Allevamento dell’Eesti Hagijas
Zero cani in Italia, seicentosessanta in Estonia: dove si cerca e cosa chiedere
In Italia l’Eesti Hagijas non è mai stato registrato: zero nascite e zero affissi. La razza vive in Estonia, dove è il cane nazionale, e in due popolazioni satellite in Russia e Finlandia.
In questa pagina: quanto costa, dove si cerca, la domanda sulla consanguineità che viene prima di tutte, e cosa guardare in una cucciolata.
Sommario
Quanto costa un cucciolo di Eesti Hagijas
In Italia non c’è un prezzo, perché non c’è un cane: le API dell’ENCI sul codice 366 restituiscono zero nascite e zero allevamenti con affisso.
In Estonia un cucciolo costa indicativamente fra i 700 e i 1.200 euro. Non è una razza da prezzi da collezionisti: è una razza da disponibilità limitata, con poche cucciolate all’anno e un club piccolo che le conosce tutte.
Le spese successive sono quelle di un cane da caccia di quindici o venti chili: fra 600 e 900 euro il primo anno tra vaccinazioni, microchip, sverminazioni ed eventuale sterilizzazione, e 70-110 euro al mese di mantenimento.
La toelettatura non è una voce di spesa: pelo corto, duro e lucido, una spazzolata a settimana e via. In compenso c’è una voce che in altre razze non si conta, e in questa sì: il recinto. Un segugio che prende una traccia non si ferma perché lo chiami, e un giardino aperto prima o poi diventa una ricerca del cane.
Ultima cosa da mettere in conto: il viaggio. Andare a prendere il cane di persona, in Estonia o in Finlandia, è la norma per una razza così, e vedere la cucciolata dal vivo in questo caso vale più di dieci videochiamate.
Dove si trova un cucciolo

La risposta è: attraverso il club di razza estone. È il canale che tiene i contatti fra i pochi allevatori e sa dove sono le cucciolate.
Il club nasce nel 1998, lo stesso anno in cui la kennel estone ha riconosciuto la razza, e da allora è il centro di tutto: registro, prove di lavoro, esposizioni, riproduzione.
Le altre due strade sono la Russia, dove i cani registrati sono 529, e la Finlandia, con 271 registrazioni fra il 1993 e il 2003. Sono popolazioni che contano, e che il club estone guarda per allargare la base genetica.
Attenzione a una cosa: essendo una razza accettata dalla FCI solo a titolo provvisorio nel 2019, i pedigree e i registri fuori dai paesi storici sono pochissimi. Se in Italia qualcuno vi propone un cucciolo di segugio estone, la domanda è semplice: da chi è nato, in quale registro, con quale pedigree. Con zero cani registrati in Italia, un cucciolo nato qui non esiste.
Un’ultima nota pratica: essendo una razza con prova di lavoro, in Estonia i riproduttori vengono provati in caccia. Chiedere i risultati delle prove dei genitori non è pignoleria: è il modo in cui questa razza è tenuta in piedi.
Cosa guardare in una cucciolata

La prima domanda in questa razza non riguarda il cucciolo, riguarda i genitori: quanto sono parenti.
Con una base fondata su 48 cani nel 1954 e poche centinaia di soggetti oggi, la consanguineità è il tema centrale della razza, dichiarato dalle stesse fonti estoni: quasi tutti i cuccioli nati di recente sono parenti. Un allevatore che ha studiato l’accoppiamento sa spiegarvi il perché di quel maschio e quanto lontane sono le due linee.
Poi si guarda il colore, con lo standard in mano. Tricolore o bicolore, macchie di qualunque dimensione, ma piedi e punta della coda bianchi: sono obbligatori. Il tartufo deve essere nero, o più chiaro nei bicolori, mai marrone.
Le orecchie vanno controllate: sottili, pendenti, aderenti alle guance. Orecchie piccole, erette o semi-erette sono difetti squalificanti, e in un cucciolo grande si vedono già.
Il pelo deve essere corto, liscio e duro: il pelo ondulato e la mancanza di sottopelo sono difetti gravi dello standard, e in un cane che lavora nei boschi del nord il sottopelo serve.
Il comportamento è la parte più semplice da valutare e la più importante: cuccioli che arrivano, annusano e restano. Lo standard chiede un cane equilibrato, agile e amichevole, e fra i difetti gravi mette il soggetto timido o troppo agitato.
E infine il posto: dove sono cresciuti, se hanno visto erba, terra, boschi e rumori. In un segugio le prime settimane all’aperto valgono mesi di lavoro successivo.

