Storia ed origine del Bichon Frisé

Dall’Italia alla Francia, i quadri dei re, Napoleone III e la rinascita dopo le guerre

La storia del Bichon Frisé è una delle più ricche di dettagli fra quelle scritte nei sommari FCI, con nomi propri e date precise. Qui la trovi per intero, compreso il momento in cui questa razza è quasi scomparsa e i due cani da cui è ripartita.

Sommario

Da dove viene il Bichon Frisé

Due Bichon Frise bianchi seduti su una poltrona rossa

La prima riga del sommario storico è una notizia che in Italia fa piacere sentire: il Bichon Frisé è arrivato in Francia dall’Italia nel Rinascimento. Non è un dettaglio aggiunto da noi, è scritto nel documento ufficiale della FCI.

E il nome viene da un equivoco simpatico. Questi cani somigliavano a un piccolo Barbet, il cane d’acqua francese, e per questo li si chiamò barbichon, cioè piccoli barbet. Con l’uso, barbichon si è accorciato in bichon, che è il nome con cui oggi conosciamo un’intera famiglia di cani da compagnia.

Nel XVII e XVIII secolo questi cani finiscono nei quadri: lo standard scrive che molti rinomati pittori raffigurarono questi cani in compagnia di re, di nobili e notabili. Era diventato il cane da salotto delle corti europee, e il fatto che i pittori lo mettessero accanto ai potenti dice quanto valesse.

Poi arriva un capitolo curioso: la razza torna di moda sotto Napoleone III, e in quel periodo la chiamano Ténériffe, dal nome dell’isola delle Canarie. Successivamente, dice lo standard, diventa un cane alla portata di tutti, popolare sia in Belgio che in Francia. Da cane dei re a cane di tutti.

Pitou, Ida e la rinascita dopo le guerre

Il passaggio drammatico sta in una riga: dopo le due guerre mondiali quasi scomparve. È la stessa storia di molte razze da compagnia europee, che in tempo di guerra sono le prime a sparire perché nessuno può permettersi un cane che non lavora.

Bichon Frise bianco in un parco cittadino al tramonto

La ricostruzione, dice lo standard, si deve alla passione di alcuni allevatori francesi e belgi. E qui il documento diventa insolitamente preciso, riportando due nomi propri e due date che valgono la pena.

Il primo cane della razza registrato in Belgio fu Pitou, nato il 23 marzo 1924 e iscritto nel 1932 al libro origini belga, il LOSH. Il numero 1 del libro origini francese, il LOF, è stato attribuito il 18 ottobre 1934 a Ida, una femmina di Bichon Frisé.

L’ultima data è il 1978, quando viene attribuita la denominazione attuale, Bichon à poil frisé, e la razza viene riconosciuta come franco-belga. È il motivo per cui ancora oggi il patronato è condiviso fra Francia e Belgio: nessuno dei due paesi poteva rivendicarla da solo.

Il Bichon Frisé oggi

Nella classificazione FCI sta nel Gruppo 9, cani da compagnia, sezione Bichons e razze affini. È la famiglia che comprende anche il Maltese, il Bolognese e l’Havanese, tutti cani piccoli e bianchi con una storia mediterranea alle spalle.

In Italia il Bichon è ben rappresentato: negli ultimi dieci anni sono nati 3.129 cuccioli iscritti, con il picco di 432 nel 2021 e una discesa a 218 nel 2024. Non è mai stato un cane di moda esplosiva, e questo gli ha risparmiato le ondate di allevamento improvvisato che hanno colpito altre razze da compagnia.

Conviene notare cosa è rimasto costante in cinque secoli: questo cane è stato selezionato per una cosa sola, stare con le persone, e non ha mai fatto altro. Non è un cane da lavoro riconvertito né un cane da caccia in miniatura. È esattamente quello per cui è nato, ed è il motivo per cui lo fa così bene.