Allevamento del Piccolo Brabantino
Duecentosessantaquattro cuccioli in dieci anni: dove si cerca e cosa chiedere
In Italia il Piccolo Brabantino è una razza piccola ma viva: le API dell’ENCI, sul codice 82, registrano 264 cuccioli in dieci anni e dodici affissi, con un trend in crescita.
In questa pagina: quanto costa, dove si cerca, le domande sulla salute che in questa razza contano più che altrove e cosa guardare in una cucciolata.
Sommario
Quanto costa un cucciolo di Piccolo Brabantino

Un cucciolo con pedigree ENCI costa fra i 1.500 e i 2.500 euro. È il prezzo normale di una razza piccola, poco numerosa e con cucciolate di pochi soggetti.
I numeri italiani raccontano una razza in crescita: 11 cuccioli nel 2015, poi 21, 23, 18, 24, 18, 32, il picco di 48 nel 2022, 29 e 40 nel 2024.
Gli affissi registrati sono dodici: quattro in Piemonte, tre in Emilia Romagna, due nel Lazio e uno ciascuno in Sicilia, Veneto e Lombardia.
C’è un dettaglio che conviene sapere prima di telefonare: quasi tutti quegli allevamenti allevano anche il Griffone di Bruxelles e il Griffone Belga. Non è una furbizia commerciale: le tre razze hanno lo stesso standard e nella stessa cucciolata possono nascere cuccioli a pelo corto e a pelo ruvido.
Il primo anno costa fra i 600 e i 900 euro fra vaccinazioni, microchip, sverminazioni ed eventuale sterilizzazione, e poi il mantenimento di un cane da quattro chili si assesta sui 50-80 euro al mese.
La toelettatura non serve: il pelo corto non si tosa e non si striglia, basta un panno. È l’unico capitolo in cui il Brabantino costa meno dei suoi fratelli Griffoni, che invece vanno strippati.
Cosa chiedere e cosa guardare in una cucciolata

In questa razza le domande sulla salute contano più che in quasi tutte le altre, e vanno fatte per prime.
La prima riguarda la malformazione di Chiari e la siringomielia. Chiedi cosa sa l’allevatore della situazione nelle sue linee, se ha fatto risonanze magnetiche sui riproduttori e se ci sono stati soggetti sintomatici in famiglia. Un allevatore preparato non si offende: è la domanda che si aspetta.
La seconda riguarda il respiro dei genitori. Guardateli e ascoltateli da fermi e dopo che si sono mossi: un riproduttore che rantola stando fermo non è un riproduttore adatto a un brachicefalo.
La terza è la rotula, con un controllo ortopedico, e la quarta è il pedigree.
Sul cucciolo, il primo controllo è la testa: mento largo e prominente, bocca chiusa senza denti né lingua a vista, occhi grandi e rotondi ma mai sporgenti. La lingua permanentemente fuori a bocca chiusa è una squalifica dello standard.
Il secondo è il tartufo: deve essere nero, e la mancanza di pigmento è squalificante.
Il terzo è il colore: rosso, nero o nero focato con la maschera scura. Qualunque macchia bianca è una squalifica, e lo sono anche il grigio, il blu focato, il marrone focato e il fegato.
Il quarto è il pelo, che deve essere corto, ruvido e lucido: nella stessa cucciolata può nascere un fratello a pelo ruvido, che è un Griffone e non un Brabantino.
E l’ultima domanda è per te: sei pronti a gestire un brachicefalo per dodici o quindici anni, caldo estivo e anestesie comprese? Se sì, è una razza che dà moltissimo.

