Storia ed origine del Lancashire Heeler
Un corgi gallese, un terrier di Manchester e un mercato di bestiame a Ormskirk
La storia del Lancashire Heeler è una delle poche in cui lo standard FCI ammette di non sapere. La frase ufficiale comincia con le origini non sono chiaramente definite e prosegue con è stato suggerito che. È un’onestà rara, e ha senso partire da lì.
In questa pagina: la teoria del corgi e del terrier, la zona di Ormskirk, il riconoscimento tardivo, lo status di razza nativa vulnerabile nel Regno Unito e il debutto americano del 2024.
Sommario
La teoria del corgi e del terrier

Il racconto che lo standard riporta è questo: quando il bestiame veniva condotto dal Galles verso i macelli dell’area di Ormskirk, nel Lancashire, i cani che lo accompagnavano – i corgi, chiamati anche welsh heeler – incontrarono il Manchester Terrier, con risultati evidenti.
Lo standard usa apposta il condizionale, e noi lo teniamo: è una ricostruzione plausibile, non un fatto documentato. Quello che è certo, e che lo standard afferma senza esitazioni, è che la razza si trova in quell’area e vi è allevata da molte generazioni.
Se si guarda il cane, però, la teoria si difende bene. Dal corgi arrivano il formato lungo e basso, gli arti corti, le orecchie e soprattutto il mestiere: condurre le vacche pizzicando i garretti.
Dal Manchester Terrier arrivano il mantello nero focato con le focature nette, la testa asciutta e quegli istinti da terrier che lo standard cita apertamente nel capitolo del comportamento.
Il nome dice il resto: heeler viene da heel, tallone. È il cane che lavora all’altezza dei talloni, e che deve essere abbastanza basso da schivare il calcio che arriva.
Nel Lancashire il cane faceva due lavori insieme: portava il bestiame e teneva i topi fuori dalle stalle. Per una fattoria piccola era esattamente il cane giusto: uno solo, che serviva a due cose.
Una razza nativa vulnerabile

Il Lancashire Heeler è una delle razze che il Kennel Club britannico segue con attenzione: dal 2006 è nella lista delle razze native vulnerabili, cioè quelle con 300 registrazioni all’anno o meno nel loro paese di origine.
I numeri di quegli anni spiegano l’allarme: 173 registrazioni nel 2006, 146 nel 2007. Negli anni più recenti la media si è assestata intorno ai 121 cani all’anno.
La stima dell’American Kennel Club parla di circa 5.000 soggetti in tutto il mondo. Per dare un’idea: è meno di quanti golden retriever nascono in Italia in un anno.
Fuori dal Regno Unito la razza ha trovato una seconda casa nei paesi nordici. In Finlandia e in Svezia è molto più visibile che nel resto d’Europa, e una buona parte delle fotografie che circolano viene da lì.
Nella foto: tre Lancashire Heeler davanti al castello di Hameenlinna, in Finlandia.
Il riconoscimento internazionale è arrivato tardi: lo standard FCI oggi in vigore porta la data del 4 aprile 2016, ed è sotto patrocinio FCI – una formula che si usa per le razze che non hanno ancora un paese patrocinante nel senso pieno.
Il debutto americano del 2024

Il primo gennaio 2024 il Lancashire Heeler è diventato la 201ª razza riconosciuta dall’American Kennel Club, ammessa a competere nel gruppo Herding, quello dei cani da conduzione.
Il percorso era cominciato nel 2017 con l’ammissione alla Miscellaneous Class, la sala d’attesa dell’AKC, e si è chiuso con l’annuncio dell’aprile 2023.
Non è una notizia mondana: per una razza con cinquemila soggetti al mondo, entrare nel registro principale del kennel club più grande significa visibilità, allevatori nuovi e – se le cose vanno bene – un po’ più di sicurezza sul futuro.
Il rischio, per una razza rara che diventa improvvisamente di moda, è l’opposto: cucciolate fatte in fretta, senza test del DNA e senza selezione. In una razza con due patologie oculari ereditarie documentate, sarebbe il modo peggiore di crescere.
In Italia la razza esiste appena: 9 cuccioli in sette anni secondo le API dell’ENCI, di cui sei nel solo 2024, e un unico affisso registrato, in provincia di Lucca.

