Allevamento del Norwegian Elkhound

Un solo affisso in Italia, dieci cuccioli in otto anni e cosa chiedere

Il Norwegian Elkhound in Italia è una razza da cercare col lanternino: dieci cuccioli iscritti all’ENCI fra il 2017 e il 2024 e un solo affisso attivo, in Emilia Romagna.

In questa pagina: cosa vuol dire in pratica, dove si guarda all’estero, quali test chiedere e come si porta in Italia un cucciolo nato nei paesi nordici.

Sommario

Quanto costa un cucciolo di Norwegian Elkhound

Con dieci cuccioli in otto anni, in Italia non esiste un prezzo di mercato di questa razza: la cifra la fa l’allevatore, caso per caso, e cambia a seconda che il cucciolo nasca qui o arrivi dall’estero.

Quello che si può dire è cosa deve esserci dentro, e vale ovunque: prima vaccinazione, microchip, sverminazioni, iscrizione al libro genealogico, i controlli sanitari dei riproduttori e due mesi di cucciolata cresciuta in mezzo alla gente.

Se il cucciolo arriva dai paesi nordici, al prezzo dell’allevatore vanno sommati il viaggio e le pratiche. In quel caso conviene, quando è possibile, andarlo a prendere di persona: si vede l’allevamento e si risparmia al cane un trasporto da solo.

Il mantenimento è quello di un cane di taglia media in salute, con una voce di spesa in meno rispetto ad altre razze: il mantello non richiede toelettatura professionale, bastano una spazzola e del tempo.

Diffida di chi vi propone cuccioli senza pedigree spacciandoli per Elkhound a prezzo basso: in una razza con questi numeri, l’unica garanzia che il cane sia quello che dite è il documento.

VoceCome funzionaNota
In ItaliaUn solo affisso attivo, in Emilia RomagnaProvincia di Reggio Emilia
I cuccioliDieci in otto anni, cinque dei quali nel 2024Serve pazienza
Dove cercareNorvegia, Svezia e FinlandiaLa razza e diffusa nei paesi nordici
Il pedigreeRilasciato dal kennel club di origineSi trascrive poi in ENCI
Il viaggioMicrochip, passaporto e antirabbicaMai prima delle otto settimane
I testAnche, occhi, tiroide e reniChiedere i referti prima di prenotare
Il costoLo fa l’allevatore, più il viaggioNon esiste un prezzo di mercato italiano
AttenzioneIl Norsk Elghund nero e una razza diversaIn Italia non ne nascono

Dove si trova un Norwegian Elkhound

Giovane Norsk Elghund grigio seduto che guarda in camera

In Italia c’è un solo allevamento con affisso, in Emilia Romagna, in provincia di Reggio Emilia. È il primo posto da cui partire: l’elenco aggiornato degli affissi si consulta sul sito dell’ENCI.

Se non ci sono cucciolate in programma, la strada è l’estero, ed è più semplice di quanto sembri. In Norvegia l’elghund grigio è una razza comune: si registrano di regola più di 750 cuccioli l’anno. Anche Svezia e Finlandia hanno una popolazione solida.

Il modo giusto per muoversi è passare dai club di razza nazionali, che tengono gli elenchi degli allevatori e delle cucciolate. Gli annunci generalisti, in una razza da caccia come questa, sono l’ultima spiaggia.

Una cosa da sapere sui cani nordici: molti allevatori chiedono che il cucciolo vada in una casa dove si cammina. Non è snobismo, è esperienza: un cane da alce in un appartamento senza sfoghi diventa un problema per tutti.

E una precisazione: il Norsk Elghund nero è una razza diversa, con un suo standard FCI. Se cerchi il grigio, controllate il nome esatto sul pedigree.

Le domande da fare all’allevatore

Il programma sanitario di riferimento è quello del club americano, che per il numero CHIC chiede quattro prove sui riproduttori: valutazione delle anche, visita oculistica da uno specialista, controllo della tiroide e valutazione dei reni.

Alle quattro, le raccomandazioni del club approvate nel 2014 aggiungono l’esame delle urine e un emocromo con biochimico. Fra i controlli consigliati ma non obbligatori ci sono gomiti, rotule e il test genetico per la sindrome di Fanconi.

Se il cucciolo arriva dal Regno Unito, il Kennel Club indica anche due test del DNA come buona pratica: quello per il glaucoma primario ad angolo aperto (POAG-2) e quello per l’atrofia progressiva della retina (prcd-PRA), più il test per la condrodisplasia fra le pratiche migliori.

Chiedi i referti, non le rassicurazioni, e guardate la data: un controllo agli occhi di cinque anni fa non dice più molto.

Una domanda che in questa razza pesa più che in altre: dove sono cresciuti i cuccioli e cosa hanno visto? Un cane da caccia nordico che passa le prime otto settimane in un box, senza rumori, animali e persone, parte con un handicap che poi si paga per anni.

E infine chiedi da che linee vengono i genitori: il Kennel Club mette la diversità genetica fra le buone pratiche di questa razza, ed è un tema concreto in una popolazione che fuori dalla Scandinavia è piccola.

Come si porta in Italia un cucciolo dai paesi nordici

Dalla Svezia e dalla Finlandia, che sono nell’Unione Europea, la pratica è quella standard: microchip, passaporto europeo e vaccinazione antirabbica in regola, con i tempi di attesa previsti.

La Norvegia non fa parte dell’Unione Europea ma applica regole allineate a quelle europee per il movimento degli animali da compagnia. Le condizioni esatte vanno verificate con il servizio veterinario della propria ASL prima di partire: è la parte che cambia più spesso.

Il cucciolo non viaggia prima delle otto settimane, e con un viaggio lungo conviene aspettare ancora un po’.

Una volta arrivato, il pedigree straniero si fa trascrivere presentando all’ENCI il documento originale rilasciato dal kennel club del paese di nascita. È la procedura standard per tutti i cani importati.

Ultima cosa, che conta più di tutta la burocrazia: il clima. Questo è un cane costruito per i boschi norvegesi. In gran parte d’Italia l’estate va gestita con uscite all’alba e alla sera, ombra e acqua, e mai con le forbici.