Chi si sveglia di notte e dà la colpa al cane che dorme ai piedi del letto forse dovrebbe guardare sé stesso. Uno studio dell’Università di Toronto, pubblicato il 7 ottobre su PLOS One, ha messo un accelerometro al polso di 25 persone e al collare dei loro cani, 38 in tutto, e li ha lasciati dormire come sempre per quattro settimane. Il letto condiviso non ha cambiato né la durata né l’efficienza del sonno delle persone. Non ha cambiato nemmeno l’attività notturna dei cani. Quando uno dei due si muoveva, nella maggior parte dei casi era la persona a cominciare. Il cane rispondeva. Il campione è piccolo e non c’è un gruppo di confronto senza cane. Gli autori stessi scrivono che la questione resta aperta. Ma è la prima volta che la domanda viene girata. Il titolo dello studio è proprio questo: chi disturba chi?

Come è stato fatto lo studio

Il gruppo è quello di David Samson, un antropologo che studia il sonno fuori dal laboratorio, con strumenti che la gente porta a casa. Ai partecipanti, tutti in Canada, è stato chiesto di indossare l’accelerometro e di compilare dei questionari sulle abitudini: dove dorme il cane, quanti cani ci sono in casa, come giudicano il proprio sonno. Chi aveva più cani contava per più coppie, ed è così che da 25 persone si arriva a 38 coppie persona-cane. L’accelerometro registra i movimenti minuto per minuto. Da quelli si ricavano le ore dormite e quante volte ci si è mossi nella notte. Lo stesso strumento, al collare, dice quando il cane si è alzato, si è girato o si è grattato.

Con questi dati i ricercatori hanno lavorato in due tempi. Prima hanno cercato cosa, fra le abitudini dichiarate, spiegasse le differenze nel sonno misurato delle persone e nell’attività notturna dei cani. Poi hanno messo in fila, minuto per minuto, i movimenti dell’uno e dell’altro, per vedere chi si muoveva prima. La differenza rispetto a molti studi precedenti sta qui: non si chiede alla persona «hai dormito male?», si guarda cosa ha fatto il suo polso alle tre di notte.

Chi sveglia chi?

Più spesso noi. Le attività notturne di persona e cane sono risultate correlate: in 61 coppie su cento i movimenti dell’uno seguivano quelli dell’altro entro cinque minuti. Dentro queste coppie, in 45 casi su cento era la persona a muoversi per prima e il cane dopo, in 18 su cento il contrario, in 36 su cento si muovevano nello stesso minuto. Gli autori lo riassumono così: «un po’ tutti e due», ma la direzione più frequente va da noi al cane. Ha senso, se si pensa a come dorme un cane: a spezzoni, con molti risvegli brevi e con l’orecchio sempre acceso. Quando il padrone si gira, lui alza la testa. Quando lui si gratta, il padrone spesso non se ne accorge.

Sulle misure oggettive nessuna variabile ha fatto differenza: né il cane nel letto, né il cane in camera, né la sua taglia. L’unica cosa che ha pesato è il numero di cani in casa, che ha pesato solo sul sonno percepito. Chi aveva più cani diceva di dormire peggio, ma l’accelerometro non lo confermava, spiega il comunicato. È una differenza che torna in tutta la ricerca sul sonno: quello che si racconta e quello che lo strumento registra non coincidono quasi mai.

Persone25, in Canada
Coppie persona-cane38
Durata del monitoraggio4 settimane, accelerometro al polso e al collare
Coppie con movimenti correlati entro 5 minuti61 su 100
Di queste, si muove prima la persona45 su 100
Si muove prima il cane18 su 100
Si muovono nello stesso minuto36 su 100
Effetto del letto condiviso sul sonno misuratonessuno

Perché gli studi precedenti dicevano il contrario?

Perché misuravano cose diverse. Spesso a misurarle era chi dormiva, non uno strumento. Uno studio della Mayo Clinic del 2017 aveva trovato che il cane in camera non disturba, ma il cane nel letto un po’ sì. Un lavoro del 2020 su un gruppo di donne, sempre con gli accelerometri, aveva registrato più movimenti notturni con il cane nel letto. Uno studio su adolescenti del 2021 non aveva trovato nessun effetto. E un’indagine su un campione nazionale americano del 2024 diceva che chi dorme con il cane riferisce di dormire peggio. Riferisce: è la parola che conta. In parecchi di questi lavori succede una cosa curiosa, cioè che il sonno misurato è un po’ peggiore e quello raccontato è migliore, come se la compagnia del cane valesse qualche risveglio in più. Qui i due valori si allineano: nessuna differenza misurata e nessuna differenza riferita, salvo per chi ha più cani.

Il limite dello studio di Toronto è il numero. Venticinque persone sono poche per dire che un effetto non esiste; bastano a dire che, se esiste, è piccolo. E manca un gruppo di persone senza cane con cui confrontare le notti. Gli autori lo scrivono senza giri di parole e hanno messo dati e codice a disposizione di chi vorrà rifare i conti.

Allora conviene far dormire il cane nel letto?

Lo studio non lo dice e noi nemmeno. Dice che, per il sonno di chi già dorme con il cane, non c’è un prezzo misurabile. Non dice che chi dorme male migliorerà prendendosi un cane nel letto e non parla delle altre cose che pesano nella scelta: le allergie, un cane grande in un letto piccolo, un cane che di notte fa la guardia al cuscino e ringhia a chi si avvicina, i bambini. Sono questioni da decidere con il veterinario o con un educatore cinofilo guardando quel cane in quella casa, non con uno studio canadese.

Quello che lo studio aggiunge è un modo diverso di guardare la notte. Il cane non è un ospite che disturba il sonno della casa: è uno che dorme con il suo ritmo, a pezzi e con l’orecchio teso, che si adatta a noi più di quanto noi ci adattiamo a lui. Quando si muove alle tre, spesso è perché ci siamo mossi noi un minuto prima. Cosa succede nella testa del cane mentre dorme, e cosa si vede attaccandogli gli elettrodi, lo abbiamo raccontato nel pezzo sui cani che sognano.

Fonti: Li M.F., Nagendran L., Kiru C., Schroeder L., Samson D.R., «Who is disrupting whom? Examining the nighttime activity patterns of humans and their dogs», PLOS One, 7 ottobre 2026, DOI 10.1371/journal.pone.0358453; comunicato su EurekAlert del 7 ottobre 2026; ANSA del 9 ottobre 2026; La Stampa del 9 ottobre 2026. Gli studi precedenti citati sono Patel e altri (Mayo Clinic Proceedings, 2017), Hoffman e altri (Animals, 2020), Rosano e altri (Clocks and Sleep, 2021) e Chin e altri (Scientific Reports, 2024), come riportati nella bibliografia dello studio.

Anton, autore di dogseteraScritto daAnton S.Pubblicato il 9 ottobre 2026Vivo coi cani da sempre e su Dogsetera racconto razze, sport cinofili e vita quotidiana a sei zampe, senza fuffa.