Storia ed origine del Lowchen
Dalla cattedrale di Amiens al primato di razza più rara del mondo
Il Piccolo Cane Leone ha una storia lunghissima e un passato recente drammatico: è documentato dal Duecento e negli anni Settanta del Novecento è stato dichiarato la razza di cane più rara del mondo.
In questa pagina: le tracce medievali che lo standard elenca, cosa scrissero Buffon e Linneo, il crollo del Novecento e la ricostruzione.
Sommario
Le tracce più antiche del Piccolo Cane Leone
Lo standard FCI apre con un elenco di prove figurative che pochissime razze possono vantare: nella cattedrale di Amiens, la cui costruzione risale al XIII secolo, si possono vedere, intagliati nella pietra, due Piccoli Cani Leone che rappresentano perfettamente la razza.
Poi continua: nel XV secolo la sua caratteristica silhouette compariva spesso nelle tappezzerie. Questi cani erano molto amati dalle dame di corte della Borgogna. Nel XVII secolo furono spesso presenti nelle opere pittoriche.
La cosa più interessante è che in tutte queste immagini il cane è già toelettato da leone: la criniera davanti e il posteriore rasato non sono un’invenzione moderna, sono il modo in cui questo cane veniva tenuto da almeno settecento anni.
Poi arrivano i naturalisti: Buffon li descrive in modo molto particolareggiato nella sua Storia naturale, sottolineandone la rarità. Nello stesso periodo anche il naturalista svedese Linneo lo cita.
Conviene fermarsi su quel dettaglio: già nel Settecento, quando Buffon scriveva, questo cane era considerato raro. Non è diventato raro nel Novecento: lo era già.
Un’ultima nota dallo standard: un tempo il Piccolo Cane Leone era chiamato Bichon Piccolo Cane Leone. È la conferma della sua parentela con i Bichon, con cui divide la sezione FCI.
La razza più rara del mondo

Il Novecento è stato un disastro per questa razza. Fra le due guerre mondiali e i cambiamenti sociali che le hanno seguite, un piccolo cane da corte senza altri mestieri è quasi sparito.
I numeri di quel periodo sono documentati e impressionanti: il Guinness dei primati classificò il Lowchen come la razza di cane più rara del mondo. Nel 1969 si parlava di circa 40 cani esistenti; nell’edizione del 1973 gli esemplari registrati erano 65.
Negli anni Settanta, insomma, al mondo c’erano meno di settanta Piccoli Cani Leone. Una cifra che, per una razza, significa un passo dall’estinzione.
La ricostruzione è opera di pochissime persone. La fotografia qui accanto ritrae una signora belga con i suoi Lowchen: è Madame Bennert, che nel dopoguerra si mise a cercare i pochi soggetti rimasti in Belgio e in Germania per rimettere insieme la razza. Il lavoro fu poi portato avanti da allevatori tedeschi e inglesi.
Il club francese era stato fondato il 18 novembre 1947, e negli Stati Uniti il Lowchen Club of America nasce nel 1971, con il nome iniziale di Little Lion Dog Club of America.
C’è un lato positivo in questa storia drammatica, e riguarda la salute: la ricostruzione fu fatta con una selezione severissima da pochi allevatori molto attenti, ed è la ragione per cui oggi il Lowchen è considerato una razza particolarmente sana.
Il Lowchen oggi in Italia
In Italia il Piccolo Cane Leone è praticamente inesistente: fra il 2015 e il 2024 l’ENCI ha iscritto 19 cuccioli, con due anni completamente a zero (2020 e 2022) e nessun anno oltre i cinque.
Non risulta nessun affisso registrato per la razza. Le poche cucciolate sono nate da cani importati e iscritti da privati.
Nel resto d’Europa la situazione è migliore ma non enormemente: la razza si è ripresa dal collo di bottiglia degli anni Settanta, ma resta di nicchia. I paesi dove si trova più facilmente sono Francia, Germania, Regno Unito e i paesi scandinavi.
Il paradosso di questa razza è che avrebbe tutte le carte in regola per essere popolare: piccola, sana, longeva, che non perde pelo, adattabile e con un carattere che lo standard descrive come affettuoso, obbediente, a suo agio in tutte le circostanze. Le manca soltanto la visibilità.
E forse quella toelettatura, che è bellissima ma che spaventa chi non sa che, fuori dal ring, non è obbligatoria.

