Storia ed origine del Welsh Corgi Pembroke
Da bovaro gallese a cane della regina, e la razza che rischiava di sparire
Il corgi è un cane da lavoro gallese che deve la sua fama mondiale a due cose che non c’entrano niente con le mucche: una regina e una serie tv. In questa pagina trovi il mestiere per cui è nato, la storia di Susan e il momento in cui la razza è finita nella lista di quelle a rischio.
Sommario
Il cane che mordeva i garretti delle mucche

Nel Pembrokeshire, nel Galles del sud, il corgi faceva un mestiere preciso: condurre le mandrie. Non le radunava come un Border Collie, le spingeva, mordendo i garretti delle mucche per farle muovere.
Da qui viene tutto il suo aspetto. È basso perché così, quando la mucca reagisce con un calcio, lo zoccolo gli passa sopra la testa. È veloce e agile perché doveva schivare. Ed è forte, con quel torace ampio, perché il lavoro durava tutto il giorno.
La FCI lo registra ancora così: cane da pastore, Gruppo 1, sezione bovari, insieme all’Australian Cattle Dog e ai bovari delle Fiandre. Chi lo prende pensando a un cane da compagnia dovrebbe partire da questa riga.
Va detta subito anche una cosa che confonde molti: i corgi gallesi sono due razze diverse. Il Pembroke, quello di questa pagina, e il Cardigan, più antico, con la coda lunga, i colori diversi e il merle. Non sono varietà: sono razze separate, con due standard.
Susan, la regina e settant’anni di corgi

Nel 1944 la futura regina Elisabetta II riceve per il suo diciottesimo compleanno una femmina di corgi che si chiama Susan. È l’inizio della storia più famosa della razza.
Nei settant’anni successivi a corte passano più di trenta corgi, quasi tutti discendenti da Susan. Compaiono nelle foto ufficiali, nei documentari, nei ritratti: per generazioni, in mezzo mondo, corgi ha voluto dire il cane della regina.
L’effetto sulla razza è stato doppio. Da un lato una popolarità che nessun altro cane da lavoro gallese ha mai avuto. Dall’altro il rischio di essere considerato un accessorio, quando invece resta un bovaro con tutte le sue esigenze.
C’è anche il rovescio della medaglia, e questa parte si sa molto meno: negli anni Duemila le iscrizioni britanniche sono crollate. Nel 2014 il Kennel Club ha inserito il Pembroke fra le razze britanniche a rischio, con appena 274 cuccioli registrati in un anno.
The Crown e la rinascita
A salvare il corgi ci ha pensato una serie tv. Con The Crown su Netflix, i corgi tornano sugli schermi di tutto il mondo, e le ricerche sulla razza esplodono: più 22% nel dicembre del 2017, quando esce la seconda stagione.
All’inizio del 2018 il Pembroke esce dalla lista delle razze a rischio del Kennel Club per la prima volta dal 2009. Nel 2022 registra le iscrizioni più alte degli ultimi trent’anni.
In Italia la curva è la stessa e anche più ripida: dai 198 cuccioli del 2015 agli 865 del 2024, con il massimo di 884 nel 2022. In dieci anni fanno 5.223 corgi registrati dall’ENCI, con una crescita di oltre il 300%.
Gli allevamenti con affisso ENCI che hanno la razza sono 78: diciassette in Lombardia, dodici in Piemonte, dieci in Toscana e dieci in Emilia Romagna, nove in Veneto, otto nel Lazio.
Una moda così rapida ha però il suo prezzo, ed è il motivo per cui la pagina sull’allevamento di questa razza conta più che in altre: quando la domanda cresce in fretta, i test genetici sono la prima cosa che qualcuno decide di saltare.

