Carattere e descrizione dell’Hellinikos Ichnilatis
Il segugio greco: nero focato, voce armoniosa e uno standard del 1959
L’Hellinikos Ichnilatis – il segugio greco – è un cane da seguita di taglia media, solo nero focato, selezionato per la lepre sulle montagne del sud della Grecia. Il suo standard, che porta la data del 1959, lo descrive in una riga che vale tutto il resto: segugio con olfatto fine e di grande resistenza, la cui voce è sonora e armoniosa.
In questa pagina: quanto è grande, la testa con le linee divergenti, il colore obbligatorio, come lavora, cosa si può dire del carattere – lo standard non ha il capitolo – la salute e il confronto con gli altri segugi mediterranei.
Sommario
L’Hellinikos Ichnilatis in breve
Razza greca, gruppo 6 sezione 1.2 (segugi di taglia media), con prova di lavoro, standard FCI 214. Maschi 47-55 cm, femmine 45-53, pelo corto e duro, colore nero focato – ed è l’unico ammesso. Caccia la lepre da solo o in muta, su qualsiasi terreno, anche il più roccioso. Lo standard valido porta la data del 16 ottobre 1959. In Italia non è mai stato registrato.
Com’è fatto un Hellinikos Ichnilatis

Lo standard lo definisce con sei aggettivi: cane di taglia media, a pelo corto, nero focato, forte, vigoroso, vivace, ardente. È la descrizione di un segugio asciutto e funzionale, senza niente di superfluo.
Le misure: maschi da 47 a 55 cm, femmine da 45 a 53, con due centimetri di tolleranza. Il peso non è indicato: nella pratica sono cani fra i diciassette e i venti chili.
Il corpo è appena più lungo che alto – la lunghezza supera del dieci per cento l’altezza al garrese – con la linea superiore dritta e leggermente convessa sul rene, il dorso lungo, la groppa lunga e larga e il petto profondo fino al gomito.
La coda è corta per un segugio: non lunga, arriva al massimo alla punta del garretto, è attaccata piuttosto alta e in movimento si porta a sciabola. La coda lunga, pesante o arricciata è un difetto.
Il collo è potente e senza giogaia, e lo standard – che è un testo del 1959, molto attento alle proporzioni – dà anche la misura: la lunghezza del collo sta a quella della testa come 6,5 a 10.
Fra i difetti elencati ce n’è uno che dice molto sul tipo di cane: il piede di lepre, cioè il piede lungo e ovale, è considerato un difetto. Si vuole un piede compatto, da cane che lavora sulle pietre.
La testa: le linee divergenti

Qui c’è il dettaglio tecnico che colloca questa razza nella famiglia dei segugi mediterranei: le linee superiori di cranio e muso sono divergenti. Vuol dire che, viste di profilo, la linea della fronte e quella della canna nasale non sono parallele ma si aprono a ventaglio.
La testa è lunga, e lo standard la misura: la lunghezza totale sta all’altezza al garrese come 4,35 a 10. La larghezza del cranio non deve superare la metà della lunghezza della testa – in linguaggio tecnico, un indice cefalico inferiore a 50.
Il tartufo è nero, umido e mobile, e sta sulla linea del muso sporgendo appena sul labbro. Lo standard aggiunge un dettaglio raro: nei maschi la canna nasale può essere leggermente arcuata.
Gli occhi sono di grandezza normale, marroni, con espressione viva e intelligente. Le orecchie sono lunghe quasi metà della testa, attaccate alte – sopra le arcate zigomatiche – piatte, arrotondate in basso e pendenti verticalmente.
Orecchie troppo lunghe, troppo corte, appuntite o attorcigliate sono difetti: in un segugio l’orecchio ha una funzione, cioè convogliare gli odori verso il naso, e la forma conta.
Sulla bocca lo standard è più tollerante di molti altri: ammette sia la chiusura a forbice sia quella a tenaglia. È il segno di un testo scritto da cacciatori, non da giudici di esposizione.
Il nero focato, e nient’altro
Sul colore l’Hellinikos Ichnilatis non ammette discussioni: nero focato, e basta. Lo standard aggiunge una sola concessione – è tollerata una piccola macchia bianca sul petto – e chiude con una richiesta di pigmento severa: mucose visibili, tartufo e unghie neri.
È una scelta insolita in una famiglia – quella dei segugi – dove i colori sono di solito molti. E ha una conseguenza pratica: in Grecia esistono cani da lepre di altri colori, ma quelli non sono Hellinikos Ichnilatis.
Le focature stanno dove ci si aspetta: sopra gli occhi, sul muso, sul petto, sugli arti e sotto la coda. Il nero copre il resto come una mantella.
Il pelo è corto, denso, un po’ duro e aderente: un mantello da cane che lavora nella macchia mediterranea, dove serve protezione ma non calore.
Per chi lo tiene, la conseguenza è comoda: la toelettatura non esiste. Una spazzolata a settimana, un controllo delle orecchie – che sono lunghe e pendenti – e nient’altro.
Come lavora: la lepre, la voce, le pietre
La parte più bella di questo standard è la voce utilizzazione, che in un testo del 1959 fa il lavoro di tre capitoli moderni: segugio con olfatto fine e di grande resistenza; è un cacciatore attivo sia da solo sia in muta, e risponde completamente su tutti i terreni di pianura o di montagna e anche nei terreni più rocciosi e impraticabili; la sua voce è sonora e armoniosa.
Ogni pezzo di quella frase è una specifica di lavoro. Olfatto fine: la lepre lascia tracce difficili. Grande resistenza: una caccia alla lepre in montagna dura ore. Da solo o in muta: è una flessibilità che pochi segugi hanno, e serve a chi caccia con uno o due cani.
Terreni rocciosi e impraticabili è la specialità vera: le montagne del Peloponneso e della Grecia continentale sono pietra, macchia e pendenze, e un cane che ci lavora deve avere piedi solidi e fiato.
E poi la voce. Nei segugi la voce non è un dettaglio: è lo strumento con cui il cacciatore segue una caccia che non vede. Che uno standard la definisca armoniosa dice quanto quel suono contasse per chi ha scritto il testo.
Sul carattere in senso stretto lo standard non dice niente: non ha un capitolo dedicato, come molti testi degli anni Cinquanta. Le parole vigoroso, vivace, ardente dell’aspetto generale sono tutto quello che abbiamo.
Quello che si può ricavare dalla funzione, però, è coerente: è un cane indipendente sul lavoro, resistente, socievole con gli altri cani perché caccia anche in muta, e con un predatorio serio. Come tutti i segugi, sulla traccia decide lui.
Quanto vive e di cosa si ammala

Su questa razza non esistono studi sanitari: la popolazione è piccola, concentrata in Grecia e composta da cani da lavoro. La stima ragionevole di longevità è di 12-14 anni, che per un segugio di venti chili è normale.
Le cose che fermano un segugio sono meccaniche e stagionali. Le orecchie: lunghe e pendenti, poco ventilate, e in un cane che corre nella macchia raccolgono semi e forasacchi. Si controllano ogni settimana e dopo ogni uscita.
I piedi: lavora sulle pietre, e i cuscinetti si consumano. Un controllo dopo ogni giornata di caccia è la regola in tutte le razze da seguita.
Le ferite: macchia mediterranea vuol dire spine, arbusti duri e recinzioni. Sono la prima causa di stop per un cane da lepre.
Il caldo è l’altro tema: in Grecia si caccia da autunno a inverno, e per una buona ragione. Un segugio col pelo corto regge il caldo meglio di un nordico, ma le uscite estive nelle ore centrali restano da evitare.
Non esistono test genetici previsti né malattie ereditarie documentate. In una razza rustica e selezionata sul lavoro è una buona notizia, ma va detto che è anche la conseguenza del fatto che nessuno ha ancora studiato la popolazione.
Segugi mediterranei: chi somiglia a chi
L’Hellinikos Ichnilatis appartiene a una famiglia larga e antica: i segugi mediterranei, cani asciutti, con la testa lunga e le linee divergenti, selezionati per lavorare sul caldo e sulla pietra.
Il parente più vicino, per uso e per struttura, è il Segugio italiano a pelo raso: stessa taglia, stesso mestiere – la lepre – e persino uno dei due colori in comune, il nero focato. Il segugio italiano, però, ha una popolazione enorme, mentre il greco è rimasto confinato in casa.
Il Beagle è il segugio da lepre più diffuso al mondo, ma è un altro tipo di cane: più piccolo, più pesante, di origine inglese e ormai molto più cane di famiglia che cane da caccia.
In Grecia esiste anche un’altra razza da caccia, il Kritikos Lagonikos, il cane cretese: non è riconosciuto dalla FCI ed è un cane da vista e da olfatto, con una storia diversa. Confonderli è facile quando si legge di cani greci, ma sono due mondi.
La cosa che distingue l’Hellinikos Ichnilatis da tutti loro è il colore unico: nero focato e nient’altro. In una famiglia dove i mantelli sono decine, è una firma inconfondibile.
A chi è adatto l’Hellinikos Ichnilatis
È adatto a chi caccia la lepre, e in Grecia è esattamente quello che fa. Fuori da quel contesto è un segugio come gli altri: un cane con un naso serio, una voce potente e una grande indipendenza sul lavoro.
Per una famiglia può funzionare, alle stesse condizioni di tutti i segugi: due ore al giorno di attività con una parte olfattiva vera, un giardino recintato seriamente e la consapevolezza che il richiamo, su una traccia fresca, è teorico.
In compenso è un cane rustico, sano, con poche esigenze di toelettatura e un carattere socievole con gli altri cani – conseguenza del lavoro in muta.
Non va bene per l’appartamento senza uscite serie, per chi ha vicini a dieci metri – la voce di un segugio è quello che è – e per chi ha animali piccoli in casa.
E poi c’è l’ostacolo pratico: in Italia questa razza non esiste. Le API dell’ENCI, sul codice 214, registrano zero nascite e zero affissi. Chi ne vuole uno deve passare dalla Grecia, e in pratica dai cacciatori.
Vale però la pena sapere che esiste: è uno dei segugi più antichi d’Europa, con uno standard che nel capitolo storico si lega a una tradizione di caccia che i Greci raccontavano già duemilaquattrocento anni fa.

