Storia ed origine dell’Hellinikos Ichnilatis
Dalla Laconia di Xenofonte a uno standard del 1959
L’Hellinikos Ichnilatis è considerato uno dei segugi più antichi d’Europa, e la sua storia si lega a una regione precisa: la Laconia, nel sud del Peloponneso. È la terra di Sparta, ed è anche la terra dei cani da caccia che gli autori greci descrivevano già nel IV secolo a.C.
In questa pagina: cosa scriveva Xenofonte dei cani da caccia, come le montagne della Laconia hanno conservato il tipo, cosa dicono le immagini antiche, e la storia recente – lo standard del 1959 e una razza che non è mai uscita dalla Grecia.
Sommario
I cani da caccia dei Greci

Nel mondo greco antico i cani da caccia erano una materia di studio. Xenofonte, generale e scrittore ateniese, dedicò alla caccia un trattato – il Cinegetico – in cui descriveva razze, attitudini e difetti dei cani da seguita con una precisione che oggi definiremmo cinofila.
Nella foto: un lekythos attico a figure rosse, conservato al Museum of Fine Arts di Boston, con un cacciatore e il suo cane. Non è un Hellinikos Ichnilatis: è un cane da caccia greco di duemilaquattrocento anni fa.
Fra i tipi che gli autori antichi distinguevano ci sono i cani laconici – dalla Laconia, cioè la regione di Sparta – descritti come cani da seguita veloci e con un naso eccellente. È il riferimento su cui poggia l’origine tradizionale della razza.
Va detto con onestà come stanno le cose: fra i cani descritti nel IV secolo a.C. e l’Hellinikos Ichnilatis di oggi non esiste una continuità dimostrata geneticamente. Quello che esiste è la continuità di un tipo – taglia media, pelo corto, testa lunga con linee divergenti, voce sonora – e di un mestiere, la caccia alla lepre nelle stesse montagne.
È una distinzione che vale per molte razze antiche, dal Segugio italiano ai podenchi: le fonti classiche documentano il tipo, non la razza moderna. Ed è già molto.
Quello che rende il caso greco particolare è la geografia: le montagne della Laconia sono rimaste isolate e difficili fino a tempi recenti, e in isolamento i tipi si conservano.
Cani nell’arte greca: cosa mostrano

Le immagini antiche di cani da caccia sono numerose, e ha senso guardarle per quello che sono. In questo frammento di oinochoe protocorinzia – un vaso del VII secolo a.C. conservato nel museo di Egina – i cani inseguono un cinghiale mentre gli arcieri tirano.
Sono cani asciutti, con il muso lungo e le orecchie cadenti: il tipo generale del cane da caccia mediterraneo, che nell’arte greca torna per secoli praticamente invariato.
Nella ceramica attica a figure rosse i cani compaiono spesso accanto ai giovani nelle palestre e nelle scene di caccia. Sono cani di tipo diverso: alcuni più leggeri, da vista; altri più solidi, da seguita.
Il valore di queste immagini, per la storia della razza, è indiretto ma reale: dicono che nel mondo greco esisteva una cultura della caccia col cane molto sviluppata, con tipi differenziati per funzione. Non c’è bisogno di forzare la lettura per rendere interessante il quadro.
Quello che invece non si può dire – e che si legge spesso – è che i cani dipinti sui vasi siano l’Hellinikos Ichnilatis. Sarebbe come dire che i cavalli del Partenone sono una razza equina moderna.
La cosa più solida che si può affermare è questa: quando nel Novecento i cinofili greci hanno codificato la loro razza da lepre, hanno trovato un cane che nelle sue linee essenziali somigliava a quello che le fonti antiche descrivevano. E hanno scritto uno standard che lo fotografava.
Lo standard del 1959, e una razza che non è mai partita

La storia moderna della razza ha una data: lo standard ufficiale valido porta il 16 ottobre 1959. È uno dei testi più vecchi ancora in uso nel repertorio FCI, e si sente – nel bene: è pieno di misure, indici e proporzioni, come si scriveva allora.
Nella foto: l’interno di una kylix attica del Pittore di Euergides, conservata all’Ashmolean Museum di Oxford, con un cane che annusa il terreno. Duemilacinquecento anni e il gesto è lo stesso.
Il testo che circola oggi è la traduzione del 1996, ma il contenuto è quello del 1959, e questo spiega alcune caratteristiche: la mancanza di un capitolo sul carattere, la presenza di indici cefalici e rapporti numerici, e una lista di difetti dettagliatissima.
Il fatto che nessuno lo abbia riscritto in sessant’anni è un indizio: questa razza non ha avuto una carriera internazionale. È rimasta in Grecia, nelle mani dei cacciatori di lepre, e quasi non è uscita dai confini.
Non è necessariamente una brutta notizia. Le razze che non entrano nel circuito delle esposizioni internazionali evitano anche le mode e le derive morfologiche: l’Hellinikos Ichnilatis di oggi assomiglia molto a quello del 1959.
Il rovescio, però, esiste: una razza confinata in un paese ha una popolazione fragile, e senza libri genealogici solidi il rischio di incroci e di dispersione è reale. Il Kennel Club greco la riconosce, e la FCI la elenca con prova di lavoro: sono le due cose che oggi la tengono in piedi.
In Italia, per chiudere il quadro, le API dell’ENCI registrano zero nascite e zero affissi sul codice di razza 214: chi ha visto un segugio greco, in Italia, lo ha visto in fotografia.

