Addestramento ed educazione del Maltese

Cosa insegnargli nei primi mesi, la pulizia in casa, l’abbaio, la solitudine e quanto movimento gli serve

Un Maltese adulto pesa fra i 3 e i 4 chili, e il primo ostacolo alla sua educazione è proprio quello: un cane così lo prendi in braccio invece di insegnargli le cose, e in braccio non impara niente. Lo standard lo descrive come vivace, affettuoso, molto docile e molto intelligente, e ci prende: le cose le afferra in fretta. Anche quelle che preferiresti non insegnargli. Un Maltese che scopre che abbaiando ottiene attenzione continuerà a farlo per i prossimi dodici anni.

Qui dentro: cosa insegnargli nei primi mesi, perché la pulizia in casa è il capitolo più lungo, come si gestisce l’abbaio, come si costruisce un cane che regge la solitudine, quanto movimento gli serve e come si fa in modo che spazzola e toelettatore non diventino una lotta.

Cosa insegnare a un cucciolo di Maltese nei primi mesi

Le priorità sono quattro, e nessuna si chiama seduto: socializzazione, abitudine a stare da solo, pulizia in casa e farsi maneggiare senza protestare. I comandi vengono dopo e con questa razza costano poca fatica.

La socializzazione ha una scadenza. La finestra in cui un cucciolo accetta le novità senza spaventarsi si chiude intorno alle dodici settimane e da lì in poi ogni cosa nuova costa il doppio. Con un cane di tre chili la tentazione è portarselo in giro dentro una borsa, ma dal fondo di una borsa il mondo non si impara: mettilo a terra, su superfici diverse, in mezzo a rumori diversi, e lascia che sia lui a decidere quando avvicinarsi.

Il formato giusto delle sessioni è corto: tre minuti ripetuti cinque volte al giorno valgono più di mezz’ora di fila, che a un cucciolo di due mesi non chiedi comunque.

Farsi maneggiare merita un discorso a parte, perché su un cane con questo pelo non è un vezzo ma manutenzione quotidiana: zampe, orecchie, bocca e coda vanno toccate ogni giorno da subito, con un premio ogni volta, prima ancora che serva farlo.

Insegnare al Maltese a fare i bisogni fuori

È la domanda che fanno tutti e il punto in cui si perde più tempo. I cani piccoli ci mettono di più per due motivi concreti: la vescica è piccola e regge poche ore, e una pipì da tre chili in casa si nota molto meno di una da trenta, quindi si tende a lasciar correre finché il problema è grosso.

Il metodo è noioso e funziona: uscite a orario fisso appena sveglio, dopo ogni pasto, dopo ogni gioco e prima di dormire; premio nell’istante esatto in cui finisce fuori, non quando rientrate in casa; e nessuna sgridata per quello che è già successo sul pavimento, perché il cane non collega la sgridata a una cosa fatta venti minuti prima, collega te.

Per regolarti sulle ore: un cucciolo tiene circa un’ora per ogni mese di età, più la notte, quando dorme e il ritmo rallenta. A tre mesi sono tre ore scarse, e vuol dire uscire spesso.

La traversina è comoda e allunga i tempi, perché gli stai insegnando due posti giusti invece di uno. Se abiti al quinto piano senza ascensore ha senso tenerla, altrimenti salta il passaggio e vai diretto.

Con un cane costante ci vogliono due o tre mesi perché la cosa diventi automatica, e qualche incidente fino ai sei mesi rientra nella norma.

Il Maltese abbaia: perché lo fa e come si gestisce

Non è un difetto della tua educazione, è nel mestiere. Lo standard FCI lo dice testualmente: il Maltese è un eccellente cane da guardia per la casa e per l’auto. Un cane selezionato per segnalare, segnala. Chiedergli il silenzio assoluto è come chiedere a un segugio di non annusare.

Quello su cui puoi lavorare è la durata, non il primo abbaio. Lo lasci segnalare due o tre volte, poi lo chiami, e nel momento in cui smette e si gira verso di te arriva il premio. In poche settimane l’allarme dura tre secondi invece di tre minuti.

Il resto è ambiente. Un Maltese che passa la giornata sul divano davanti alla finestra sulla strada sta facendo un turno di guardia di otto ore: sposta il divano, chiudi la tapparella a metà, e metà del problema sparisce senza addestramento.

Due cose da non fare: urlare quando abbaia, perché per lui è abbaiare in coro e lo conferma; e prenderlo in braccio per calmarlo mentre abbaia a qualcuno, perché quello è un premio.

Come si abitua un Maltese a restare da solo

È il capitolo che questa razza paga più caro. Un cane nato per stare in casa con le persone, che con le persone ci sta ventiquattro ore su ventiquattro, non ha nessun motivo per imparare da solo che si può restare senza.

Si costruisce da cucciolo e si costruisce corto: esci dalla stanza, conti fino a dieci, rientri. Poi trenta secondi. Poi due minuti. Prima che il cane si accorga di essere preoccupato sei già rientrato, ed è esattamente quello che deve succedere.

Entrare e uscire di casa senza cerimonie è l’altra metà del lavoro: niente saluti lunghi, niente addii commossi. Cinque minuti di indifferenza prima di uscire e cinque minuti al rientro, e la porta smette di essere un evento.

Il campanello d’allarme sono i primi trenta minuti dopo che chiudi la porta: se in quella mezz’ora piange, gratta o distrugge, non è dispetto ed è il momento di intervenire. Se il problema è già installato non è più una questione di educazione.

Quanto movimento serve a un Maltese e quali attività fargli fare

Meno di quanto pensi in chilometri, molto di più in testa. Due uscite vere al giorno da venti o trenta minuti coprono il fabbisogno fisico di un cane di questa taglia, e il giro fatto in braccio non conta.

Quello che gli manca quasi sempre è il lavoro di naso, che è anche il modo più rapido di stancarlo. Nascondi dieci pezzetti di cibo in giro per il soggiorno e lascialo cercare: dieci minuti così pesano più di mezz’ora di passeggiata al guinzaglio corto.

Fra le discipline vere le più adatte sono la ricerca olfattiva e la rally obedience, che chiedono precisione e non salti. L’agility si può fare in versione ridotta, con ostacoli bassi e senza fretta, tenendo presente che nei cani toy la lussazione della rotula è frequente: prima di iniziare qualsiasi sport si passa dal veterinario.

E niente scale a ripetizione né salti giù dal divano nei primi mesi, che su tre chili di cane in crescita si pagano dopo.

Come abituarlo alla spazzola e al toelettatore

Il pelo del Maltese cresce di continuo e non ha sottopelo: vuol dire spazzolate quasi tutti i giorni per tutta la vita e un toelettatore ogni quattro o sei settimane. È la parte di gestione che pesa di più, ed è l’unica che dipende da quanto lavoro hai fatto da cucciolo.

Si insegna come un esercizio, non come una corvée. La spazzola appoggiata sul dorso e premio. Un colpo di spazzola e premio. Cinque colpi e premio. Se il cane si irrigidisce hai fatto un passo troppo lungo, torni indietro di uno.

Le zone che danno più problemi sono orecchie, ascelle e sotto la coda, dove il pelo si annoda per primo e dove il cane è più sensibile: quelle vanno toccate da subito, ogni giorno, anche quando non c’è niente da spazzolare.

Un cane che accetta la spazzola arriva dal toelettatore già rilassato. Un cane che non l’ha mai accettata finisce rasato, perché un mantello annodato non si scioglie senza farlo soffrire.

Gli errori che si fanno con i cani piccoli

Sono sempre gli stessi cinque, e nessuno riguarda i comandi.

Il primo è prenderlo in braccio quando ha paura: lo togli dalla situazione e gli confermi che c’era di che preoccuparsi. Meglio restare fermi e aspettare che si sciolga.

Il secondo è lasciar correre quello che non lasceresti correre a un cane da trenta chili: saltare addosso, ringhiare sul divano, tirare al guinzaglio. Su tre chili fa tenerezza, ed è per questo che dura tutta la vita.

Il terzo è il guinzaglio sempre teso, che con un cane così leggero è facilissimo da mantenere e gli comunica tensione a ogni passo.

Il quarto è il collare al posto della pettorina: nelle razze toy la trachea è delicata e il collasso tracheale è un problema documentato, quindi la trazione va spostata sul petto.

Il quinto è pensare che siccome è piccolo non serva educarlo. Un Maltese senza regole non diventa pericoloso, diventa un cane che abbaia a tutto, non resta solo e non si fa toccare: tre problemi che costano molto più lavoro da adulti che da cuccioli.