Addestramento ed educazione del Thai Ridgeback Dog
Movimento, recinzioni, richiamo e come si lavora con un cane primitivo
Con un cane primitivo il lavoro non è insegnare i comandi, è costruire il motivo per cui dovrebbe ascoltarvi. Il Thai Ridgeback impara benissimo, ma decide lui se la cosa gli interessa, ed è una differenza che va accettata prima di cominciare.
In questa pagina: quanto movimento serve, la questione delle recinzioni, come si lavora sul richiamo e quali attività gli calzano.
Sommario
Di quanto movimento ha bisogno, e la recinzione

Almeno due ore al giorno. Lo standard usa la parola attivo e la parola duro, e sono due parole che insieme descrivono un cane che non si stanca prima di te.
Il movimento giusto è quello vario: sentieri, campagna, cambi di terreno, tempo per annusare. È un cane costruito per stare fuori tutto il giorno, non per fare venti minuti di corsa e poi spegnersi.
E poi c’è la questione che su questa razza viene prima di tutte le altre, ed è scritta nello standard fra le caratteristiche del carattere: la capacità di salto eccellente. Non è un modo di dire. Questo cane scavalca recinzioni che fermerebbero quasi tutte le altre razze, e lo fa senza rincorsa.
In pratica: se hai un giardino, la recinzione va pensata sul serio, va alta e va senza appigli. E soprattutto va accettato che un Thai Ridgeback annoiato in giardino, prima o poi, prova.
Il clima: viene dalla Thailandia, quindi il caldo lo regge molto meglio del freddo. Pelo corto, niente sottopelo, poco grasso: in inverno serve una copertina, e non è un vezzo.
Oltre al corpo, la testa. Un cane da caccia primitivo si stanca con il naso: mezz’ora di ricerca vale più di un’ora di guinzaglio.
Il richiamo, il metodo e gli altri animali
Sono i tre punti su cui si gioca la convivenza con questa razza, e nessuno dei tre si risolve con un corso di sei settimane.
Il richiamo è il capitolo più delicato. Un cane selezionato per cacciare, quando aggancia una traccia o vede qualcosa muoversi, entra in una modalità in cui la tua voce non esiste. Si lavora da cucciolo, in campo recintato, con rinforzi che valgano più di un capriolo, e si accetta che la libertà totale in una zona con selvatico non sia mai una scelta furba.
Sul metodo: rinforzo positivo e coerenza, e niente durezza. Non perché sia un cane fragile, tutt’altro: perché è un cane duro, e con un cane duro la forza produce solo un cane che smette di collaborare. E poi perché non ha nessun bisogno di piacervi: bisogna dargli un motivo.
Il terzo punto sono gatti e piccoli animali. Un Thai Ridgeback cresciuto con un gatto di solito lo accetta. Un gatto che scappa in giardino è un’altra cosa, e conviene saperlo prima.
Con gli altri cani serve socializzazione seria e continua, soprattutto fra maschi. Non è un cane rissoso, ma non arretra, e con i cani primitivi le discussioni si risolvono in fretta e male.
Una nota che vale per tutte le razze primitive ma qui di più: lo standard lo descrive duro, cioè poco sensibile al dolore. Vuol dire che se si fa male non lo dice, e che i controlli fisici dopo una corsa nel bosco li devi fare voi.
Come si imposta un cucciolo
I primi mesi con un primitivo valgono doppio: quello che non si costruisce entro l’anno, dopo si recupera con molta più fatica.
Il mondo, tutti i giorni. Città, persone, rumori, mezzi, altri cani equilibrati. Un cucciolo riservato che non vede niente diventa un adulto diffidente, e la diffidenza in un cane di trenta chili è un problema.
Il richiamo, dal primo giorno e sempre come un gioco.
Il naso, per gioco. È il modo più semplice per dare un lavoro a una testa che ne cerca uno, e funziona da subito.
Il guinzaglio e la lunghina, presto. È un cane che tira e che a trenta chili diventa ingestibile se non lo si imposta da cucciolo.
La solitudine, gradualmente. È molto legato ai suoi, e l’attaccamento senza allenamento diventa un problema.
E la crescita: è un cane di taglia media grande, quindi niente corse lunghe, scale ripetute o salti finché le articolazioni non hanno finito di formarsi.
Le attività adatte al Thai Ridgeback Dog

Ha un fisico da atleta e una testa indipendente: le attività che funzionano sono quelle in cui il cane ha un motivo suo per farle.
Il nose work e la ricerca olfattiva sono la scelta numero uno: usano l’istinto invece di combatterlo, e stancano moltissimo.
Il mantrailing è la versione più impegnativa della stessa cosa e gli si addice benissimo.
Il dog trekking è la sua dimensione naturale: resistente, leggero, sicuro sui terreni difficili.
Il dog parkour merita una menzione proprio per via del salto: è un cane che si arrampica e salta per natura, e dargli un contesto dove farlo in sicurezza è meglio che scoprirlo al primo cancello scavalcato.
L’agility funziona finché resta un gioco, ma le sequenze ripetute mille volte non fanno per lui.
Da evitare: gli sport da presa e tutto quello che alza il livello di conflitto. Su un cane duro e che non arretra, non serve.

