Spaniel

Un cane sensibile, un riporto naturale e una testa che va tenuta occupata

L’American Water Spaniel ha intelligenza e desiderio di compiacere scritti nello standard: imparare non è il problema. Il problema è dargli abbastanza da fare, e trattarlo con la delicatezza che chiede.

In questa pagina: le priorità dei primi mesi, il riporto e l’acqua, quanto movimento serve, gli sport che gli calzano e come si tiene quel pelo.

Sommario

Le priorità dei primi mesi

Cucciolo di American Water Spaniel fegato seduto

La prima priorità è la socializzazione con le persone. Con gli estranei l’American Water Spaniel è più riservato di quanto il nome spaniel faccia pensare, e lo standard mette fra i difetti eliminatori il cane eccessivamente timido.

La seconda è l’abbaio. È una razza vocale, che avvisa: se da cucciolo nessuno gli insegna quando basta, a due anni avrai un cane che commenta ogni passaggio in strada. Si lavora presto, premiando il silenzio invece di sgridare il rumore.

La terza è la solitudine. Si lega tanto e segue in giro per casa: le assenze vanno allenate da subito, corte e poi via via più lunghe.

La quarta è il contatto con l’acqua, e va fatta bene. Non si butta un cucciolo in un lago per vedere se nuota: lo si porta su una riva bassa, con un cane adulto se c’è, e lo si lascia entrare da solo. L’istinto fa il resto, e un primo tuffo sbagliato può lasciare il segno per anni.

Sul metodo non ci sono alternative: rinforzo positivo. Il desiderio di compiacere dello standard è reale, ma va con una sensibilità altrettanto reale. Con i modi duri questo cane non si ribella, si spegne, e un cane spento non impara più niente.

Il riporto, il naso e il lavoro in acqua

Cucciolo di American Water Spaniel sdraiato accanto a uno stampo di germano

Il riporto non va insegnato, va organizzato: un American Water Spaniel di due mesi che raccoglie un calzino e ve lo porta sta facendo il suo mestiere. Il compito di chi lo educa è trasformarlo in una cosa con delle regole.

Le regole utili sono tre: si porta in mano e non a terra, si lascia al comando senza tira e molla, e si aspetta il via prima di partire. Su queste tre cose si costruisce tutto il resto, dal working test al gioco in giardino.

L’acqua chiede un lavoro suo. Si comincia da riva, con riporti brevi in acqua bassa, e si allunga solo quando il cane rientra sereno. In inverno si guarda la temperatura: quel mantello protegge, ma un cucciolo non è un cane adulto.

Il naso è l’altra risorsa, e per una razza nata anche per il bosco vale doppio. Dieci minuti di ricerca olfattiva in giardino stancano più di mezz’ora di passeggiata al guinzaglio, e si possono fare in qualsiasi giornata di pioggia.

Il richiamo va costruito da subito e mantenuto per sempre. È un cane selezionato per restare vicino, il che aiuta parecchio, ma con un odore interessante davanti anche il cane più collaborativo del mondo fa i suoi calcoli.

Un consiglio pratico che vale per tutta la vita del cane: non richiamatelo per finire il divertimento. Se ogni volta che torna gli metti il guinzaglio e andate a casa, tornare smetterà di convenire.

E occhio a una cosa che i cacciatori conoscono: questo cane, in acqua, non si ferma da solo. La stanchezza va decisa da te, non da lui.

Quanto movimento serve e cosa gli piace fare

American Water Spaniel accucciato sulla neve con il pelo imbiancato

Lo standard parla di grande energia e ardore per la caccia, e va preso sul serio: sotto l’ora e mezza al giorno fra camminata, corsa libera e lavoro di testa, questo cane resta con la batteria carica.

La buona notizia è che si accontenta di attività semplici, purché ci siano tutti i giorni. La cattiva è che l’ora e mezza deve essere di qualità: due giri dell’isolato al guinzaglio non contano.

Sul fronte sportivo, la prima scelta sono i working test, cioè le prove di riporto simulate: è esattamente il suo mestiere, e la FCI classifica la razza con prova di lavoro.

Il dock diving è il regalo estivo che gli si può fare: un cane da acqua che si tuffa da una pedana è un cane felice, e stanco.

Il nose work e la ricerca olfattiva sono l’alternativa da fare ovunque, anche in venti metri quadri, e sfruttano la parte da cane da bosco della razza.

Il dog trekking gli calza a pennello: è resistente, non teme il freddo e con questo formato sta comodo anche in tenda.

La rally obedience chiude il quadro per la parte di collaborazione e di autocontrollo, che in un cane vocale e reattivo non guasta mai.

Il pelo, le orecchie e la manutenzione

La regola è semplice: si spazzola, non si tosa. Quel mantello dal marcel al riccio, con il sottopelo sotto, è l’impermeabile del cane, e accorciarlo con la macchinetta significa rovinarne la struttura.

Una o due spazzolate a settimana bastano, con un pettine a denti larghi che arrivi sotto il riccio. Nei periodi di muta si aumenta, perché il sottopelo che si stacca e resta intrappolato nei riccioli è il modo più rapido per farsi un feltro.

Lo standard permette di spuntare il pelo per dare un aspetto curato e perfino di rasare le orecchie, ma precisa che nessuna delle due cose è richiesta. Sono scelte estetiche, non manutenzione.

Le orecchie sono invece il capitolo serio: lobulari, lunghe e larghe, su un cane che passa metà del tempo in acqua. Vanno guardati una volta a settimana e asciugati bene dopo ogni bagno, per tutta la vita.

Dopo le uscite in campagna si controllano piedi e spazi fra le dita: sono palmati e con il pelo, e in primavera i forasacchi ci entrano volentieri.

Un dettaglio che sorprende chi arriva dalla razza: il mantello ha un odore suo, tipico dei cani da acqua, che si sente soprattutto quando il cane è bagnato. Non è sporco: è il grasso che rende il pelo impermeabile, e lavarlo via spesso con lo shampoo è controproducente.

Sul peso serve un occhio: è un cane goloso e sotto quel pelo i chili si nascondono bene. Le costole si devono sentire passando la mano.

Gli errori tipici con un American Water Spaniel

Trattarlo con durezza. È sensibile: con i modi bruschi si chiude e smette di collaborare.

Ignorare l’abbaio da cucciolo. È una razza vocale, e l’abitudine si forma presto.

Buttarlo in acqua per insegnargli a nuotare. Il primo contatto va gestito da riva.

Tosarlo d’estate. Quel mantello protegge anche dal caldo e dai raggi: si spazzola.

Dargli solo movimento. Senza lavoro di testa e di naso resta comunque insoddisfatto.

Dimenticare le orecchie. Lobulari e sempre bagnati: controllo settimanale, sempre.

Lasciarlo solo tutto il giorno. Si lega parecchio e la solitudine la sopporta male.