Addestramento ed educazione del Tibetan Spaniel
Un cane intelligente e indipendente: si convince, non si comanda
Il Tibetan Spaniel è molto intelligente e impara in fretta, ma è anche leale ma indipendente: con questa razza si ottiene tutto convincendo e niente imponendo.
In questa pagina: le priorità dei primi mesi, come si lavora sulla riservatezza, l’abbaio da sentinella, quanto movimento serve e la manutenzione del pelo.
Sommario
Le priorità dei primi mesi

La prima priorità è la socializzazione, e in questa razza va fatta con un obiettivo preciso: non rendere il cane espansivo con tutti, perché non succederà, ma renderlo tranquillo in mezzo agli estranei.
Lo standard lo dice: è riservato con gli estranei. La riservatezza è corretta, la paura no, e la differenza si costruisce nei primi mesi con esperienze positive e senza forzature.
Regola pratica: mai obbligarlo a farsi prendere in braccio da chi non conosce. Con un cane da cinque chili la tentazione è fortissima, ed è il modo migliore per creare un adulto diffidente.
La seconda priorità è insegnargli a camminare invece di stare in braccio. È piccolo, ma è un cane: se non impara a stare a terra e a gestirsi da solo, diventa insicuro.
La terza è la manipolazione: spazzola, orecchie, zampe, due minuti al giorno. Con un mantello come il suo è tempo speso benissimo.
La quarta è il lavoro sull’abbaio da avviso, di cui parliamo qui sotto.
Sul metodo: rinforzo positivo, sessioni brevissime e divertenti. Con un cane indipendente la ripetizione meccanica non funziona: bisogna renderlo interessato, e allora impara qualsiasi cosa.
L’abbaio da sentinella e l’indipendenza
Questi due temi vanno insieme, perché vengono dalla stessa storia: nei monasteri tibetani questo cane faceva la guardia, e faceva la guardia da solo.
L’abbaio è quindi un tratto funzionale, non un vizio: il Tibetan Spaniel segnala. Non abbaia a vuoto per ore come certi cani annoiati, ma il campanello, il rumore sulle scale e la persona che passa sotto casa vengono commentati.
Si gestisce come sempre, e con questa razza si gestisce bene perché è intelligente: si riconosce l’avviso, gli si insegna una parola di chiusura sempre uguale, premiata quando smette, e si toglie il trigger quando è possibile (la poltrona davanti alla finestra sulla strada, per esempio).
Quello che non funziona è sgridarlo: per un cane da guardia, la voce del padrone che si aggiunge alla sua è una conferma che ha ragione.
L’indipendenza è l’altra faccia. Il Tibetan Spaniel non è un cane da obbedienza formale: capisce benissimo cosa gli chiedi, poi decide. Se la richiesta ha un senso e c’è un vantaggio, collabora volentieri; se è una ripetizione noiosa, si allontana con dignità.
Non è testardaggine da correggere: è il carattere della razza, ed è anche quello che la rende divertente. Con un cane così, l’addestramento funziona se resta un gioco.
Un ultimo tratto pratico che tutti i proprietari confermano: ama stare in alto. Schienali di divani, davanzali, tavolini. È l’eredità dei tetti dei monasteri, e conviene dargli un posto rialzato autorizzato invece di combatterlo.
Quanto movimento serve e cosa gli piace fare

Il Kennel Club indica fino a un’ora al giorno. È un cane da compagnia, non un atleta: due uscite fatte bene e qualche gioco in casa bastano.
Però non è un soprammobile: lo standard lo definisce attivo e sveglio, e un Tibetan Spaniel che non esce e non fa niente diventa un cane che si annoia e lo fa sapere.
Le attività che gli riescono meglio sono quelle di testa: attivazione mentale, giochi di problem solving, nose work in casa. Con un cane molto intelligente mezz’ora di lavoro mentale vale una passeggiata lunga.
Fra le discipline organizzate funzionano bene il rally obedience e la dog dance, purché il tono resti giocoso: la precisione militaresca non è nelle sue corde.
L’agility per taglie piccole si può fare a livello amatoriale, senza esagerare con i salti.
Due avvertenze pratiche. La prima è il caldo: con un doppio mantello, d’estate si esce presto e tardi. La seconda riguarda il muso: è smussato, e anche se non è un brachicefalo estremo, sotto sforzo e con l’afa va tenuto d’occhio.
Il pelo e la manutenzione
Il Kennel Club indica una toelettatura più di una volta a settimana. Per un cane con questo mantello è pochissimo, ed è una delle ragioni per cui questa razza è così pratica.
Il motivo sta nella descrizione dello standard: il pelo è di moderata lunghezza e piuttosto piatto, e c’è una raccomandazione esplicita, il pelo non deve essere troppo abbondante.
Non è un Lhasa Apso e non è uno Shih Tzu: non ha un mantello che arriva a terra e non richiede ore di lavoro.
I punti da controllare sono le frange: dietro le orecchie, dietro gli anteriori, sulle natiche e sulla coda, dove i nodi si formano per primi. E le frange fra le dita, che lo standard descrive come tipiche e che raccolgono di tutto.
Non si tosa: è un cane a doppio mantello, e il sottopelo fine e fitto serve.
Due volte l’anno arrivano le mute: in quelle settimane si spazzola ogni giorno, e il resto dell’anno si torna alla routine.
Sul peso, invece, serve attenzione vera: lo standard indica un ideale fra 4,1 e 6,8 chili, e sotto tutto quel pelo un cane in sovrappeso sembra identico. Si controlla con le mani, non con gli occhi.
Gli errori tipici con un Tibetan Spaniel
Pretendere che diventi socievole con tutti. È riservato con gli estranei per standard.
Forzarlo in braccio agli sconosciuti. È il modo più rapido per creare un adulto diffidente.
Portarlo sempre in braccio. È piccolo, ma deve imparare a camminare e a cavarsela.
Sgridarlo quando avvisa. Per un cane da guardia, la tua voce è una conferma.
Insistere con le ripetizioni. È indipendente: si convince, non si comanda.
Farlo ingrassare. Sotto quel pelo il sovrappeso non si vede.
Non chiedere il test PRA3. È l’unico test genetico raccomandato per la razza, e riguarda la vista.

