Storia ed origine del cane Terranova
Dall’isola canadese ai cani bagnino di oggi: come nasce il gigante gentile
La storia del cane Terranova è una storia di mare, di lavoro pesante e di due momenti in cui la razza è arrivata a un passo dallo sparire. Comincia su un’isola del nord Atlantico dove i cani tiravano reti e legname, passa per i salotti dell’Ottocento europeo, e finisce sulle spiagge italiane con i cani che si calano dagli elicotteri. In mezzo ci sono un antenato estinto, un poeta e una spedizione attraverso l’America.
Da dove viene il cane Terranova

La razza nasce sull’isola di Terranova, all’estremità orientale del Canada, e lo standard FCI si espone su una cosa che di solito i documenti ufficiali lasciano ai libri: scrive che il Terranova risale ai cani indigeni e al grande cane da orso nero introdotto dai Vichinghi dopo il 1100. Non è una leggenda da forum, è il testo ufficiale della razza.
Con l’arrivo dei pescatori europei altre razze contribuirono alla miscela, ma lo standard precisa che le caratteristiche essenziali sono rimaste invariate. E dà una data: all’inizio della colonizzazione dell’isola, nel 1610, il cane di Terranova possedeva già in gran parte la propria morfologia e il proprio comportamento naturale. Un clima estremo e un mare ostile avevano già fatto la selezione al posto dell’uomo.
È importante capire dove siamo. Terranova è un’isola battuta dall’Atlantico del nord, con acqua gelida e inverni lunghi, dove per secoli si è vissuti di merluzzo. Un cane che serviva lì doveva reggere il freddo, entrare in acqua senza pensarci e tirare carichi che un uomo da solo non muove.
Il cane di St. John’s, l’antenato che non c’è più

Nei villaggi dell’isola, fra il Settecento e l’Ottocento, esisteva un ceppo di cani da acqua chiamato cane di St. John’s. Erano i cani dei pescatori: recuperavano le reti, riportavano il pesce sfuggito agli ami, lavoravano in acqua tutto il giorno. Da quel ceppo derivano due strade diverse. Da una parte i cani più grandi e pesanti, che diventano il Terranova. Dall’altra i cani più leggeri portati in Inghilterra, che diventano i retriever, Labrador in testa.
Il cane di St. John’s non esiste più. Non è una razza cambiata nel tempo: si è estinta. Gli ultimi due esemplari conosciuti erano due maschi, fotografati già anziani nei primi anni Ottanta in un villaggio remoto della costa sud dell’isola. Essendo entrambi maschi, la storia finiva lì.
Nel paese d’origine i due discendenti sono ricordati insieme, ed è il motivo per cui le statue che vedi qui sopra sono due e non una. Il Terranova e il Labrador vengono dallo stesso posto e dallo stesso mestiere: chi li mette a confronto guardando solo la taglia si perde la parte interessante.
Il lavoro del Terranova nei villaggi di pescatori

Lo standard FCI classifica il Terranova come cane da traino per carichi pesanti e cane da acqua, in quest’ordine. Il traino viene prima, ed è la parte che di solito si dimentica: nei villaggi dell’isola il Terranova trascinava legname, tirava carretti e slitte, portava a valle quello che serviva. Era la forza motrice di comunità dove non esistevano né strade né animali da tiro.
In acqua faceva il resto. Recuperava le reti e le cime, portava il capo di una fune da una barca all’altra o da una barca alla riva, e tirava fuori chi cadeva in mare. È da questo lavoro che vengono tutte le caratteristiche fisiche della razza: i piedi palmati, la coda che fa da timone, il posteriore potente e il mantello impermeabile.
La calma imperturbabile di cui parla lo standard non è un vezzo caratteriale: è il requisito di un cane che deve lavorare accanto a una barca in mezzo alle onde senza perdere la testa.
Quando il Terranova rischiò di sparire
La prima crisi arriva dall’isola stessa, e ha a che fare con le pecore. Nell’Ottocento le autorità di Terranova cercarono di far decollare l’allevamento ovino, e i cani erano il principale ostacolo: arrivarono restrizioni pesanti e tasse sulla proprietà dei cani, che nelle famiglie povere dei villaggi di mare significava semplicemente smettere di tenerli.
La seconda arriva dall’Inghilterra. Nel 1885, nell’ambito della lotta alla rabbia, il Regno Unito impose una lunga quarantena su tutti gli animali importati. Per i cani dell’isola era la fine dello sbocco d’oltremare, cioè della ragione economica per continuare ad allevarli.
Il risultato è che il ceppo originario si spegne in casa propria. Il Terranova sopravvive perché nel frattempo era già stato portato in Europa, dove piaceva e si riproduceva. È uno dei casi in cui una razza si salva all’estero mentre nel suo paese d’origine sparisce, e spiega anche perché lo standard moderno nasce a Londra e non in Canada.
Il Terranova in Europa: Byron, Boatswain e i ritratti dell’Ottocento

Nell’Ottocento il Terranova diventa il cane dei ritratti, delle case importanti e dei poeti. Il caso più famoso è quello di Lord Byron e del suo Terranova Boatswain, nato sull’isola nel maggio del 1803 e morto a Newstead Abbey il 18 novembre 1808. Byron gli fece costruire un monumento e scrisse l’epitaffio: bellezza senza vanità, forza senza insolenza, coraggio senza ferocia. Il monumento del cane è più grande della tomba del poeta, che è sepolto altrove.
Il nome che oggi usiamo per il Terranova bianco e nero viene anche lui da qui. Il pittore Sir Edwin Landseer dipinse nel 1838 il celebre A Distinguished Member of the Humane Society, il ritratto di un grande cane bianco e nero: da quel quadro il disegno pezzato prese il nome di Landseer. Più tardi, nel 1960, la FCI riconoscerà come razza a sé il Landseer di Tipo Europeo Continentale, che è un altro cane ancora.
C’è poi una storia americana da raccontare. Nel 1803 Meriwether Lewis comprò un Terranova di nome Seaman e se lo portò dietro nella spedizione di Lewis e Clark, la traversata del continente nordamericano fino al Pacifico. Il cane compare più volte nei diari della spedizione e oggi è rappresentato in una decina di monumenti dedicati a quel viaggio.
Il Newfoundland Club del 1886 e lo standard di oggi
La razza moderna nasce ufficialmente a Londra. Nel 1886 viene fondato The Newfoundland Club, uno dei club di razza più antichi al mondo ancora in attività, che scrive il primo standard del Terranova e ne fissa i caratteri. Da lì in poi il cane dei pescatori diventa una razza con delle regole scritte.
Lo standard FCI numero 50 che vale oggi in Italia porta la data del 6 novembre 1996 e assegna al Terranova il gruppo 2, quello dei molossoidi e dei cani da montagna, sezione 2.2, senza prova di lavoro. Il paese d’origine riconosciuto resta il Canada.
I cani bagnino: il Terranova in Italia
L’ultimo capitolo della storia del Terranova lo ha scritto l’Italia. Nel 1989 Ferruccio Pilenga fonda la SICS, la Scuola Italiana Cani Salvataggio, dopo che il suo Terranova Mas aveva tirato fuori dall’acqua sua figlia. Non era un cane addestrato al salvataggio: aveva fatto quello che questa razza fa da sola.
Da quell’episodio nasce una scuola che oggi è un’organizzazione di protezione civile riconosciuta, che lavora con le Capitanerie di Porto e la Guardia Costiera e presidia decine di spiagge e laghi italiani ogni estate. È lì che sono state messe a punto le tecniche che hanno fatto il giro del mondo, compreso il lancio dall’elicottero: il cane si cala in acqua con il conduttore e raggiunge il bagnante in difficoltà, che si aggrappa e viene riportato a riva.
Non tutti i cani da salvataggio sono Terranova, e oggi lavorano anche Labrador, Golden e altre razze. Ma la potenza in acqua e la testa fredda del Terranova restano il riferimento, ed è la ragione per cui questa razza in Italia è conosciuta soprattutto così: il gigante buono che ti tira fuori dall’acqua.

