I cani anziani che perdono la testa hanno nel cervello gli stessi depositi di proteine delle persone con l’Alzheimer, e nelle stesse zone. Lo ha misurato uno studio della Colorado State University e della University of Washington pubblicato il 6 ottobre su npj Dementia, una rivista del gruppo Nature, raccontato dall’università del Colorado. I ricercatori hanno esaminato il cervello di 24 cani di famiglia morti fra i nove e i ventun anni, donati dai proprietari, con gli stessi criteri che i patologi usano per classificare l’Alzheimer umano. Tutti e 24 avevano placche di amiloide nella corteccia. I cani che secondo i padroni avevano segni di declino cognitivo ne avevano di più in una zona precisa, la corteccia prefrontale. Su quattordici di loro c’era anche un prelievo di sangue. Una proteina, la GFAP, cresceva insieme alle placche. Non è ancora un esame. È la mappa che serviva per provare a farne uno.
Cosa hanno fatto i ricercatori
I 24 cani facevano parte del Dog Aging Project, lo studio americano che segue decine di migliaia di cani di famiglia per tutta la vita e che abbiamo già incontrato parlando del perché i grandi invecchiano prima. Quando sono morti, i proprietari hanno accettato di donare il cervello. Prima della morte avevano compilato un questionario, il CCDR, che misura i segni della disfunzione cognitiva canina, la demenza del cane: il girare a vuoto, il restare fermi davanti a un muro, il non riconoscere le persone di casa, il dormire di giorno e vagare di notte, lo sporcare in casa dopo anni. Con quel punteggio sedici cani risultavano con declino, sette senza, uno senza dati.
Sul cervello i patologi hanno applicato i tre sistemi con cui si classifica l’Alzheimer nelle persone: dove si deposita la beta-amiloide (stadi di Thal), dove si accumula la proteina tau (stadi di Braak) e quante placche neuritiche ci sono (CERAD). «Nessuno aveva mai mappato questa neuropatologia nei cani», ha detto Caitlin Latimer, neuropatologa della University of Washington. Il risultato è nella tabella.
Cosa hanno trovato nel cervello dei cani?
Hanno trovato l’inizio dell’Alzheimer, non l’Alzheimer. Nelle persone la malattia si riconosce da tre segni insieme: l’amiloide diffusa, la tau che forma grovigli dentro i neuroni e le placche neuritiche, cioè le placche circondate da terminazioni nervose malate. Nei cani c’era la prima, in forma da iniziale a intermedia; la seconda c’era in forma precoce, con i grovigli maturi solo in pochi; la terza non c’era in nessuno. Con il metro umano, l’80 per cento dei cani sarebbe classificato a livello basso e il 16 per cento intermedio. Nessuno a livello alto.
Le zone però sono le stesse. «Nei cani con declino cognitivo le aree chiave del cervello somigliano molto alle stesse aree delle persone con demenza», ha detto Julie Moreno, della Colorado State. Più del punteggio del questionario, a predire quanta amiloide c’era è stata l’età: più il cane era vecchio, più ne aveva, soprattutto nella corteccia visiva. Latimer si è detta sorpresa da «quanto fossero estese le placche in alcuni di questi cani».
Vuol dire che il mio cane può avere l’Alzheimer?
No. La differenza non è solo di parole. L’Alzheimer è una malattia umana con una sua definizione. Il cane anziano può sviluppare la disfunzione cognitiva canina, che i veterinari chiamano così e che i proprietari chiamano demenza: lo studio dice che il cervello di quei cani somiglia a quello di una persona nelle fasi iniziali della malattia e che per questo il cane può servire come modello per studiarla, a metà strada fra il topo di laboratorio e i pazienti. Un cane vive con noi, mangia quello che gli diamo, respira la stessa aria e invecchia da solo, senza che nessuno gli abbia iniettato niente.
Per chi ha un cane vecchio la cosa utile è un’altra: i segni della demenza del cane sono veri e si riconoscono. Un cane che a dodici anni comincia a vagare di notte o a non trovare la porta è un cane con una malattia del cervello che il veterinario può valutare, non un vecchio «rimbambito». Da che età un cane è anziano dipende dalla taglia, come abbiamo spiegato nella guida sull’età. Le malattie croniche nel cane vecchio arrivano insieme: la perdita della memoria spesso si somma a sordità, dolore e vista che cala. Ognuna peggiora le altre.
Esiste un esame per sapere se il cane ha la demenza?
Oggi no. La diagnosi di disfunzione cognitiva la fa il veterinario per esclusione: visita, esami del sangue per togliere di mezzo tiroide, reni e fegato, a volte una risonanza, e il racconto di chi vive col cane. Questo studio è il primo a cercare nel sangue del cane un segnale che corrisponda a quello che c’è nel cervello e lo ha trovato in una proteina, la GFAP, che nelle persone è già usata come marcatore. Il legame però è stato misurato su quattordici cani, con un kit messo a punto per il sangue umano e non ancora validato su quello canino.
Gli autori lo scrivono fra i limiti, insieme ad altri: lo studio guarda il cervello in un momento solo, quello della morte, e non può dire come la malattia avanzi nel tempo; il punteggio cognitivo lo danno i proprietari, non un test; la soglia usata per dire «con declino» è più larga di quella validata. Il passo successivo, che il gruppo ha in programma, è cercare lo stesso marcatore nel sangue di cani vivi e seguirli. Se funziona, un giorno il prelievo che il veterinario fa già ogni anno al cane anziano potrà dire a che punto è il suo cervello.
Cosa si può fare per un cane che perde la testa?
Portarlo dal veterinario appena i segni compaiono, perché la parte che si può fare si fa all’inizio. La disfunzione cognitiva non si guarisce, ma si rallenta e si gestisce: con una routine fissa, con le passeggiate e i giochi che tengono il cervello al lavoro, con una dieta pensata per il cane anziano e, in alcuni casi, con farmaci che il veterinario sceglie dopo aver escluso le altre cause. Nessuna di queste cose si improvvisa da soli. Gli integratori «per la memoria» venduti senza ricetta non hanno alle spalle studi come questo.
C’è poi la parte della casa. Un cane che di notte vaga ha bisogno di luce bassa e di un percorso libero, non di un rimprovero. Un cane che non trova più la ciotola ha bisogno che la ciotola stia sempre nello stesso posto. Chi dorme col cane, come abbiamo scritto a proposito dello studio sul sonno condiviso, si accorge per primo quando il cane comincia a svegliarsi e a girare: è il momento di parlarne col veterinario, non di aspettare che passi.
Fonti: A. Alsulami, M. Bogdani, E. L. MacLean, C. D. Keene, S. McGrath, C. S. Latimer, J. A. Moreno, «Alzheimer’s disease neuropathological characterization of the dog brain and relationship to biofluid biomarkers and cognitive function», npj Dementia, pubblicato online il 6 ottobre 2026 (testo integrale su PubMed Central); comunicato della Colorado State University del 6 ottobre 2026. Le citazioni sono tradotte dal comunicato. Lo studio è finanziato dai National Institutes of Health e dalla Colorado State University.





