Allevamento del Thai Bangkaew Dog
Trentacinque cuccioli in sei anni in Italia, e nessun affisso registrato
In Italia questa razza è arrivata nel 2019: da allora sono nati 35 cuccioli, e gli affissi registrati sono zero.
In questa pagina: quanto costa, dove si cerca, la domanda che su questa razza viene prima delle altre e cosa guardare in una cucciolata.
Sommario
Quanto costa un cucciolo di Thai Bangkaew Dog
In Europa un cucciolo con pedigree costa fra i 1.200 e i 1.800 euro. È la forbice tipica di una razza rara e recente, dove il prezzo dipende più dalla disponibilità che dai titoli dei genitori.
I numeri italiani sono quelli di una razza che sta arrivando adesso: un cucciolo nel 2019, quattordici nel 2020, cinque nel 2021, zero nel 2022, sette nel 2023 e otto nel 2024. In tutto 35 in sei anni.
Gli affissi registrati sono zero: significa che chi ha fatto nascere quei cuccioli non ha un allevamento dedicato a questa razza. Non è di per sé un male, ma vuol dire che in Italia non c’è ancora un punto di riferimento.
In Thailandia la razza è comune e i cuccioli si trovano senza attesa. Il costo vero, da lì, diventa il viaggio: volo, trasportino, pratiche sanitarie, spedizioniere. Fra tutto si superano di solito i mille euro, e vanno considerate anche le regole di importazione, perché la Thailandia non è un paese UE.
Il mantenimento, invece, è basso: diciotto chili, nessuna toelettatura, nessuna esigenza particolare.
La domanda che viene prima delle altre

Su questa razza non c’è una malattia genetica documentata da chiedere, semplicemente perché non ne sono state studiate. La domanda importante è un’altra, ed è a monte.
È la consanguineità. Lo standard FCI dice che la selezione moderna, dal 1957, è partita da singole cucciolate. Una base così stretta si porta dietro un pool genetico ristretto, e fuori dalla Thailandia il problema si moltiplica perché i cani importati sono pochissimi.
Quindi: chiedi il coefficiente di consanguineità della cucciolata e guarda il pedigree su più generazioni. Se gli stessi nomi tornano ovunque, è un’informazione da avere prima e non dopo.
La seconda domanda riguarda i controlli che restano sensati anche senza studi di razza: radiografie dell’anca dei riproduttori e una visita oculistica.
La terza riguarda le origini. Su una razza arrivata da poco conviene sapere da dove vengono i genitori: importati dalla Thailandia, da allevamenti europei, o entrambe le cose. Un allevatore che lo racconta volentieri è un buon segno.
E poi c’è una domanda pratica che su questa razza pesa: i cuccioli hanno visto il mondo? Su un cane che per standard è distaccato con gli estranei, le prime otto settimane fanno una differenza enorme.
Cosa guardare in una cucciolata
Le cose da valutare con gli occhi, su questa razza, sono soprattutto quelle che riguardano il colore e il tipo, perché lo standard su quelle è severo.
Il colore prima di tutto. Il fondo deve essere bianco con macchie ben definite. Un cucciolo quasi tutto bianco è un difetto grave; un cucciolo di colore unito con solo qualche segno bianco è squalificato. Sono i due estremi da evitare.
Le orecchie: piccole, triangolari ed erette. Nei cuccioli si alzano nelle prime settimane, ma un orecchio che a tre mesi è ancora pendente va discusso con l’allevatore, perché da adulto sarebbe squalificante.
La coda: moderatamente lunga, ben frangiata e portata con una curva sul dorso. Coda naturalmente mozza, arrotolata o piegata sono squalifiche.
Il pelo: deve essere doppio, con la copertura ruvida. Un pelo corto o liscio è squalificante, e in un cucciolo si intuisce già.
Il carattere dei genitori: lo standard squalifica il cane aggressivo o eccessivamente timido. Su una razza vigile e riservata, una madre che ringhia o che si nasconde sono due segnali opposti e tutti e due negativi.
E la domanda per te: sei pronti a passare un anno intero a fargli vedere il mondo? Su questo cane è la cosa che conta più di ogni altra.

