Carattere e descrizione del Chesapeake Bay Retriever
Quanto e grande, il pelo oleoso, gli occhi gialli e il carattere
Il Chesapeake Bay Retriever è il retriever più rustico che esista, e il suo standard non comincia descrivendo il cane: comincia descrivendo il lavoro. Questi cani cacciavano nella baia nelle condizioni climatiche ed acquatiche più avverse, spesso costretti a rompere il ghiaccio. In questa pagina trovi quanto è grande, perché ha un pelo oleoso e impermeabile, perché ha gli occhi gialli, che carattere ha e la parte sulla salute.
Sommario
Il Chesapeake Bay Retriever in breve
Il Chesapeake Bay Retriever è il cane da riporto della baia di Chesapeake, negli Stati Uniti: maschi alti 58-66 centimetri per 29,5-36,5 chili, femmine 53-61 per 25-32. Ha un doppio pelo corto (mai oltre 4 centimetri) e ricco di olio, che lo standard vuole impermeabile come le piume dell’anitra, colori che imitano l’ambiente (marrone, carice, color foglia morta) e gli occhi molto chiari, giallognoli o ambra. Lo standard lo dice brillante e allegro, con tranquillo buon senso e istinto di protezione. Vive 10-13 anni.
Quanto è grande un Chesapeake Bay Retriever

I maschi misurano 58-66 centimetri al garrese e pesano 29,5-36,5 chili, le femmine 53-61 per 25-32: è il più grande dei retriever comuni, più alto di un Labrador e di un Golden.
Lo standard insiste su una cosa che nei cani da lavoro conta più della taglia: taglia e sostanza non dovrebbero essere eccessive, dato che si tratta di un retriever che lavora e che ha un temperamento molto attivo. Potenza sì, pesantezza no.
Il corpo è potentemente costruito e senza debolezze in nessuna parte, e il testo lo dice esplicitamente per il posteriore. Ma la potenza non dovrebbe impedire l’agilità e la resistenza.
C’è un tratto caratteristico che si vede subito guardandolo di lato e che negli altri retriever non c’è: il posteriore è alto come le spalle o un pochino di più. È la costruzione di un cane che deve spingere nuotando e arrampicarsi su una riva ghiacciata.
Le mascelle hanno una descrizione che spiega il mestiere: devono essere sufficientemente lunghe e forti per portare grossi uccelli con una presa facile e morbida. Un’oca del Canada pesa quattro chili, e va riportata senza rovinarla.
Il torace scende almeno fino al gomito, e le proporzioni sono verificabili con due misure: dal garrese al gomito e dal gomito a terra la distanza deve essere la stessa.
Un dettaglio che sorprende chi arriva dalle razze da montagna: gli speroni sugli arti posteriori sono un difetto eliminatorio.
Il pelo del Chesapeake Bay Retriever: impermeabile come le piume di un’anatra

È il capitolo più bello dello standard, e la frase chiave è questa: il mantello del Chesapeake dovrebbe essere impermeabile come le piume dell’anitra.
Il pelo è spesso e corto, mai più lungo di 4 centimetri, con un sottopelo fine e lanoso. E la cosa che lo rende diverso da qualsiasi altro retriever è l’olio: lo standard scrive che l’olio nel pelo esterno e nel sottopelo è estremamente importante per evitare che l’acqua fredda raggiunga la pelle del cane, e aiuta una rapida asciugatura.
La prova pratica è nel testo, ed è quella che usano i giudici: quando il Chesapeake esce dall’acqua e si scuote, il pelo non dovrebbe trattenere alcuna traccia d’acqua. Un Chessie esce dal lago, si scrolla due volte ed è asciutto.
Il pelo ondula solo in punti precisi: spalle, collo, dorso e rene. Sul resto del corpo, e in particolare su muso e arti, deve essere cortissimo e diritto. Un pelo arricciato su tutto il corpo è un difetto eliminatorio: qui non siamo nel Curly Coated Retriever.
Anche le frange hanno un limite numerico: sono ammesse dietro le cosce e sulla coda, ma se superano i 4,5 centimetri il cane è squalificato.
La manutenzione è la più semplice fra le razze da acqua: una spazzolata alla settimana e niente altro. Quello che non si fa è lavarlo spesso con shampoo aggressivi o tosarlo: si porta via l’olio, e con l’olio l’impermeabilità.
Un effetto collaterale che i proprietari conoscono: quel mantello ha un odore più marcato di quello di un Labrador, specialmente da bagnato. È l’olio, ed è il prezzo di un cane che lavora nel ghiaccio.
I colori del Chesapeake Bay Retriever: marrone, carice e foglia morta

Il criterio dello standard non è estetico, è mimetico: il colore del Chesapeake deve essere il più simile possibile all’ambiente in cui lavora.
Da qui i tre nomi dei colori ammessi, che sono i colori di una palude d’inverno: tutte le tonalità di marrone, il carice (il rossiccio delle erbe palustri) e il color foglia morta, quel beige spento che in inglese si chiama deadgrass.
Fra un colore e l’altro non c’è preferenza: lo standard è esplicito. Quello che conta è che il cane sia monocolore e che il pelo abbia la tessitura giusta, e su questo il testo aggiunge che colore e tessitura devono essere tenuti in grande considerazione durante il giudizio, sul lavoro come nel ring.
Il bianco è ammesso soltanto su petto, ventre, dita o dietro dei piedi, e con una formula che fa sorridere: ma più piccola è meglio è. Bianco altrove è squalifica.
Il nero, invece, è un difetto eliminatorio. Un Chesapeake nero non esiste: se lo vedi, è un altro cane o un incrocio.
E poi c’è la riga che dice tutto su questa razza e sul mondo che l’ha creata: le cicatrici onorevoli non vanno penalizzate. Un cane che rompe il ghiaccio e attraversa i canneti torna a casa segnato, e in questa razza le cicatrici non sono un difetto estetico: sono un curriculum.
Perché il Chesapeake Bay Retriever ha gli occhi gialli

Perché lo standard li vuole così, e li elenca fra i tratti caratteristici della razza: gli occhi devono essere di media grandezza, molto chiari, di sfumatura giallognola o ambra.
È una scelta che va segnalata, perché in quasi tutte le altre razze da riporto l’occhio chiaro è un difetto: nel Labrador e nel Golden si cerca l’occhio scuro, e un occhio giallo viene penalizzato. Qui è il contrario, ed è una delle cose che rendono la faccia di questo cane riconoscibile a colpo d’occhio.
Il resto della testa è coerente con il lavoro: il cranio è ampio e tondeggiante con uno stop medio, il muso quasi della stessa lunghezza del cranio e le labbra sottili e non pendule. Un cane che porta anatre in bocca per ore non ha bisogno di labbra grosse.
Le orecchie sono piccole e pendenti, inserite alte: il minimo indispensabile, perché in acqua un orecchio grande è un problema.
La chiusura preferita è a forbice, ma la tenaglia è accettata. L’enognatismo e il prognatismo sono eliminatori.
Messa tutta insieme, la testa del Chesapeake racconta la differenza fra questa razza e i suoi cugini: dove il Golden ha dolcezza, il Chessie ha uno sguardo giallo e diretto che qualcuno trova severo. Non è un caso: è il cane dei cacciatori commerciali della baia, non un cane da salotto.
Come lavora un Chesapeake Bay Retriever

Lo standard racconta il lavoro nei primi paragrafi, e va letto per capire il cane: questi cani cacciavano nelle condizioni climatiche ed acquatiche più avverse, spesso costretti a rompere il ghiaccio durante molti estenuanti riporti.
E continua: spesso il Chesapeake nel suo lavoro deve affrontare il vento, la marea e lunghe nuotate nell’acqua gelida. Nessun altro standard di retriever mette il ghiaccio e la marea nella descrizione della razza.
Il contesto storico spiega perché. Nella baia di Chesapeake, nell’Ottocento, la caccia agli uccelli acquatici era un mestiere: si cacciava per vendere, con reti e fucili a ripetizione, e servivano cani che riportassero centinaia di anatre in un giorno di gelo. Si racconta di soggetti capaci di fino a 300 riporti in una giornata.
Da quel lavoro vengono tutte le caratteristiche della razza: il pelo oleoso, il posteriore alto, le mascelle forti e morbide, gli occhi che imitano il colore dell’erba secca. E anche il carattere: un cane che lavora da solo per ore, spesso lontano dal padrone, deve avere iniziativa.
Nella selezione lo standard chiede di dare importanza primaria a un elenco di qualità che sono tutte pratiche: coraggio, volontà di lavorare, prontezza, fiuto, intelligenza, amore per l’acqua, e soprattutto al temperamento.
Oggi in Italia lo si vede più spesso in acqua per sport che per caccia, ma la sostanza non cambia: è un cane che ha bisogno di riportare qualcosa da qualche parte. Se non gli dai un lavoro, se lo trova.
Il carattere del Chesapeake Bay Retriever

Lo standard lo descrive con cinque cose: carattere brillante e allegro, intelligenza, tranquillo buon senso, natura affettuosa e istinto di protezione.
Quel tranquillo buon senso è la formula più utile per capirlo: non è un cane esagitato, è un cane che valuta. Chi arriva da un Labrador se ne accorge subito, perché il Chessie fa una pausa prima di eseguire, e in quella pausa sta pensando.
L’istinto di protezione è l’altra parola chiave, e distingue questa razza da tutti gli altri retriever. Un Golden Retriever accoglie chiunque; un Chesapeake si mette fra te e lo sconosciuto e aspetta di capire. Non è aggressività, è sorveglianza.
Lo standard chiude quel capitolo con un avvertimento chiaro: eccessiva timidezza o estrema aggressività nella razza non sono desiderabili né per la caccia né per la compagnia.
Con la famiglia è affettuoso e legatissimo, spesso a una persona in particolare. Con i bambini di casa è affidabile se cresciuto con loro, con l’unico limite dell’esuberanza fisica di un cane da 33 chili.
Con gli estranei è riservato, e questo va gestito da cucciolo con la socializzazione, altrimenti la sorveglianza diventa diffidenza.
È testardo, e chi lo conosce lo dice senza problemi: non è la testardaggine del cane che non capisce, è quella del cane che ha capito e ha un’opinione diversa. Con lui funzionano la coerenza e la motivazione, non la ripetizione.
Il difetto vero è che non è un cane per tutti. È il retriever più impegnativo, e chi lo prende pensando a un Labrador rustico si trova un cane più autonomo, più protettivo e con molta più energia di quella che immaginava.
Quanto vive un Chesapeake Bay Retriever e di cosa si ammala
Le fonti di razza parlano di 10-13 anni. E questa è una razza in cui la comunità di allevatori, soprattutto americana, ha fatto un lavoro serio sui test genetici: i controlli da chiedere sono precisi e disponibili.
Il primo è il test del DNA per la mielopatia degenerativa (DM), la malattia del gene SOD1 che porta a una paralisi progressiva del treno posteriore in età avanzata. Il test è pubblico dal 2008 e nella razza ha cambiato le cose: è recessiva, quindi basta che un genitore sia libero perché nessun cucciolo si ammali.
Il secondo è la prcd-PRA, l’atrofia progressiva della retina: anche questa recessiva e con un test del DNA che costa poche decine di euro.
Il terzo è il collasso da esercizio (EIC), che nei retriever da lavoro è un tema noto: il cane cede sul posteriore dopo uno sforzo intenso. Esiste il test del DNA, e in un cane che deve nuotare per ore sapere se è portatore conta.
Poi ci sono i controlli ortopedici e oculistici che il club americano raccomanda: anche, gomiti e visita oculistica.
La manutenzione quotidiana riguarda le orecchie: pendenti, in un cane che sta in acqua. Si asciugano dopo ogni bagno e si guardano ogni settimana.
Sul pelo vale l’avvertimento del capitolo sul mantello: non lavarlo troppo e non tosarlo. Un Chesapeake privato del suo olio è un cane che si bagna fino alla pelle, e in acqua fredda diventa un problema.
Un’ultima cosa che riguarda il lavoro: è un cane costruito per sforzi lunghi in acqua fredda, ma il caldo è il suo limite. D’estate si lavora all’alba e si evita il sole di mezzogiorno.
A chi è adatto il Chesapeake Bay Retriever

È adatto a chi caccia o fa sport in acqua, ha tempo ogni giorno e vuole un cane che ragiona invece di eseguire.
È adatto ai cacciatori di acquatici, che sono la ragione per cui la razza esiste: nessun altro retriever lavora così bene nel freddo e nell’acqua mossa.
È adatto a chi fa sport cinofili in acqua o riporto: prove di lavoro, dock diving, recuperi. Ha fiuto, resistenza e amore per l’acqua scritti nello standard.
È adatto a chi ha esperienza con i cani e non si offende se un cane discute: la sua testardaggine non è cattiveria, è indipendenza da cane da lavoro.
È adatto a chi vuole un cane rustico da gestire: una spazzolata a settimana e nessun toelettatore per tutta la vita.
Non è adatto a chi cerca un Labrador più grande. È un altro cane: più autonomo, più protettivo, più energico.
Non è adatto a chi vive in appartamento senza tempo per uscire due volte al giorno e senza acqua nel raggio di mezz’ora.
Non è adatto ai principianti assoluti, e nemmeno a chi vuole un cane festoso con tutti: con gli estranei resta riservato per carattere.
Non è adatto a chi non tollera l’odore del pelo bagnato: quell’olio che lo rende impermeabile ha un profumo suo.
Se invece cerchi un cane che si tuffi in un lago a novembre come se fosse luglio, che torni con l’anatra e ti guardi con due occhi gialli chiedendo il prossimo riporto, il Chesapeake è esattamente quello che stai cercando. Ed è probabilmente l’ultimo retriever ancora selezionato sul lavoro.




