In Irlanda del Nord chi vorrà un cucciolo di cane o di gatto dovrà comprarlo da chi lo ha fatto nascere, vederlo insieme alla madre nel posto dove è nato e, per i cani, farselo consegnare lì dall’allevatore in persona. È la Lucy’s Law, la legge contro gli allevamenti intensivi che l’Inghilterra ha dal 2020. Martedì 7 ottobre il ministro dell’agricoltura e dell’ambiente Andrew Muir ha approvato le proposte per portarla anche a Belfast, annuncia il suo dipartimento. I regolamenti arriveranno entro la fine del 2026, poi ci sarà un periodo di transizione. Il giorno prima l’Assemblea di Stormont aveva approvato una mozione per vietare i collari elettrici e a punte: due notizie in due giorni che dicono da che parte sta andando l’ultimo pezzo del Regno Unito rimasto indietro sul benessere degli animali da compagnia.

Cosa prevede la Lucy’s Law nordirlandese

Il cuore della legge è il divieto di vendita tramite terzi: un negozio o un intermediario non potrà più vendere cuccioli di cane e di gatto che non ha fatto nascere lui. Chi compra dovrà trattare direttamente con l’allevatore, vedere il cucciolo con la madre nel luogo in cui è nato. Per i cani la consegna dovrà avvenire lì, fatta dall’allevatore. Nessun cucciolo potrà essere ceduto prima delle otto settimane o prima di essere svezzato. Chi vende dovrà avere almeno 16 anni, tenere i registri e dare al nuovo proprietario le informazioni sulla salute e sulla cura dell’animale. Gli annunci dovranno riportare l’età del cucciolo, il luogo, il distretto comunale, una foto con la madre e un messaggio sulla proprietà responsabile. I controlli spettano ai council, i Comuni nordirlandesi.

«La versione nordirlandese della Lucy’s Law riflette il mio impegno perché gli animali da compagnia vulnerabili siano trattati con la cura, la compassione e la responsabilità che meritano», ha detto Muir. L’obiettivo dichiarato è spezzare le catene di intermediari che nascondono le condizioni degli allevamenti e dare a chi compra un’informazione semplice: da dove viene questo cane.

Chi può vendere un cucciolosolo chi lo ha fatto nascere
Dove si vedenel posto dove è nato, insieme alla madre
Chi lo consegnal’allevatore, in quel posto (per i cani)
Età minimaotto settimane, e svezzato
Età minima del venditore16 anni
Annuncietà, luogo, council, foto con la madre, messaggio sulla proprietà responsabile
Chi controllai council
Quandoregolamenti entro fine 2026, poi un periodo di transizione

Chi era Lucy

Lucy era una cavalier king charles spaniel salvata nel 2013 da un allevamento intensivo del Galles del Sud, dove era stata usata come fattrice fino a consumarsi: quando è uscita aveva la schiena curva, l’anca danneggiata e una serie di malattie. L’ha adottata Lisa Garner, che insieme al veterinario Marc Abraham ha fatto della sua storia una campagna nazionale contro le puppy farm, le fabbriche di cuccioli. La legge inglese che porta il suo nome è in vigore dal 6 aprile 2020 e vieta ai commercianti autorizzati di vendere cuccioli e gattini sotto i sei mesi che non abbiano allevato loro. La Scozia ha seguito. Il Galles, da dove Lucy veniva, ci sta arrivando quest’autunno, scrive Vet Times. L’Irlanda del Nord è l’ultima.

Perché l’Irlanda del Nord arriva per ultima

Perché il benessere animale è materia devoluta, e Stormont, il parlamento nordirlandese, è stato fermo per anni. Fra il 2017 e il 2020 e di nuovo fra il 2022 e il 2024 l’Assemblea non si è riunita per le crisi politiche fra unionisti e nazionalisti. Senza Assemblea non si fanno leggi. Nel frattempo gli allevamenti intensivi irlandesi, a nord e a sud del confine, hanno continuato a rifornire il mercato britannico, e Dublino e Belfast ne hanno discusso insieme proprio perché un cucciolo nato nella Repubblica attraversa il confine senza che nessuno se ne accorga. Muir ha ripreso il percorso nel 2025 con una consultazione pubblica. Il via libera di questa settimana ne è il risultato. Il Regno Unito nel suo insieme, a settembre, ha deciso invece di non reintrodurre la licenza per chi ha un cane.

La mozione sui collari elettrici

La mozione del 6 ottobre chiede di vietare la vendita, l’uso e il possesso di collari elettrici, a punte, a strozzo e di ogni altro «strumento avversivo». L’ha presentata il leader unionista Jon Burrows ed è passata con voti di tutti i partiti, anche se non è vincolante. «Che in questo paese un cane possa essere legalmente sottoposto a scosse elettriche attraverso un collare è osceno», ha detto Burrows, che ha raccontato di addestratori che usano collari elettrici perfino nella tenuta di Stormont, riporta il Belfast News Letter. Il Sinn Féin ha votato a favore chiedendo di distinguere l’uso punitivo da «un intervento strettamente controllato» per prevenire ferite. Muir ha risposto che un divieto deve fare i conti con le regole del mercato interno britannico, ma che la mozione gli dà l’occasione di chiedere una misura per tutto il Regno Unito. In Italia, nello stesso fine settimana, il collare elettrico di Tolmezzo è finito in una denuncia.

Cosa vale in Italia quando si compra un cucciolo

In Italia una Lucy’s Law non c’è, ma due pezzi della stessa idea sono arrivati in due settimane. Dal 27 settembre il cucciolo venduto rientra nel Codice del consumo: chi compra da un venditore professionale ha le garanzie di qualsiasi altro acquisto, compresa quella sui difetti che si scoprono dopo. E il regolamento europeo entrato in vigore ad agosto impone la tracciabilità a chi alleva e vende, con il microchip e la registrazione prima della cessione. Quello che manca è la regola semplice di Belfast: vedere il cucciolo con la madre dove è nato. Nessuna legge italiana lo impone. È però la cosa che qualsiasi acquirente può pretendere da solo. Chi se la sente rifiutare ha già avuto la risposta che cercava.

Fonti: comunicato del DAERA del 7 ottobre 2026; Farming Life del 7 ottobre 2026; Belfast News Letter del 6 ottobre 2026 per la mozione sui collari; Vet Times per Scozia e Galles; Wikipedia per la storia di Lucy e la legge inglese del 2020.

Anton, autore di dogseteraScritto daAnton S.Pubblicato il 7 ottobre 2026Vivo coi cani da sempre e su Dogsetera racconto razze, sport cinofili e vita quotidiana a sei zampe, senza fuffa.