Storia ed origine del Cão Fila de São Miguel

Il cane da vacche delle Azzorre e la razza scomparsa di Terceira

Il cenno storico di questo standard è di tre righe, ma ognuna contiene un’informazione: il soprannome popolare, la data della prima documentazione e il nome di una razza che non esiste più.

In questa pagina: da dove viene, cosa faceva su un’isola in mezzo all’Atlantico, che fine ha fatto il cane di Terceira e dove si trova oggi.

Sommario

Il cane da vacche di São Miguel

Cao Fila de Sao Miguel su un prato delle Azzorre con l'oceano alle spalle

Lo standard apre così: bovaro autoctono dell’isola di São Miguel nelle Azzorre, anche conosciuto come cane da vacche.

Le Azzorre sono un arcipelago portoghese in mezzo all’Atlantico, a milleduecento chilometri dal continente, e São Miguel è l’isola più grande.

È un posto verde e umido, di origine vulcanica, con un clima oceanico mite e pascoli praticamente tutto l’anno. E infatti l’economia delle Azzorre, da secoli, è fatta di vacche da latte.

Il soprannome popolare è la definizione più onesta del suo lavoro: cão de fila vuol dire cane da presa, e cane da vacche dice il resto.

In un’isola dove il bestiame si sposta a piedi fra pascoli separati da muretti di pietra lavica e da strade strette, un cane che sa condurre le mandrie senza farle scappare è uno strumento di lavoro fondamentale.

Ed è in quel contesto che si spiega la frase più insolita del suo standard: morde in basso per non ferirne le mammelle. Un cane che rovina una vacca da latte, in un’economia così, è un cane che nessuno tiene.

Sulla data lo standard è netto: l’esistenza del Cão Fila de São Miguel è documentata sin dall’inizio del diciannovesimo secolo. Duecento anni di documenti, per una razza di un’isola, sono tanti.

Il cane di Terceira, che non c’è più

Cao Fila de Sao Miguel tigrato accanto a un muretto di pietra e alle ortensie

La riga centrale del cenno storico è anche la più malinconica: la sua storia è legata a quella del cane di Terceira, oggi scomparso.

Terceira è un’altra isola delle Azzorre, e aveva il suo cane: il Fila da Terceira, un molossoide usato per lo stesso lavoro e, secondo le fonti portoghesi, anche nelle touradas à corda, le corride su strada tipiche dell’isola.

Quella razza si è estinta, e lo standard del Fila de São Miguel la nomina proprio perché le due storie sono intrecciate: le isole scambiavano cani, e il patrimonio genetico era in parte comune.

È il destino di molte razze insulari: piccole popolazioni, poche persone che se ne occupano, e basta un paio di generazioni di disinteresse perché non resti niente.

Il São Miguel è sopravvissuto per un motivo pratico: il suo lavoro è continuato. Finché ci sono state vacche da condurre, ci sono stati cani che le conducevano.

Il riconoscimento ufficiale è arrivato tardi. Il Clube Português de Canicultura ha registrato la razza nel Novecento, e la FCI l’ha riconosciuta in via definitiva pubblicando il primo standard internazionale.

Lo standard oggi in vigore è recente: originale portoghese del 21 maggio 2007, pubblicato dalla FCI il 20 giugno dello stesso anno.

Il Cão Fila de São Miguel oggi

Cao Fila de Sao Miguel tigrato al guinzaglio in un prato innevato

Dalle Azzorre la razza è arrivata sul continente portoghese e poi, lentamente, in Europa. Oggi si trovano allevamenti in Portogallo, e nuclei in Polonia, in Finlandia e in altri paesi del nord.

La foto qui accanto è emblematica: un cane nato per un’isola atlantica mite, fotografato su un prato innevato dell’Europa orientale. Le razze viaggiano.

Resta comunque una razza rara ovunque, e nelle esposizioni internazionali i soggetti iscritti si contano sulle dita.

In Italia non risulta nessuna nascita registrata e non c’è nessun allevamento con affisso: la razza è di fatto sconosciuta.

C’è poi una questione che ne limita la diffusione, ed è quella delle orecchie. Nei paesi dove il taglio è ancora consentito la presentazione tradizionale prevede orecchie tagliate corte e arrotondate, e questo la rende poco compatibile con i paesi, come l’Italia, dove la pratica è vietata.

Chi ne vuole uno oggi deve rivolgersi al Portogallo o al nord Europa, e mettere in chiaro fin dall’inizio che vuole un cucciolo integro.