Carattere e descrizione dell’Eesti Hagijas
Il segugio nato per decreto: misure, colori obbligatori e una voce che si sente da lontano
L’Eesti Hagijas, il segugio estone, è una razza con una data di nascita e un motivo scritto: nel 1947 Mosca ordinò a ogni repubblica sovietica di avere il proprio cane da caccia, e in Estonia lo costruirono su misura, letteralmente. Il punto centrale del progetto era abbassare l’altezza al garrese.
In questa pagina: quanto è grande, perché il bianco su piedi e punta della coda è obbligatorio, i due colori ammessi, la testa e le orecchie, il carattere, la voce e cosa si sa della sua salute.
Sommario
L’Eesti Hagijas in breve
L’Eesti Hagijas è un segugio di taglia media, gruppo 6 sezione 1.2, con prova di lavoro, accettato dalla FCI a titolo provvisorio il 4 settembre 2019. Lo standard lo descrive come un segugio proporzionato di taglia media, di costruzione forte e asciutta, e aggiunge una frase che spiega tutta la razza: le marcature bianche sono ben visibili e aiutano a vedere meglio il cane quando lavora sul campo. È il cane nazionale dell’Estonia.
Quanto è grande un Eesti Hagijas

Le misure sono 45-52 cm per i maschi e 42-49 cm per le femmine, e in questa razza non sono un dettaglio tecnico: sono il motivo per cui la razza esiste.
Lo standard scrive nero su bianco che la misura più importante dello sviluppo della razza è stata una minore altezza al garrese, per proteggere i bovini e per evitare cani grossi che potessero inseguire la selvaggina troppo velocemente. Un segugio basso corre meno, la lepre resta in caccia, e gli ungulati non finiscono braccati.
Per questo la taglia fuori dai limiti è un difetto squalificante: in molte razze un centimetro in più è una sfumatura, qui è la ragione sociale.
Il peso, come in tante razze giovani, non è indicato dallo standard: l’intestazione dice taglia e peso ma poi elenca solo le altezze. Le fonti estoni parlano di 15-20 kg, ed è la cifra che torna con l’altezza.
Le proporzioni sono quelle di un segugio: il corpo è chiaramente più lungo dell’altezza al garrese, e le femmine possono essere un po’ più lunghe dei maschi. Le zampe sono lunghe circa il 50% dell’altezza al garrese: è un cane raccolto, non un cane sulle gambe.
C’è anche una precisione insolita: la groppa deve stare da 1 a 1,5 cm più in basso del garrese, e l’angolo della spalla è indicato in 115-120 gradi. Pochi standard scendono a questo livello di dettaglio.
E poi c’è un difetto squalificante che si trova raramente: l’assenza di dimorfismo sessuale. Un maschio deve sembrare un maschio e una femmina una femmina. Se non si capisce, il cane è fuori.
I colori del manto dell’Eesti Hagijas

Il colore tipico è il tricolore: macchie nere con focature fulve e bianco vivo. La dimensione delle macchie, dice lo standard, non ha limiti: possono formare una sella o restare chiazze.
La parte interessante non è cosa può esserci, è cosa deve esserci. Il bianco va sulla testa, sulla gola e sul petto, estendendosi fino al ventre, e poi arriva la frase che nessun altro standard di segugi scrive in modo così secco: tutti i piedi e la punta della coda devono essere bianchi.
Non è estetica. È il motivo per cui, in un bosco estone, riesci a vedere dove è finito il tuo cane: quattro calze bianche e una punta di coda bianca, in movimento, si distinguono anche fra l’erba alta. Lo standard lo dice esplicitamente nell’aspetto generale: le marcature bianche aiutano a vedere meglio il cane quando lavora sul campo.
Coerentemente, troppo colore squalifica: se il nero o il fulvo coprono tutto e il bianco manca, il cane è fuori. E squalificano anche le macchie marroni o color caffè con tartufo marrone.
Il tartufo deve essere largo e completamente nero. Solo nei cani con macchie dorate o fulve è ammesso un tartufo più chiaro, mai marrone fegato.
Fra i difetti gravi, infine, c’è anche l’opposto: troppo bianco, o le picchiettature nere e fulve dentro le zone bianche. Il bianco deve essere pulito e vivo, e lo standard chiude con una richiesta che vale per tutti i colori: devono essere il più brillanti possibile.
Il tricolore non è l’unico: esiste anche il bicolore

Molti pensano che un segugio estone sia per definizione tricolore. Lo standard dice un’altra cosa: il bicolore è regolare.
Nella foto: un Eesti Hagijas bicolore, fulvo dorato e bianco, senza nessuna macchia nera. È un colore previsto dallo standard, non una stranezza.
Il testo ammette macchie dal limone al fulvo dorato, senza nero, con o senza bordature fulve più ricche, purché contrastino bene col bianco.
Cambia una cosa pratica: nei cani con macchie dorate o fulve il tartufo può essere di colore più chiaro. Resta il divieto sul marrone fegato, che è una spia di pigmentazione sbagliata.
Sul piano venatorio non fa differenza. Sul piano dell’occhio, il bicolore è il modo più rapido di distinguere un Eesti Hagijas da un Beagle a colpo d’occhio: un Beagle limone e bianco è più piccolo e più tondo, questo cane è più lungo e più asciutto.
La testa e le orecchie dell’Eesti Hagijas

Vista da sopra, dice lo standard, la testa forma un cuneo smussato: più larga dietro e leggermente rastremata verso il muso.
Il cranio ha larghezza moderata e una curvatura leggera, con le arcate sopraccigliari ben sviluppate ma non sporgenti. Lo stop è moderato e mai ripido: un segugio non ha lo scalino di un cane da ferma.
Gli occhi sono leggermente obliqui, marrone scuro, con le palpebre scure. Occhi di colore diverso o occhio azzurro sono difetti squalificanti.
Le orecchie hanno una misura precisa e facile da controllare: sono sottili, pendenti, attaccate a media altezza e aderenti alle guance, e tirate verso il naso arrivano a metà della lunghezza del muso. Orecchie piccole, erette o semi-erette squalificano: in una razza costruita a tavolino con l’apporto di più segugi, l’orecchio è uno dei caratteri che si controlla di più.
Le labbra sono asciutte e aderenti, senza pieghe all’angolo della bocca: niente labbra pesanti da segugio mediterraneo. I denti sono grandi e bianchi, con chiusura a forbice completa e 42 denti.
La coda è a sciabola, spessa alla radice, arriva ai garretti e in movimento è attiva, ma la base non deve mai essere portata sopra la linea del dorso. Una coda piegata o difettosa squalifica.
Il carattere dell’Eesti Hagijas

Lo standard usa tre parole: equilibrato, agile e amichevole. E poi spiega da dove viene il resto: olfatto molto sviluppato e una passione per la caccia pronunciata.
Il carattere di un segugio si capisce meglio guardando il mestiere. Questo cane deve cercare da solo, decidere da solo e restare sulla traccia per ore senza che nessuno gli dica cosa fare. Da lì viene tutto: la testardaggine, l’indipendenza, la calma in casa e l’incapacità totale di sentirti quando ha il naso su una pista.
Con le persone è un cane facile. Amichevole nello standard significa quello che dice, e fra i difetti gravi c’è il cane timido o troppo agitato: un segugio che si spaventa o che non si controlla, in una muta o in un bosco, è un problema.
In famiglia funziona bene, con i bambini è tollerante, e con gli altri cani vive senza drammi: è un cane nato per lavorare in compagnia di altri cani. Con i gatti e i piccoli animali di casa, invece, dipende da quanto presto li ha conosciuti: la passione per la caccia è nello standard, non nelle intenzioni.
Non è un cane da guardia e non ha nessuna aggressività da usare: chi cerca un cane che difenda la casa deve guardare da un’altra parte.
E poi c’è la voce, che merita un capitolo a parte nella pagina Addestramento: lo standard la definisce sonora e spiega che aiuta a localizzare il cane a grande distanza. Tradotto per chi vive in condominio: questo cane abbaia, e si sente.
Quanto vive un Eesti Hagijas e di cosa si ammala
Anche qui la risposta onesta comincia con quello che non c’è: sull’Eesti Hagijas non esistono studi. Non ci sono indagini di longevità, non ci sono prevalenze pubblicate, non ci sono registri sanitari di razza. Con una popolazione di poche centinaia di cani, un campione non si costruisce.
Le fonti estoni descrivono una razza sana, senza malattie genetiche note. È una buona notizia, ma va letta per quello che è: nessuna malattia documentata non significa nessuna malattia, significa che nessuno ha ancora fatto uno studio.
I 12-14 anni di vita media che circolano sono la stima normale per un cane da caccia di quindici o venti chili, ed è plausibile.
Il problema vero, quello dichiarato dalle stesse fonti di razza, non è una patologia: è la consanguineità. In Estonia il registro contava 662 cani, e quasi tutti i cuccioli nati di recente sono parenti. Per questo il libro genealogico è rimasto aperto e il club guarda alle popolazioni di Russia e Finlandia per trovare sangue nuovo.
Nella pratica, per chi cerca un cucciolo, le cose da controllare sono quelle di qualunque segugio da lavoro: anche e gomiti radiografati se l’allevatore lo fa, orecchie pulite – un orecchio pendente e aderente trattiene umidità, e questo cane sta nei fossi – e zecche e forasacchi in stagione. Ma la prima domanda resta il grado di parentela fra i genitori.
A chi è adatto l’Eesti Hagijas
È adatto a chi caccia con il segugio. È il suo mestiere, è la ragione per cui è stato creato, ed è l’unico contesto in cui un cane così esprime quello che ha dentro.
È adatto a chi vive in campagna, con un recinto vero. Non alto: chiuso. Un segugio che incrocia una traccia interessante si allontana di chilometri senza accorgersene.
È adatto a chi ha tempo ogni giorno: due ore di attività, di cui almeno una con il naso al lavoro. Un segugio stanco di corpo e fresco di testa è un cane che si annoia.
È adatto a chi vuole un cane equilibrato in casa: fuori è una macchina da lavoro, dentro è tranquillo e affettuoso, e questa è la parte che sorprende chi non conosce i segugi.
Non è adatto a chi vive in appartamento in città. Non per lo spazio, ma per la voce: lo standard la vuole sonora, e i vicini no.
Non è adatto a chi vuole un cane sempre obbediente e sempre collegato. Un segugio con il naso a terra non ti sente, e non è disobbedienza: è come è fatto.
E non è adatto a chi lo vuole in Italia domani. Qui non è mai nato un cane di questa razza: zero nascite e zero affissi nel libro genealogico dell’ENCI.

