Segugio dell’Appennino
Uno sguardo sulla razza e tutte le caratteristiche
Il Segugio dell’Appennino in breve
Il Segugio dell’Appennino è il cane da lepre dei nostri monti, ed è la sedicesima razza italiana riconosciuta dalla FCI: è successo nel febbraio 2026. Misura 44-50 cm nei maschi e 42-48 nelle femmine, per 10-18 chili, ed esiste in due varietà di pelo. Lo standard lo descrive tutto muscoli e nervi senza alcuna pesantezza, dice che vive in perfetta simbiosi con il suo padrone e che la sua obbedienza è un talento innato e atavico. In Italia nascono più di 300 cuccioli l’anno.
Che cane è il Segugio dell’Appennino

È un segugio italiano del gruppo 6, sezione 1.2, riconosciuto con prova di lavoro, e il suo mestiere è cacciare lepre e cinghiale sull’Appennino.
Nella foto: un soggetto a pelo raso, una delle due varietà della razza.
Lo riconoscete dalla taglia contenuta, dal tronco che sta appena dentro un rettangolo e dalle orecchie corte, che per un segugio sono una rarità: arrivano a metà muso e non oltre.
Quanto è grande: 44-50 cm i maschi e 42-48 le femmine, per 10-18 chili.
Cosa chiede: due ore al giorno fra movimento e lavoro di naso, e preferibilmente della montagna sotto le zampe.
Cosa lo rende speciale: le due varietà di pelo, che lo standard permette di accoppiare fra loro, e una descrizione del carattere che parla di simbiosi con il padrone e di obbedienza atavica.
Da sapere prima: abbaia, perché la voce è il suo strumento di lavoro, e ha una passione per la caccia che lo standard chiama esagerata.
In compenso è un cane rustico, sano, piccolo abbastanza da starci ovunque e legato al suo umano come pochi altri segugi.
Storia ed origine del Segugio dell’Appennino

Lo standard dice che le origini di questa razza sono molto antiche, e porta una prova precisa: nel giornale illustrato La caccia del 2 novembre 1882 il cane era già descritto fra le razze di segugio esistenti in Italia. E aggiunge una frase che spiega tutto: più che agire come processo selettivo, la Natura ha creato con questa razza un tipo di cane uniforme, rustico, resistente ed elegante, che i montanari hanno preservato con cura.
Nessuno, cioè, ha inventato questo cane a tavolino. Si è formato da solo sull’Appennino, e gli uomini si sono limitati a non rovinarlo. Nella pagina c’è il ritratto più citato della razza, scritto nel 1932 dall’avvocato e agricoltore Filippo Zacchini: segugio di piccola taglia, di grande agilità e vivacità, tutto muscoli e nervi senza alcuna pesantezza. Quella frase è finita quasi identica dentro lo standard FCI, novantaquattro anni dopo.
Zacchini spiegava anche perché la razza è arrivata fino a noi: era il cane dei piccoli proprietari terrieri, mostrava un forte attaccamento al padrone, e sono questi i fattori che ne hanno favorito la conservazione. Un cane piccolo mangia poco, un cane attaccato non scappa, un cane rustico non si ammala.
La parte ufficiale è recente: standard nazionale ENCI nel 2005, riconoscimento nazionale nel 2010 con il numero 901, e nel febbraio 2026 il riconoscimento provvisorio della FCI, deciso dal Consiglio riunito a Roma. È la sedicesima razza italiana riconosciuta a livello internazionale. Nella pagina raccontiamo anche le critiche che quel riconoscimento ha ricevuto, perché sono serie e vanno conosciute.
Carattere e descrizione del Segugio dell’Appennino

Il capitolo del carattere di questo standard è uno dei più belli che abbiamo letto. Dice che il cane vive in perfetta simbiosi con il suo padrone, pur avendo un temperamento forte e una passione esagerata per la caccia, e che la sua obbedienza è un talento innato e atavico. Aggiunge una riga che a un cacciatore dice moltissimo: non insegue altra selvaggina, cioè non sbanda.
Sul cinghiale lavora in un modo preciso: abbaia alla preda restando fermo, non attacca. E la voce è descritta meglio che in quasi tutti gli altri standard: acuta e chiara, con toni piacevoli che cambiano a seconda delle fasi del lavoro. Il cacciatore capisce dal suono se il cane sta cercando o se è sulla pista calda. Non è un abbaio, è una lingua.
Fisicamente è un segugio piccolo: 44-50 cm i maschi e 42-48 le femmine, per 10-18 chili. Lo standard chiede un cane rustico, con il tronco che entra appena nella perfetta simmetria di un rettangolo, i piedi a lepre e il galoppo come andatura preferita. Le orecchie, insolitamente per un segugio, sono corte: arrivano a metà muso.
Esiste in due varietà di pelo, raso (massimo 2 cm, con la consistenza del pelo di cavallo) e forte (2-5 cm, con sottopelo denso), e lo standard permette di accoppiarle fra loro. I colori sono fulvo, nero focato, grigio lepre e fulvo carbonato. Vive 12-14 anni ed è una razza senza esagerazioni morfologiche di nessun tipo.
Addestramento ed educazione del Segugio dell’Appennino

Con questa razza si parte da un vantaggio che pochi segugi hanno: lo standard dice che la sua obbedienza è un talento innato e atavico. Non significa che si educhi da solo, ma che il materiale di partenza è ottimo e che i modi duri qui non servono a niente.
Il fabbisogno di movimento è alto: almeno due ore al giorno per un cane che non caccia, con una parte importante di lavoro di naso. Il terreno ideale è quello per cui è stato costruito, cioè salite, sassi e sottobosco: su un cane da dieci-diciotto chili la montagna non è uno sforzo, è casa sua.
Sul richiamo parte avvantaggiato, perché lo standard dice che non insegue altra selvaggina e che non ha bisogno di essere accompagnato pur restando in contatto con il padrone. Ma resta un segugio: su una lepre calda il richiamo perde. Si costruisce da cucciolo, si premia sempre il rientro e si mette in conto un collare GPS.
Con un cucciolo le priorità sono quattro: il richiamo, la socializzazione con cani e persone, il guinzaglio e l’abitudine a farsi controllare piedi e orecchie dopo ogni uscita. E un consiglio che con i segugi funziona sempre: usare il naso come premio, così il cane impara che cercare insieme a te è meglio che partire da solo.
Allevamento del Segugio dell’Appennino

I numeri di questa razza sorprendono chiunque la consideri rara: in Italia sono nati poco più di 3.000 cuccioli in dieci anni. Il Segugio dell’Appennino, da noi, è uno dei cani da caccia più allevati in assoluto, anche se il riconoscimento internazionale è arrivato solo nel 2026.
Le due varietà di pelo sono quasi alla pari: 1.543 cuccioli a pelo raso e 1.460 a pelo forte. Non c’è una varietà minore, e visto che lo standard permette di accoppiarle, da una stessa cucciolata possono uscire entrambe.
Poi c’è il dato che spiega di che mondo stiamo parlando: gli affissi registrati sono tre, a Cuneo, Modena e Pesaro Urbino. Con migliaia di cuccioli e tre allevamenti, la conclusione è una sola: questi cani nascono quasi tutti da cacciatori che allevano per sé e per gli amici. Il posto giusto per cercare un cucciolo non è un annuncio, è una squadra di segugisti.
Il prezzo, di conseguenza, è quello di un cane da caccia: fra i 400 e gli 800 euro. Nella pagina trovate anche cosa chiedere all’allevatore, cosa guardare in un cucciolo e perché con questa razza la domanda più importante non riguarda il pedigree ma il lavoro dei genitori.


